La Cei contro la sentenza del Tar
La religione è una materia come le altre”. A criticare la sentenza del Tar in  merito alla bocciatura dell’ora di religione a scuola è il vescovo Michele Pennisi, commissario della Cei.
Tratto da Il Tempo del 12 agosto 2009

È fortemente critica la reazione della Chiesa italiana alla sentenza del Tar che esclude l’insegnamento della religione dalla valutazione sul profitto scolastico degli studenti. Sulla questione interviene mons. Diego Coletti, Presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica. la scuola, l’università per il quale l’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della conoscenza della cultura italiana, e in questo senso va intesa nel sistema scolastico italiano, non come percorso confessionale individuale. Da questo punto di vista il vero limite è l’esenzione dall’ora di religione, cioè la possibilità di non avvalersene.

Ai microfoni della Radio Vaticana, mons. Coletti ha rilevato come la sentenza risulti particolarmente pretestuosa: «i crediti, il valore generale del giudizio sull’alunno, vengono dati in base alle scelte del singolo studente, il ministro Fioroni ha anche sottolineato che c’è la possibilità di avere crediti per corsi di danza caraibica. Figurarsi se il 92% delle famiglie italiane che sceglie di avvalersi della religione cattolica, se questo non debba rientrare nel computo della valutazione sull’alunno sarebbe davvero una cosa strana.

Tanto più che si tratta di scelte responsabili». Più in generale mons. Coletti ha osservato: «Non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali: ma di una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane».

«Non è colpa di nessuno – ha aggiunto l’esponente della Conferenza episcopale italiana – se la cultura di questo Paese è stata segnata da secoli e in misura massiccia dalla presenza della religione cattolico. Quindi entrare in un dialogo fecondo con la cultura italiana significa anche, non dal punto di vista confessionale ma dal punto di vista culturale, entrare in dialogo con la religione cattolica. E questo è il motivo dell’insegnamento».

Il problema può essere invece un altro: «Eventualmente ciò che fa problema è l’esenzione, cioè la possibilità di non avvalersi, che credo sia giusto per chi dovesse sentire qualche turbamento circa le proprie convinzioni religiose dover approfondire l’insegnamento della religione cattolica, ma il corso fatto in una scuola laica, in uno Stato laico, è un corso culturale non un corso che costruisce scelte religiose».