da Il Sussidiario.net

Ci sono libri che si parlano tra loro, ci sono libri che ossequiano e ci sono libri che lasciano il cervello vuoto come se non li avessimo mai letti. Massimo Piattelli Palmarini e Jerry Fodor, due studiosi di spicco delle scienze cognitive ben noti al pubblico internazionale, hanno scritto un libro che ha smosso tutti quanti; almeno tutti quanti quelli che non si arrendono a considerare la scienza come il corridoio di un museo ma come un luogo dove occorre sempre provare a vedere se non valga la pena di riflettere su quello che si crede di sapere già. Ilsussidiario.net ha raggiunto Massimo Piattelli Palmarini che ha risposto a quattro domande tra le tantissime possibili, suscitate dal suo nuovo interessantissimo libro. Si tratta di What Darwin got wrong, Profile books, London, 2010 (trad. it. Gli errori di Darwin, Feltrinelli, Milano 2010).

Qual è sinteticamente la tesi esposta nel vostro recente saggio e cosa ne ha determinato la nascita?

Nella prima parte (circa 80 pagine, circa 200 lavori tecnici di biologia, genetica, biochimica, Evo-Devo consultati) mostriamo che la selezione naturale è oggi molto marginale nello spiegare i tratti biologici e i meccanismi dell’evoluzione. Abbiamo anche raccolto citazioni letterali di un certo numero di insigni e qualificatissimi biologi che dichiarano morto il neo-darwinismo. Sono ancora una minoranza, numericamente, ma è importante segnalarlo.

E per quanto riguarda il comportamentismo?

Lo affrontiamo nella seconda parte, tracciando uno stretto parallelo tra il comportamentismo e la teoria della selezione naturale. Del resto il comportamentismo (specie nel caso di Burrhus Frederick Skinner, il massimo rappresentante) è esplicitamente e direttamente ispirato alla selezione naturale. C’è oggi largo consenso che il comportamentismo è morto e non resuscitabile. Noi mostriamo che, per le stesse ragioni, lo stesso si può dire della teoria della selezione naturale.

Proprio per quanto riguarda la teoria della selezione naturale, voi mostrate che essa si dibatte in una contraddizione di fondo. Perché?

Perché tale teoria si dichiara obiettiva e meccanicistica (estensionale nella dizione filosofica), ma pretende di individuare quali tratti hanno valore adattativo e perché. Quali sono stati non solo selezionati, ma selezionati-per questo o quel vantaggio. Ma questa è un’operazione esplicativa di tipo intenzionale, che uno scienziato può fare, ma la natura no. La natura non ha una “mente” e può solo selezionare insieme, indissolubilmente, tratti che aumentano la fitness e tratti che li accompagnano senza aver alcun ruolo adattativo (gli spandrels famosi, i free-riders). Ogni spiegazione adattamentista sbatte il naso su questo problema per lei irresolubile e onnipresente. Questo è un difetto radicale.

Esistono dei dati scientifici nuovi che motivano la vostra presa di posizione?

Certo, molti processi di vincoli interni, di regolazioni interne multiple, di modularità genetica e di sviluppo, di trasferimento orizzontale di geni in passato e molti altri meccanismi, compresi fattori fisici, chimici, e di auto-organizzazione. Sono tutti processi che non hanno niente a che fare con la selezione naturale. Li riassumiamo nella prima parte del libro, con una aggiunta importante e molto recente per l’aggiornamento all’edizione italiana. Alcuni sono nuovi o nuovissimi (2008-2010), altri meno, ma non sono mai citati nella letteratura neo-darwinista classica (anche molto recente).

Per quale motivo la vostra tesi, che pure è neutrale rispetto alla diatriba tra creazionisti e evoluzionisti, ha suscitato tante polemiche?

No, non siamo neutrali. Critichiamo anche loro. Ma i creazionisti e quelli dell’intelligent design, non avendo letto il libro, sostengono che loro sono immuni dalle nostre critiche, il che è falso. Comunque usano l’argomento che perfino due atei dichiarati sono anti-darwiniani. Ovviamente i neodarwiniani hanno reagito molto duramente, vedendo attaccata la loro “bandiera”.

Come mai avete scelto di non trattare in modo specifico dell’emergere del linguaggio nella specie umana come elemento irriducibile alla pressione selettiva?

C’è solo una nota a piè di pagina. Come sa io ho trattato questo tema molte volte, ed è stata una delle motivazioni per scrivere questo libro, ma qui volevamo andare alla radice, non confutando in particolare questa o quella tesi adattazionista in scienze cognitive, linguistica, semantica e filosofia della mente. Inoltre, Jerry ed io abbiamo idee diverse sulla linguistica e non ci siamo addentrati in queste nostre differenze. Ambedue critichiamo le spiegazioni adattamentiste dell’origine del linguaggio, ma negli specifici abbiamo idee diverse.

(Andrea Moro)