di Andrea Sartori (Insegnante) da Protagonisti Per L’Europa Cristiana
Pur essendo punibile dalla legge, la poligamia è praticata da una fetta di musulmani residenti nel nostro Paese. La poligamia, o meglio, la poliginia, è un grave affronto alla dignità della donna

Sembra più facile diventare poligami in Italia piuttosto che in un Paese musulmano. E’ questo il paradosso denunciato da un servizio presente su Repubblica del 27 novembre a cura di Maurizio Crosetti. Su oltre un milioni di musulmani residenti nel Bel Paese circa 15 mila sono poligami. In Francia e in Germania le cifre sono superiori, arrivando a toccare i 100 mila caso nella terra di Voltaire e i 60 mila in quella di Goethe: ma bisogna anche calcolare che sono comunità islamiche più vaste di quellla italiana, in particolare quella francese, che coi suoi 5 milioni, è la comunità islamica più vasta d’Europa.

POLIGAMIA O POLIGINIA?

Si parla sempre di “poligamia”. E’ vista come un affronto alla parità dei sessi. In realtà se i musulmani praticassero la poligamia attenendosi allo stretto significato del termine vi sarebbe una, seppur discutibile, parità tra i sessi. Perché poligamia (in greco “matrimonio multiplo”) prevederebbe che anche la donna può avere la possibilità di avere più mariti.

E’ invece più esatto parlare di “poliginia” (ovvero di “matrimonio con più donne”). Non è semplice pedanteria. Perché i musulmani praticano la poliginia. La donna non può avere più mariti, e questo è un segno della disparità tra uomo e donna. Esiste anche la “poliandria” (ovvero il “matrimonio con più uomini”) ma nella storia della civiltà i casi sono estremamente rari.

LA POLIGINIA IN OCCIDENTE

In occidente è ben chiaro, da secoli, addirittura dall’Antichità, che il matrimonio è fra un uomo e una donna. Tra i Greci e i Romani la donna era sicuramente in posizione di inferiorità rispetto al marito, ma non si hanno tracce di pratiche poligamiche. Non così nelle civiltà orientali, specialmente quelle di ambito semita.

Ad oggi la poligamia in Italia è punita dall’articolo 556 del Codice penale. E anche in alcuni Paesi musulmani la poliginia è oramai proibita. segnatamente nelle laiche Turchia e Tunisia e, più recentemente, anche in Marocco, con l’introduzione del nuovo Codice familiare, la “Moudawana”. In Italia i casi di poligamia segnalati sono 7 mila, ma quelli presunti arrivano addirittura a 15 mila. Maurizio Crosetti ci racconta, su Repubblica, la vicenda di Naima, marocchina, 52 anni, residente a Torino, nella casbah di Porta Palazzo.

Naima aveva regolarmente sposato in Marocco Mohammed, 54 anni, commerciante. Ma Mohammed, trasferitosi a Torino prima di Naima, aveva sposato la trentunenne Fatima nella città sabauda, con un matrimonio Orfi, che è un rito temporaneo (per l’islam il matrimonio non è un sacramento, ma un contratto).

“Nessuna di noi accetta di dividere il proprio marito con un’altra” dice Fatima. E continua: “Sono arrivata qui con nostro figlio Kalid, e ho dovuto subire la situazione. Altrimenti sarei stata ripudiata, non avrei avuto un soldo né un posto dove andare. Ma con Fatima, più bella e più giovane di me, sono liti continue. E Kalid, che ha quindici anni, ormai non parla più con nessuno, sta crescendo isolato e violento, è sempre triste e non capisce questa nostra assurda famiglia”.

Ma come è possibile che in Italia si possa diventare poligami più facilmente che in Marocco o in Turchia? Ci sono tre modi: o si sposa in patria la prima moglie e si sposa la seconda all’estero, nella propria ambasciata, senza denuciare il primo matrimonio, o ci si fa raggiungere dalla prima moglie con il ricongiungimento familiare, oppure si sposa la seconda moglie in moschea con il “matrimonio a tempo” Orfi non riconosciuto dallo Stato.

Mohammed si difende: “Io non ho commesso nessun crimine, rispetto il Corano e garantisco lo stesso trattamento e l’identico affetto ad entrambe le mogli.” E accusa gli occidentali di ipocrisia, perché spesso hanno l’amante. Ma si può obiettare che c’è una differenza: l’adulterio viene praticato sia da uomini che da donne cui almeno viene concessa la pur discutibile parità nel tradire. In islam solo il marito può avere più mogli.

LA MONOGAMIA OCCIDENTALE

Come già accennato, nella civiltà greca e romana non vi è traccia di poligamia. I mariti hanno spesso rapporti con schiave o con schiavetti, la moglie era sicuramente in una posizione di inferiorità, ma il matrimonio pare fosse monogamico, ed è questo il seme che porterà alla parità de sessi.

