All’inizio dell’anno scolastico, il prof. Viglione chiede manuali non conformisti

di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 11 settembre 2009 (ZENIT.org).- Giovedì 10 settembre è ripresa la scuola per centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze. Tra i tanti problemi che affliggono l’insegnamento, ce n’è è uno che tocca la qualità e l’impostazione a volte ideologica dei testi scolastici, in particolare quelli di storia.

Per cercare di approfondire un tema a volte trascurato dai mezzi di comunicazione di massa ma urgente per genitori e insegnanti, ZENIT ha intervistato il prof. Massimo Viglione, docente di Storia Moderna e di Storia del Risorgimento all’Università Europea di Roma e ricercatore dell’Istituto di Storia dell’Europa mediterranea del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Il prof. Viglione è autore di diversi saggi e libri ed è noto in particolare per i suoi studi sul Risorgimento e sul fenomeno delle insorgenze antigiacobine in Italia.

Sono sempre di più i genitori che lamentano la bassa qualità dei libri scolastici. In particolare, soprattutto nel campo storico sembra prevalere una lettura ideologica. Il ruolo dei Pontefici e della Chiesa cattolica, per esempio, è sempre indicato come negativo o assente. Qual è il suo parere in proposito?

Viglione: Negli ultimi 20-25 anni la consapevolezza della storia nazionale ed europea degli italiani in genere è andata progressivamente modificandosi, sebbene in maniera tutt’altro che omogenea, naturalmente.

Ciò è avvenuto per varie ragioni (il ruolo dei mass media nella diffusione della conoscenza storica e politica, l’accadere di grandi e a volte sconvolgenti eventi storici – basti pensare al 1989 -, le continue trasmissioni a carattere storico), ma, soprattutto, per l’affermazione di nuove correnti storiografiche molto più disposte a raccontare la verità fattuale in quanto meno legate alle ideologie dominanti nel XX secolo.

Il cambiamento consiste non tanto in una maggiore conoscenza nozionistica (tutti sappiamo il bassissimo livello culturale e l’altissimo grado di ideologizzazione di molti docenti della scuola), quanto appunto in una maggiore consapevolezza della verità storica.

Sono sempre più numerosi quei settori di persone con cultura medio-alta ai quali riesce oggi più difficile continuare stancamente a propinare gli usuali “miti” della nostra storiografia del dopoguerra (“crocio-gramsciana”, come argutamente la definì Augusto Del Noce): il “buio Medioevo”, la “sfortuna” per l’Italia di non aver avuto il Protestantesimo, il “progresso” illuminista, la “bontà” della Rivoluzione Francese, e, soprattutto, la vulgata risorgimentale e l'”immacolatezza” della guerra partigiana.

Oggi di tutto questo e altro ancora si cominciano a conoscere sempre più i reali risvolti.

Più difficile è invece smitizzare gli assunti specificamente anticattolici (crociate, inquisizione, controriforma, brigantaggio, Pio IX e Pio XII, ecc.), e questo a causa del sempre forte movimento di laicizzazione della nostra società. Ma anche in questo campo sono più fiducioso, molto inizia ormai a cambiare (il caso Pio XII è eclatante in tal senso).

Su alcuni periodi storici come il Risorgimento, la Resistenza, il regime dei Paesi comunisti, per molti anni sono state raccontate bugie e ogni tentativo di ricercare la verità è stato ridicolizzato o demonizzato. Oggi sappiamo invece che la storia è ben diversa da come è stata raccontata. Quando i libri di storia delle elementari e delle scuole medie racconteranno la verità su queste scomode verità?

Viglione: Oggi, come detto, siamo solo nella fase iniziale di questo processo di liberazione ideologica e culturale dal “crocio-gramscismo”. Occorre ancora parecchio tempo perché si possa arrivare al punto (che dovrebbe essere scontato) che le case editrici affidino i manuali a storici onesti e sereni, non legati ai doveri ideologici di veri e presunti “intellettuali organici”. In alcuni manuali qualche miglioramento inizia a vedersi, ma più a livello liceale che elementare.

Del resto, gli editori di parte sanno bene che ciò che viene appreso nei primi anni d’infanzia ci segna molto più profondamente di quanto poi si apprende da adulti, magari quando si è mossi solo dall’ambizione del voto o della carriera. Il bambino crede a tutto ciò che gli si dice, il ragazzo molto meno. Per questo i manuali delle elementari sono senz’altro i peggiori, riassumono in pochi concetti semplici tutti i “topici” dell’ideologismo anticattolico. E inoltre in genere sono anche i meno controllati.

Lei è autore insieme al professor Roberto de Mattei e ad Enrico Nistri di un testo scolastico per le scuole medie. Può illustrarci in che cosa è diverso dagli altri?

