Massimo Introvigne
Se i gruppi e le marce pro-life negli Stati Uniti fanno tremare Obama, anche in Italia da diversi anni i movimenti per la vita e per la famiglia hanno deciso di dire la loro in politica. Il Family Day del 2007 fu l’inizio della fine per il governo Prodi. Non è un mistero per nessuno che il Movimento per la Vita italiano è da molti anni vicino all’UDC. Il suo presidente, Carlo Casini – omonimo ma non parente di Pier Ferdinando -, è un parlamentare europeo eletto nelle file dell’UDC. Ora però il giocattolo si è rotto, a causa della strana alleanza in Piemonte fra l’UDC e Mercedes Bresso, la presidente della Regione che – fin dagli inizi della sua carriera politica a fianco di Emma Bonino – ha fatto del laicismo e della promozione di posizioni antitetiche a quelle cattoliche su vita e famiglia l’asse e il centro della sua militanza. In Piemonte i movimenti per la vita cattolici sono particolarmente forti, e non nuovi a iniziative di risonanza nazionale. Federvita Piemonte, la federazione dei Movimenti per la Vita e dei Centri di Aiuto alla Vita, comprende settanta associazioni diffuse su tutto il territorio piemontese, oltre a gestire case di accoglienza e asili nido: una fetta importante di un volontariato il cui peso si farà sentire alle elezioni. All’indomani dell’annuncio ufficiale dell’alleanza fra Bresso e UDC la Federvita piemontese, con un gesto senza precedenti, ha pubblicato un durissimo comunicato che di fatto liquida i rapporti con il partito di Pier Ferdinando Casini e che non potrà non avere ripercussioni nazionali. Il documento di Federvita Piemonte afferma che “per tutto l’arco del mandato che va a concludersi, la presidente Bresso, con la sua giunta, ha connotato la sua azione con una costante e pervicace politica di opposizione alla vita e alla famiglia, violando le più elementari regole di rispetto, di aiuto e di tutela che stanno alla base della civile convivenza”. Parole che pesano come macigni, e che i settanta movimenti per la vita piemontesi illustrano con un puntiglioso elenco delle malefatte della presidente neo-alleata dell’UDC.

Si comincia dalla “dichiarata e pronta disponibilità della presidente Bresso, nel corso della vicenda Englaro ad offrire un ospedale piemontese in cui poter far morire per fame e per sete una giovane donna disabile”. Si continua con “la sperimentazione, caldeggiata e difesa ad oltranza, della RU 486, che per la prima volta in Italia è stata promossa e usata nell’ospedale Sant’Anna di Torino”, accompagnata da un protocollo di applicazione della legge 194 sull’aborto che “sancisce un’aprioristica chiusura verso la partecipazione del volontariato pro-vita alla prevenzione all’aborto, promuove la diffusione della contraccezione di emergenza (aborto precoce) anche fra le minorenni, prevede l’estrema facilitazione del percorso abortivo in tutti i casi”.
Non è finita: perché oltre che contro la vita la Bresso e la sua amministrazione, incalza Federvita, sono anche contro la famiglia. I movimenti pro-life denunciano “i reiterati tentativi di cancellare quanto la precedente Amministrazione [di centro-destra], relativamente alle politiche per il diritto allo studio, aveva posto in atto per rendere effettiva la libertà di educazione”, a favore in particolare delle scuole cattoliche, e i tentativi di riconoscimento pubblico delle forme di convivenza omosessuali.
Per chi non avesse capito Federvita lo scrive nel suo comunicato perfino in grassetto: è “fortemente auspicabile un’alternativa alla rielezione di Mercedes Bresso alla guida della Regione Piemonte”. Un no ad altissima voce, dunque, alla scelta dell’UDC di sostenere la Bresso e la sua politica contro la vita e la famiglia che “viola le regole più elementari della convivenza civile”. E un appello al centro-destra perché s’impegni esplicitamente per i valori della vita e della famiglia, subito raccolto dal candidato leghista Roberto Cota il quale ricorda come – da capogruppo della Lega alla Camera – si è sempre trovato a fianco dei movimenti per la vita su tutte le battaglie che contano.
Gli ambienti pro life liquidano come irrilevanti i riferimenti dell’UDC a esponenti di centro-destra come Tondo in Friuli che sul fine vita hanno manifestato posizioni inaccettabili per i cattolici. La Bresso, si fa osservare, ben più di un Tondo è una bandiera nazionale dell’attacco alla vita e alla famiglia, e comunque adesso è di lei che si discute. Respinte al mittente anche le osservazioni dell’UDC piemontese secondo cui sarebbero “non negoziabili” per i cattolici anche i principi in materia di accoglienza agli immigrati che sarebbero violati dal centro-destra e dalla Lega. “Qualcuno – osservano sorridendo alla direzione di Federvita – deve aver letto male il Papa, per cui quella di principi non negoziabili è una nozione molto tecnica riferita a vita, famiglia e libertà di educazione”. E comunque il programma del centro-destra in materia d’immigrazione non piacerà forse a qualche monsignore ma è conforme al Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale afferma che in vista del bene comune il diritto all’immigrazione può essere limitato.

