Vogliamo uscire dalla crisi economica, morale e spirituale in cui siamo caduti noi occidentali, dobbiamo sposarci, formare famiglie e soprattutto fare figli. Sono degli antidoti elementari che la Chiesa va sostenendo da decenni a questa parte. I papi, i vescovi e i preti, almeno quelli che leggono e seguono le indicazioni ufficiali della Chiesa, dicono che il matrimonio tra un uomo e una donna, la famiglia e quindi la nascita dei figli sono cosa buona e giusta.

Ricordo il recente monito di politica demografica del cardinale Angelo Bagnasco in occasione della festa della Madonna della Guardia. Oggi viviamo un tempo che richiede soprattutto, ha sottolineato Bagnasco nell’omelia, il sostegno alla famiglia. “La società deve considerare seriamente questa realtà che è la base, il suo fondamento naturale: deve innanzitutto difenderla da ogni deformazione. Ma deve anche promuoverla in tutti i modi. Trascurare la famiglia, ad esempio nelle sue esigenze economiche, ha fatto rilevare il porporato, significa sgretolare la società stessa. Per contro, mettere in atto delle politiche adeguate ai reali bisogni della famiglia perché possa avere dei figli, significa guardare lontano, assicurare un corpo sociale equilibrato”. Il mondo, infatti, “potrà continuare a guardare con fiducia al futuro finché un uomo e una donna uniranno le loro vite per sempre nel vincolo del matrimonio”.

A rischio, ha notato l’arcivescovo di Genova, c’è la stessa democrazia. “Sembra strano parlare di rapporto tra demografia e democrazia, ma bisogna tuttavia riconoscere che l’equilibrio demografico non solo è necessario alla sopravvivenza fisica di una comunità – che senza bambini non ha futuro! – ma è anche condizione per quella alleanza tra generazioni che è essenziale per una normale dialettica democratica. Anche per questo la Chiesa da molto tempo va dicendo che, in Occidente, dietro ad una bassa demografia sta una catastrofe culturale grave”.

Infatti “la scarsità di bambini – ha spiegato il cardinale – significa non solo un futuro autunnale, ma già ora crea squilibri tra le generazioni, causa una povertà educativa non solo perché noi adulti siamo sottratti al compito di educare, ma anche perché non siamo più educati noi stessi. I ragazzi e i giovani, infatti, ci costringono a metterci in discussione; ci provocano a uscire da noi che, per età e acciacchi, tendiamo a ripiegarci sui nostri bisogni immediati”.

Da anni frequento e sono stato impegnato nelle attività e le manifestazioni di Alleanza Cattolica, tra le “battaglie”che l’associazione ha sempre promosso ci sono quelle in favore della famiglia, del matrimonio e soprattutto quelle contro ogni limitazione delle nascite come l’aborto. Per questo impegno siamo stati spesso contrastati, incompresi, derisi, eravamo quelli che avevano ancora una concezione della vita troppo arretrata, tradizionale, arcaica. Tra l’altro nei nostri ambienti circolava un libretto di un economista australiano, Colin Clark, Il mito dell’esplosione demografica, edito da Ares nel 1974, ne possiedo una copia che tengo gelosamente nella mia biblioteca, il libro demolisce uno per uno tutte le tesi dei cosiddetti neomalthusiani: cioè che la crescita della popolazione porta sempre ad esaurire le risorse; il professore australiano aveva profetizzato le conseguenze di queste tesi nefaste, finì in esilio nella sua Australia e il suo libro scomparve…come milioni di bambini non nati.

Adesso che ci sono economisti che sostengono che la crisi economica del nostro Occidente sia dovuta anche alla mancanza di figli, mi sembra che qualche piccola soddisfazione ci sia concessa, almeno possiamo dire, noi l’avevamo detto da molto tempo, ma nessuno ci ascoltava. Certo è una amara soddisfazione.

Dunque il nostro Occidente sta morendo economicamente, spiritualmente e moralmente, il motivo è perché da trent’anni si è deciso di non fare figli – sostiene Ettore Gotti Tedeschi – Non aver fatto figli prima, rende difficile oggi avere la possibilità economica e il coraggio di farli. Non facendo figli noi pensavamo di stare meglio economicamente, invece abbiamo prodotto l’effetto contrario. Si sperava di diventare più ricchi senza fare figli e si è invece diventati più poveri. In pratica per far crescere il PIL bisognava ridurre le nascite. Abbiamo visto in questi anni che proprio i Paesi poveri, dove si è verificato un aumento della popolazione, come la Cina, India, Brasile, invece di diventare poveri, sono diventati più ricchi, e noi ex ricchi, diminuendo la popolazione siamo diventati più poveri.

Ora tutti possiamo constatare alcune amare conseguenze, di questo inverno demografico, anziani soli che non hanno più chi deve badare loro, bambini italiani nelle nostre scuole, magari in minoranza che devono convivere con tante difficoltà con altri bambini immigrati. A questo proposito Ida Magli su Il Giornale evidenzia i gravi problemi che pongono gli immigrati per la scuola italiana, “i tentativi di prevenirli, nonostante la buona volontà del ministro e degli insegnanti, si scontrano con una realtà molto complessa che i vari sostenitori entusiasti delle cosiddette società multietniche non vedono. La parola «integrazione», di cui fanno (…) (…) sfoggio i politici, è priva di contenuto reale. Le culture non si integrano. Ad un certo punto scatterà, e non dipende dal numero, la sopraffazione dell’una sull’altra. Dipende dalla sua forza, dalla sua vitalità, dall’entusiasmo di chi ne è portatore. Quella italiana è perdente perché sono gli immigrati che si impadroniscono del nostro territorio e questo basta a farli sentire conquistatori”. (Ida Magli, Le classi-ghetto una prigione per i nostri figli, 14.9.2010 Il Giornale).

E non è questione di tetto del 30% di alunni stranieri, anche la presenza di pochi stranieri, rende più lento e faticoso l’insegnamento, basta chiedere a qualsiasi insegnante. “Non esistono soluzioni «buone». In Spagna la scuola pubblica è ormai frequentata soltanto dagli immigrati, mentre gli spagnoli frequentano le scuole private (a pagamento). Non si tratta di non voler stare insieme agli immigrati, ma del fatto che il livello dell’insegnamento si è adeguato necessariamente al minimo. L’Italia sta seguendo la stessa strada”.(ibidem)

DOMENICO BONVEGNA

[email protected]