Già in Omero troviamo il più celebre esempio di matrimonio monogamico, quello tra Ulisse e Penelope,. Nell’Atene classica la donna era in una condizione di pesante inferiorità, purtuttavia pare non ci fossero tracce di poligamia, a parte forse un dubbio caso di bigamia riferito a Socrate. Le uniche donne ateniesi in grado di poter compiere la scalata sociale erano le “etere”, prostitute d’alto bordo, come la coltissima Aspasia, amante di Pericle. Paradossalamente nella militarista Sparta le donne avevano una condizione migliore rispetto alla civilissima Atene, e se ne ricorderà il filospartano Platone quando, nella Repubblica, parlerà per primo di pari dignità della donna in politica.

Roma è un caso ancora diverso. Il matrimonio pare fosse monogamico, sebbene sotto la ferrea sorveglianza del pater familias che aveva diritto di vita e di morte su tutti gli altri membri della famiglia. A partire dalla tarda repubblica approdando all’emancipazione. A Roma vi erano diversi tipi di matrimonio, e abbiamo anche un esempio di matrmonio indissolubile come quello cristiano, che è la confarreatio, che eleva il matrimonio a sacramento che non si può sciogliere.

ORIENTE E POLIGAMIA

La poligamia è tipicamente orientale. Si tratta perlopiù di poliginia. Gli esempi di poliandria sono rarissimi: ne troviamo alcuni presso gli eschimesi, e un esempio nell’ Iliade induista, il Mahabharata, nel matrimonio fra Draupadi e cinque fratelli Pandava. La poligamia fu praticata dagli induisti, ma ora in India, dove la legge permette la poligamia ai musulmani, essa è considerata comunque illegale dalle comunità induiste, sikh e buddhiste.

I testi buddhisti non trattano il matrimonio in maniera particolareggiata, in quanto non è considerato materia religiosa. Quindi diverse comunità buddhiste praticarono la poligamia (in Cina essa venne abolita solo negli anni ’50), ed in Sri Lanka addirittura abbiamo uno dei rari esempi di poliandria. Purtuttavia vi sono alcuni cenni nei discorsi del Buddha che parlano in maniera apertamente sfavorevole della poligamia e della poliginia in particolare: nel Parabhava Sutta è scritto che “chi non è soddisfatto di una sola donna ed è alla ricerca di un’altra donna è sul sentiero della decadenza”.

E’ il Medio Oriente la culla della poliginia. Nonostante nel Genesi sia scritto che l’uomo e la donna sono una sola carne (Gn 2; 24) la civiltà ebraica praticò la poliginia in maniera abituale fin dai grandi patriarchi e profeti biblici. L’Antico Testamento ci documenta almeno quaranta casi di poliginia: tra essi i più noti sono Abramo (il cui trattamento riservato alla moglie Agar è molto sgradevole per le orecchie moderne), Giacobbe, Davide e, soprattutto, Salomone.

Era consueta anche la pratica del ripudio, che differiva da maestro a maestro. Ovviamente il ripudio era unilaterale, come avviene oggi per l’islam, e non era un vero divorzio consensuale.

il maestro Shammai concedeva il ripudio solo per cause molto gravi, quali l’adulterio, mentre per Hillel bastava una pietanza scotta per cacciare la moglie. Sarà Gesù il maestro che combatterà la pratica del ripudio in maniera più netta. Ovviamente l’ebraismo moderno ha reso illegale la poligamia, la quale non è certo legale nella laica Israele.

La poligamia degli antichi patriarchi è stata, fino al 1890, la fonte che rese la obbligatoria  presso i Mormoni. Il romanziere Sir Arthur Conan Doyle diede una viva descrizione degli orrori della poligamia veterotestamentaria dei Mormoni nel primo dei romanzi su Sherlock Holmes A study in scarlet.

CRISTIANESIMO E ISLAM A CONFRONTO

Il cristianesimo è monogamo mentre l’islam concede la poliginia con alcune limitazioni.

Già i Vangeli alzano la voce contro le leggi rabbiniche e mosaiche, richiamandosi al Genesi . Basti pensare alle parole di Gesù contro il ripudio: “Per la durezza dei vostri cuori Mosé vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non era così” (Matteo 19,8).

San Paolo scrive: “Un vescovo deve essere irreprensibile, marito di un’unica donna” (1Timoteo 3,2) e ancora “Tuttavia, per evitare la fornicazione, che ogni uomo abbia la sua sposa, e ogni donna il suo sposo (1Corinzi 7,2).

Sant’Agostino, nel suo scritto Sul bene del matrimonio vide il contrasto tra la monogamia evangelica e la poliginia veterotestamentaria. E sembra, nel settimo capitolo, preferire decisamente i costumi romani a quelli giudaici: “Nel nostro tempo – scrive il vescovo di Ippona – e agendo secondo il costume romano, non è permesso prendere un’altra moglie, o avere più di una moglie vivente”.