Viglione: In “Alle radici del domani” (AGEDI-Ghisetti & Corvi, oggi rilevata dalla De Agostini) abbiamo cercato di rispettare i presupposti di onestà intellettuale e serenità di giudizio di cui si diceva prima, cercando anche di fornire al discente una chiave interpretativa della storia italiana, europea e mondiale dalla caduta dell’Impero Romano a oggi. Inoltre, abbiamo ripristinato i tradizionali criteri di ripartizione della storia (un volume al Medioevo, uno all’età moderna, uno – sebbene piuttosto grande – all’età contemporanea), proprio per evitare di ricommettere gli errori della riforma Berlinguer, che pretendeva di dare importanza soprattutto al Novecento. Come se la nostra storia, anche quella del Novecento, non fosse conseguenza dei secoli precedenti.

Per questo si è voluto descrivere con correttezza e serenità il ruolo di capitale importanza per la nostra civiltà svolto dalla Chiesa nel corso dei secoli, si sono affrontati seriamente tematiche complesse (e sistematicamente mistificate) come il feudalesimo e il Sacro Romano Impero, l’islam, la cavalleria, le crociate, l’inquisizione, il Protestantesimo, la rivoluzione scientifica, la controriforma, l’illuminismo, la Rivoluzione francese, le insorgenze (a cui è stato dato quel giusto spazio sempre finora negato), il Risorgimento, Pio IX, il cosiddetto “brigantaggio” meridionale, i totalitarismi e i loro genocidi, ecc.

Il ragazzo che si forma su questo manuale (come l’adulto che lo legge per propria cultura) riesce ad avere un quadro della storia europea e occidentale non “inquinato” dagli ideologismi ereditati dalla manualistica del secondo dopoguerra.

Che cosa consiglierebbe ai professori di storia per migliorare e allargare il campo dell’insegnamento?

Viglione: Purtroppo, molto spesso, il problema sta nell’ideologia che influenza i professori di Storia… Ricordo un episodio avvenuto una decina di anni fa, quando ancora insegnavo nelle scuole superiori: una collega, docente di Storia, venne a chiedere il mio aiuto confessandomi la sua ignoranza riguardo un argomento su cui i ragazzi le avevano chiesto informazioni: non si ricordava neanche il nome esatto dell’argomento.

Dopo alcuni tentativi, compresi che si trattava delle foibe… Allora le spiegai che cosa erano e cosa era avvenuto, ma fui interrotto a un certo punto da un altro collega, che si portò via la professoressa (che nel frattempo si era incuriosita per quanto le stavo raccontando) dicendo che non devono essere i ragazzi a stabilire cosa insegnare o meno.

Ecco, vede qual è il risultato di 50 anni di crocio-gramscismo? La rovina dei docenti: o per una diffusa poca consocenza (almeno parzialmente scusabile), o, molto peggio, per fanatismo ideologico.

Cosa consigliare ai professori? Beh, io posso consigliare solo a coloro che sono più liberi dai condizionamenti dell’ideologia, e il consiglio può essere solo uno: quello di continuare a formarsi leggendo libri e studi che non appartengano alle correnti ideologiche dominanti, ma che al contrario ristabiliscano la verità storica senza remore di alcun genere, specie sugli argomenti più delicati o “intoccabili” (es: il Risorgimento).

Oggi ormai esistono tanti buoni studi, su ogni argomento delicato. Si aprano alla verità senza remore, anche a costo di dover ammettere a se stessi la propria ignoranza o, magari, anche la propria precedente dinsiformazione. Perché sbagliare è umano… non perseverare… E’ giunto il momento di prendersi la responsabilità di dire la verità ai nostri ragazzi, e a se stessi.

Che cosa possono fare i genitori per sollecitare le case editrici e il Ministero della Pubblica Istruzione a migliorare i libri di testo? Come possono collaborare con gli insegnanti nella scelta dei libri di testo?

Viglione: Ciò che ho detto per i docenti vale in gran parte anche per i genitori. Quei genitori che sono ormai consapevoli della mitologia storiografica dominante dovrebbero chiedere con insistenza ai presidi e ai docenti di adottare manuali non conformisti.

Più la richiesta di opere obiettive e serie sarà alta, maggiore diventerà l’offerta. E anche migliore nella qualità. È vero che molte case editrici sono mosse dall’ideologia, ma è anzitutto vero che per sopravvivere devono vendere. E il mercato, si sa, segue la richiesta… Quando capiranno che una buona parte della società italiana non è più disposta a bersi – che so, tanto per fare degli esempi – che il Medioevo era incivile, o che i rivoluzionari francesi erano eroi della libertà e fraternità, o che Pio IX era un cattivo che odiava l’Italia, o magari Pio XII un seminazista… allora vedremo che anche i libri di testo inizieranno a cambiare. In fondo, dipende molto da noi.