Donne schiave e bebè abbandonati
di Aldo Trento
Tratto da Tempi del 21 settembre 2010

“Tutta la vita grida la verità”. Vale a dire, grida Cristo. Come vorrei che tutti gli uomini potessero sperimentare la dolcezza del vivere con Cristo, stare davanti a Lui, la bellezza della Sua familiarità. Che senso avrebbe tutto se uno alzandosi la mattina non potesse dire, aprendo gli occhi: “Tu, o Cristo mio”? Quanto dolore mi provoca vedere tanti amici, di questi tempi, entusiasmarsi più per una vacanza al mare o in montagna, o per come una squadra di calcio ha giocato i Mondiali, che per Cristo. Come sarebbe diversa, più bella, più umana, più divertente anche una partita di calcio o una vacanza se il nostro cuore vibrasse per Cristo come le corde di un violino. Sento l’esigenza di gridare il mio amore a Gesù, perché vivendo intimamente la realtà percepisco che le circostanze quotidiane gridano tutte ogni giorno di più la verità: tutti abbiamo fame di Cristo. Nel corso di questa settimana ho dovuto fare i conti con alcuni fatti che mi hanno riempito di dolore, così come hanno risvegliato in me ancora una volta l’urgenza di Cristo.

Giorni fa mi sono trovato a cena con alcuni ufficiali giudiziari di donne e bambini senza tetto. Fra tante cose orribili che hanno raccontato, mi hanno detto che quando la notte fanno incursione nei postriboli, vedono bambine di otto o nove anni che si prostituiscono. Una storia in particolare mi ha lasciato addolorato. Si tratta di un fatto che documenta come in Paraguay la donna sia ancora un oggetto, uno strumento che “serve”… e niente di più. «Padre, alcuni mesi fa è venuta una donna indigena in procura che voleva dare la sua ultima figlia, appena nata, in adozione. Le ho domandato il motivo e lei mi ha raccontato la sua storia di schiava. Conviveva con un uomo da cui ha avuto cinque figli, lavora come donna delle pulizie. Le donne delle pulizie delle fattorie del Chaco (una vasta zona simile alla savana africana, chiamata “l’inferno verde”, ndr) sono chiamate “machû”. Significa la donna che serve a tutto, e della quale tutti possono disporre. Questa signora quindi non solo si occupa di tutti i lavori domestici, ma “serve” anche a livello sessuale e deve essere disponibile a soddisfare gli istinti bestiali non soltanto del padrone di casa, ma anche dei suoi amici. Nessuna di queste donne riesce di solito ad ammetterlo, perché sono ridotte a robot, totalmente distrutte nella loro personalità. Perché vuole abbandonare sua figlia?, le ho chiesto. “Dottoressa, non voglio che la mia ultima figlia, frutto di una violenza sessuale da parte di un amico del padrone, rimanga con me e una volta raggiunta la maggiore età debba subire quello che io sto subendo. Non voglio che mia figlia sia ridotta a oggetto come me, che per paura non riesco nemmeno a parlare di ciò che vivo né tantomeno a denunciare la situazione. Voglio bene a mia figlia e proprio perché la amo la dò in adozione, perché desidero per lei una vita migliore, un futuro diverso e non disumano come il mio e quello della maggior parte delle indigene del Chaco”. Padre, mentre lei mi raccontava della sua vita mi sentivo impotente, guardando quegli occhi di madre costretta a prostituirsi, che mi supplicava di salvare sua figlia».

La neonata nella borsa di plastica
Una neonata è stata trovata abbandonata in un prato, dentro una borsa di plastica. Faceva freddo e c’era una pioggia abbondante. Uno dei tanti neonati che in questo paese vengono abbandonati o uccisi alla nascita. Normalmente sono figli di ragazze adolescenti o violentate. Grande è stata la sorpresa degli addetti alla raccolta dei rifiuti quando si sono avvicinati per prendere la borsa. C’era a fianco un cane che proteggeva la neonata col suo corpo, scaldandola con il suo fiato e leccando dolcemente il suo corpo nudo. La bambina era viva. Gli uomini che l’hanno trovata sono rimasti, come tutto il paese, commossi dal fatto che persino gli animali sono più sensibili e “umani” di noi “creature divine”. Lo stesso giorno, in un cassonetto è stata trovata un’altra bebé, morta. Anche lei era appena nata.