Il cristianesimo quindi eredita i costumi di Roma dove, in alcuni casi, il matrimonio è elevato a dignità sacramentale. E’ l’islam ad ispirarsi più direttamente all’Antico Testamento.

La poliginia è permessa, pur con alcuni limiti. Nel Corano è scritto: “Se temete di non essere equi con gli orfani, sposate allora fra le donne che vi piacciono, due o tre o quattro, e se temete di non essere giusti con loro, una sola, o le ancelle in vostro possesso; questo sarà più atto a non farvi deviare (Sura 4, v. 3). Commenta Alssandro Bausani, il più grande traduttore del Corano in lingua italiana, e personalmente di fede baha’ i: “Il ragionamento, effettivamente, non fila, a meno che con i commentatori islamici  non si sottintenda  ‘fra le donne (degli orfani) cioé ‘fra le orfane’… il versetto è comunque importante come testo baseper la liceità della poligamia. Si noti tuttavia la notevle limitazione ‘se temete di non esser giusti con loro ‘ che ha portato alcuni commentatori modernisti ad affermare che, dato che è impossibile esser giusti con più di una donna, la poligamia è virtualmente illecita. I commentatori modernisti  sono anche costretti a notevoli acrobazie semantiche per spiegare in modoconforme alle loro idee ‘ le ancelle in vostro possesso’, letter. ‘ciò che le vostre destre posseggono’. Si tratta in realtà di schiave”.

Unica eccezione a questa limitazione alla poligamia è il Profeta Maometto, che ebbe undici mogli. Solo nel primo matrimonio, quello con Khadijia, praticò la monogamia, e solo dopo esser rimasto vedovo ebbe rapporti poligamici. Le fonti islamiche ci presentano Khadijia come una donna forte, più anziana del Profeta, una sorta di “imprenditrice” cui Maometto obbedì nelle questioni d’affari riguardanti l’impresa della moglie. Questa vicenda pone molti dubbi sulla classica tesi di molti musulmani che la condizione della donna preislamica fosse peggiore rispetto a quella della donna islamica. Raramente, dopo l’Egira, si è vista una donna così in buona posizione come la prima moglie del Profeta.

Le radici romane del cristianesimo hanno portato all’abolizione della poliginia per approdare poi alla parità dei sessi. Il carattere marcatamente orientale dell’islam, sviluppatosi in terre non toccate dall’Impero Romano, ha mantenuto comunque la poliginia.

POLIGINIA ILLEGALE IN ALCUNI STATI ISLAMICI

E’ paradaossale come la poliginia sia più praticata in occidente che in alcuni Stati musulmani.

In Germania abbiamo 60 mila casi di poliginia. La comunità islamica più forte in Germania è senza dubbio quella turca. Eppure in Turchia la poliginia è illegale da quando il laico massone Mustafà Kemal Ataturk fondò la repubblica turca quasi novant’anni fa. Ataturk levò all’islam la dicitura di religione di Stato e costruì il primo, e forse unico, vero Stato laico in ambito musulmano. E’ più facile per un turco avere più di una moglie a Berlino piuttosto che ad Istanbul

Così come per un marocchino o per un tunisino è più facile praticare la poliginia a Milano o Roma che non a Tangeri e Tunisi. In Tunisia la poliginia è fuori legge da oltre cinquant’anni, mentre in Marocco il nuovo Codice di famiglia, la “Moudawana” la limita parecchio, consentendo alle donne di chiedere che il contratto di matrimonio escluda la poliginia. In Egitto vi è stata una battaglia culturale che ha reso la poliginia una pratica desueta.

Non è più il mondo musulmano la casa della poliginia, ma il nostro Occidente. Di questo dobbiamo renderci conto

PERCHE’ LA POLIGINIA VA COMBATTUTA?

Perché la civiltà e l’umanità devono affermare la piena parità tra marito e moglie. Non si può tollerare che un uomo possa scegliere di avere più di una donna. Allora, per paradosso, bisognerebbe concedere la stessa opzione anche alle donne.

Secondo alcuni i versi coranici concedevano, a causa di quell’accenno agli orfani, la poliginia solo per proteggere le vedove di guerra rimaste senza protezione, e i loro figli. Se fosse così allora oggi questo veto decadrebbe. Vi sono  fior di teologi musulmani, come il “Gandhi musulmano” Mahmud Mohammed Taha, impiccato con l’accusa di apostasia, o l’egiziano Nasr Hamid Abu Zayd, condannato anch’esso per apostasia e fuggito dalla sua terra, che sostengono che il Corano vada contestualizzato e inquadrato storicamente.

Ma siamo soprattutto noi occidentali che non dobbiamo permettere che le libertà delle donne, conquistate così faticosamente, facciano passi indietro. Ha ragione chi sostiene che le femministe stanno facendo troppo poco per queste donne musulmane che sono costrette a subire la violenza psicologica della poliginia nel nostro Paese.

Si tratta innanzitutto di una questione di umanità. E davanti ai diritti umani non c’è tradizione o religione che tenga.