di Fabio Spina*
Tratto da La Bussola Quotidiana il 25 gennaio 2011

«Il Signore disse a Mosè: ‘Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore vostro Dio’.

Ora alla sera le quaglie salirono e coprirono l’accampamento; al mattino vi era uno strato di rugiada intorno all’accampamento. Poi lo strato di rugiada svanì ed ecco sulla superficie del deserto vi era una cosa minuta e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: ‘Man hu: che cos’è?’, perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: ‘E’ il pane che il Signore vi ha dato in cibo. Ecco che cosa comanda il Signore: Raccoglietene quanto ciascuno può mangiarne, un omer a testa, secondo il numero delle persone con voi. Ne prenderete ciascuno per quelli della propria tenda’»(Esodo cap. 16).

Leggendo il testo sopra o il Salmo 105, la reazione al pensiero di una “strana” precipitazione dal cielo credo sia meno angosciante di quanto avvenuto leggendo, ad inizio gennaio sui quotidiani, la notizia della “pioggia di uccelli”. Pur se storicamente dal cielo ogni tanto sono caduti gli oggetti e gli animali più inaspettati; pur se nella lingua inglese quando piove forte si usa dire: ”it is raining cats and dogs” (piovono cani e gatti), ogni volta che tali precipitazioni si verificano creano angosce che portano a leggere in essi immediatamente funesti presagi o a cercare immediatamente dei colpevoli (anche Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale descrive fenomeni simili). Purtroppo, solo dopo pochi giorni, anziché condurre un’indagine scientifica seria che dimostri almeno una delle mille cause ipotizzate, tutto cade nel dimenticatoio – come già successo ad esempio pochi anni fa con la caduta delle “palle di ghiaccio” in Italia e Spagna.

Tutto è cominciato ad inizio gennaio con pioggia di numerosi uccelli morti in Arkansas (tremila merli rossi la notte di Capodanno), Louisiana (500 uccelli tra merli rossi e storni) e Svezia (decine di corvi morti vicino alla cittadina di Falkoeping). In Arkansas si è ritenuto nei primi giorni che i merli rossi fossero morti per shock acustico, a causa dello stordimento dovuto ai fuochi d’artificio, in Louisiana qualcuno ha ipotizzato la morte per freddo o denutrizione. Successivamente, visto il “propagarsi” dei fenomeni in varie parti del mondo questi sono stati associati ad altri fenomeni “non ordinari” che stavano accadendo, dando la stura alle cause più fantasiose senza un minimo di supporto di dati: spostamento del polo magnetico, intensi raggi elettromagnetici a scopi militari, cambiamenti climatici, gas tossici naturali o industriali, distruzione degli habitat, etc.

Talvolta l’ipotesi “scientifica” era seguita dall’avviso che “gli animali ci stanno lanciando un grido d’allarme che non può rimanere inascoltato, se davvero abbiamo a cuore la nostra sopravvivenza e quella dell’intero pianeta”. Il fenomeno negli stessi giorni è avvenuto anche in Italia: a Faenza sono state raccolte 400 tortore morte (secondo le testimonianze di alcuni cittadini che vivono nell’area tale evento era già accaduto in anni passati), un fenomeno analogo a quanto successe a Roma Termini il 21 febbraio 2005 quando 200 storni morirono misteriosamente.

Dopo i risultati delle prime analisi effettuate sulle tortore, l’ipotesi più accreditata è divenuta: uno squilibrio digestivo per eccesso di cibo legate ad un momento sfavorevole delle condizione atmosferiche. Anche per gli storni di Roma alcuni testimoni dicono che sembravano congelati. Se cerchiamo di analizzare le condizioni meteorologiche scopriamo che in quei giorni nel nord Italia era presente una forte inversione termica (termine che descrive il fatto “non ordinario” di avere temperature più fredde sotto e più calde sopra), anomalia che diviene visibile ove si verifica la pioggia dando luogo al raro e pericoloso fenomeno del gelicidio (in alto la precipitazione è allo stato liquido e scendendo si congela in prossimità del suolo).

Quello che si può dire dalle attuali informazioni disponibili è che probabilmente gli uccelli dopo un lauto pasto cercavano un posto caldo: nella “normalità” ciò avviene avvicinandosi al suolo, in quei giorni invece – proprio per il fenomeno che abbiamo appena descritto – sono andati inconmtro a zone sempre più fredde.

La “pioggia di uccelli” è un fenomeno raro ma non unico, andrebbe analizzato caso per caso sulla base di dati e misure. Forse questo aiuterebbe le persone a comprendere la complessità ed imprevedibilità della natura. Invece si continua a fargli credere che la natura è statica e può essere descritta “perfettamente” dal valor medio, che quando ci sono delle modificazioni ciò avviene sempre e solo per opera dell’uomo.