Le strade di Asunción, in questi mesi di freddo (il freddo che viene dal Polo arriva fino al Tropico, portando con sé molte malattie), sono piene di bambini indigeni e senzatetto. È triste vedere il panorama di tutti questi bambini, infreddoliti come gattini, esposti alla pioggia e a ogni tipo di pericolo. Molti di loro sono già drogati, altri si prostituiscono, tutti sniffano la colla dei calzolai per calmare la fame, e chiedono l’elemosina. Intanto i giornali scrivono che l’importazione dei veicoli nuovi ha subìto una crescita del 36 per cento rispetto allo scorso anno. La nostra fondazione è un punto di riferimento per tutti. Tuttavia non riusciamo a dare una risposta adeguata a tutti questi drammi, e mai ci riusciremo. Per questo motivo si fa ogni volta più evidente la certezza che esiste una sola risposta a tutti questi mali. E quella risposta non la danno né la daranno i candidati nelle elezioni amministrative di fine anno, che riempiono i muri di Asunción con le solite promesse di cambiare il volto del paese. Chi può salvare l’uomo, chi può cambiare l’uomo e dare un volto nuovo a questa società che tira un calcio ai suoi figli e vende le sue donne, che tante volte sembrano totalmente anestetizzate e incapaci di qualsiasi iniziativa umana? L’urgenza dell’annuncio cristiano non permette di perdere altro tempo, di dormire, perché se l’uomo non incontra Cristo saranno i cani a proteggere la vita umana e l’uomo diventerà come pietra. Ci vuole l’avvenimento di persone innamorate di Cristo, che vibrano di passione per Cristo, i cui occhi brillano di entusiasmo per la convivenza con Lui.

La politica occasione privilegiata
Qualche settimana fa io e un gruppo di amici siamo andati a fare visita a Marcos e Cleuza Zerbini. Il Brasile si sta preparando alle elezioni presidenziali, dei deputati e dei senatori nazionali e dei governatori. Marcos è uno dei candidati deputati per San Paolo e Cleuza è la testa della sua campagna elettorale. Siamo stati con loro alcuni giorni, condividendo ciò che di più caro abbiamo nel cristianesimo: Cristo stesso e tutto ciò che da Lui deriva, perché in Lui è la pienezza della divinità, come diceva lo starets nel Racconto dell’Anticristo di Solov’ëv. L’unica preoccupazione di questi amici, che vivono la politica come forma di carità, come strumento per testimoniare l’amore gratuito nei confronti dei poveri, è di approfittare di quest’occasione affinché Cristo sia conosciuto. «Siamo in politica per annunciare Gesù, perché se l’uomo non incontra Cristo non saprà mai che è la liberazione dalle sue miserie». Per questo motivo per tre giorni abbiamo camminato con più di duecento persone, durante la campagna di questi amici, fino al santuario di Nuestra Señora de Aparecida, perché la campagna politica implica che tutto si trasformi in un’occasione privilegiata per annunciare Cristo.

L’annuncio come unico programma

È stato impressionante vedere Marcos camminare a piedi, sotto la pioggia, coi piedi nel fango, e Cleuza che con le amiche preparava 600 piatti al giorno perché i pellegrini non si perdessero d’animo durante il cammino. Un’amicizia che abbraccia tutto il continente che vuole accompagnare Marcos in una grande campagna di evangelizzazione. Perché solo in questo modo la machû paraguayana conoscerà la sua dignità, ritroverà la sua libertà e i bambini avranno un futuro migliore. Per Marcos e Cleuza il punto è chiarissimo: o la politica stessa è un luogo privilegiato per annunciare concretamente che Cristo è resuscitato, o altrimenti diventa nemica dell’uomo. È commovente vedere come questi amici, e noi con loro, giorno dopo giorno sperimentiamo che l’inizio di un mondo nuovo, di una politica nuova, sta in una amicizia operativa in cui risplende Cristo risorto.

Noi viviamo per Cristo e per chi ci ha permesso di incontrare Cristo. Perché solamente grazie a questo incontro la nostra vita cambia, e se cambia la nostra vita questo incontro cambia anche la vita del mondo, del Brasile, del Paraguay. Per questo motivo le elezioni sono un’occasione privilegiata per dire a tutti: «Perfino i capelli della nostra testa sono tutti contati dal Padre. Da qui la nostra allegria, la nostra forza, il nostro entusiasmo», come si vede chiaramente nei loro volti. Basta pensare che, terminato il pellegrinaggio, alle sei di mattina, Marcos e Cleuza, anche se erano morti di stanchezza, hanno preso la loro macchina per andare a una città distante 600 chilometri, dove in serata avevano un comizio. Vale a dire 2 mila persone alle quali gridare, come fa di solito Cleuza: Cristo è risorto.