Di seguito il documento di Federvita:

Elezioni regionali 2010
Comunicato Stampa di Federvita Piemonte

In vista delle elezioni che rinnoveranno il Consiglio regionale il 28/29 marzo, Federvita Piemonte, federazione regionale comprendente 70 tra Movimenti per la Vita (MpV) e Centri di Aiuto alla Vita (CAV), nonché alcune case di accoglienza per ragazze madri e alcuni micro asili nido, ritiene opportuno esprimere alcune considerazioni, alla luce della tutela del diritto alla vita e della sua accoglienza che anima l’impegno ormai trentennale dei suoi numerosi volontari.

Per tutto l’arco del mandato che va a concludersi, la presidente Bresso, con la sua giunta, ha connotato la sua azione con una costante e pervicace politica di opposizione alla vita e alla famiglia, violando le più elementari regole di rispetto, di aiuto e di tutela che stanno alla base della civile convivenza.

Basti qui ricordare:

– La dichiarata e pronta disponibilità della presidente Bresso, nel corso della vicenda Englaro che ha segnato con una tragica caduta l’ethos e la coscienza civile del nostro Paese, ad offrire un ospedale piemontese in cui poter far morire per fame e per sete una giovane donna disabile.

– La sperimentazione, caldeggiata e difesa ad oltranza, della RU 486, che per la prima volta in Italia è stata promossa e usata nell’ospedale Sant’Anna di Torino, in alternativa all’aborto chirurgico, in una spirale di banalizzazione dell’aborto volontario e contro i pur deboli presidi posti alla vita nascente dalla legge 194/78.

– Il protocollo di applicazione della legge 194/78 il quale, partendo da posizioni ideologiche secondo le quali l’aborto è “necessità assistenziale che deve essere garantita”, non contiene traccia di quella “preferenza per la vita” né di quella prevenzione che, enunciata solennemente nell’art. 1 della legge, è poi ribadita agli artt.2 e 5.
Lo stesso protocollo sancisce un’aprioristica chiusura verso la partecipazione del volontariato pro-vita alla prevenzione all’aborto, promuove la diffusione della contraccezione di emergenza (aborto precoce) anche fra le minorenni, prevede l’estrema facilitazione del percorso abortivo in tutti i casi.

– i reiterati tentativi di cancellare quanto la precedente Amministrazione, relativamente alle politiche per il diritto allo studio, aveva posto in atto per rendere effettiva la libertà di educazione, che si esplica anche nella scelta della scuola, sancita dall’art. 30 della Costituzione.

Per tutti questi motivi Federvita Piemonte ritiene fortemente auspicabile un’alternativa alla rielezione di Mercedes Bresso alla guida della Regione Piemonte.

Federvita Piemonte, forte dell’impegno profuso da numerosi volontari che operano sul territorio della Regione a sostegno delle maternità difficili e per la diffusione nella scuola, tra i giovani, nella pubblica opinione, della cultura della vita, sottopone, a coloro che saranno eletti alla guida della Regione Piemonte, alcune richieste ritenute prioritarie nell’ambito della tutela del diritto alla vita e della famiglia.

1) Un’autentica prevenzione dell’aborto volontario, in attuazione al già citato art.1 della L.194/78, che preveda percorsi, per le madri in difficoltà , di condivisione, di sostegno, di congruo aiuto economico, nella ferma convinzione che la donna che sceglie di abortire non esercita un suo diritto all’autodeterminazione, ma cede a pesanti condizionamenti sociali e economici che spetta alle Istituzioni rimuovere. Tale prevenzione postula innanzi tutto la riconversione dei Consultori familiari, ai sensi della legge 405/75 che li ha istituiti come il luogo di sostegno della famiglia, in tutte le sue problematiche e non come il presidio esclusivamente sanitario che eroga la certificazione per l’aborto, cui li ha ridotti l’attuale deriva. Postula inoltre l’apertura alla collaborazione con il volontariato pro-vita nel momento di dissuasione dall’ipotesi abortiva.

2) Una politica a favore della famiglia, in quanto tale, riconosciuta come soggetto titolare di diritti, come cellula fondamentale della società, luogo di trasmissione della vita, della cultura, dell’educazione, della solidarietà intergenerazionale, e spesso ammortizzatore sociale, in alternativa alle politiche solo assistenziali, caratterizzate perlopiù dal segno dell’emergenza e della frammentarietà, che hanno finora connotato le iniziative rivolte alla famiglia.

In particolare, a tutela della famiglia si chiede:

– un deciso rifiuto all’omologazione della famiglia fondata sul matrimonio,  a norma dell’art.29 della Costituzione, ad ogni altra forma di convivenza anche omosessuale.
– una politica di sostegno alle giovani coppie che vogliano contrarre matrimonio, o a famiglie giovani.
– una politica dei servizi che tenga conto dei carichi familiari e del numero di figli
– una politica che renda effettiva la libertà di educazione mediante erogazione di bonus o rimborsi che consentano alle famiglie la scelta della scuola libera.

Fonte: facebook