di Domenico Bonvegna

Qualche settimana fa il quotidiano Il Foglio e poi il giornale online Labussolaquotidiana hanno aperto un dibattito sul tema dei rapporti del Pdl con i cattolici e i principi non negoziabili. Ha iniziato Il Foglio del 30 giugno con un editoriale di Francesco Agnoli, il quale sostiene che il Pdl nel 2008 aveva promesso la difesa dei principi non negoziabili (vita-famiglia-libertà di educazione) e poi li ha sistematicamente snobbati. Agnoli elenca alcuni fatti che dimostrano la sua tesi: ha rinunciato alle battaglie ideali sulla Ru 486, la legalizzazione della pillola EllaOne, l’appoggio al Gaypride, gli appoggi di Mara Carfagna al movimento Gay, il rifiuto di creare un ministero della famiglia dopo il Family Day, gli ostacoli posti a Roberto Formigoni all’indomani delle elezioni e così via. Tutto questo secondo Agnoli, ha privato e priva, il centrodestra di una vera e propria cultura di appartenenza, che non può che essere la legge naturale, la dottrina della Chiesa. Così “ il centro destra non esiste, o è solamente un pensiero riguardo all’economia, al mercato, e nulla più; altrimenti si mette a ruota della sinistra, inarrestabile produttrice di ideologie e di utopie in prossima scadenza, e cerca di vivacchiare alla Gianfranco Fini: tentando di sdoganarsi ogni giorno di fronte ai poteri forti, sino a sposare le stesse posizioni della sinistra. Guadagnando così grandi spazi sui giornali ma perdendo i voti della gente”. (Francesco Agnoli, Non dimentichiamo le colpe del Pdl, un popolo c’è ancora, 4.7.2011 labussolaquotidiana.it).

 A questa analisi risponde Stefano Fontana, che concorda con le tesi di Agnoli,

tranne una, “egli presuppone che i cattolici siano interessati ai principi non negoziabili e che tre anni fa abbiano votato PdL per difendere i principi non negoziabili. Se lo scordi. Le cose non stanno così. Giusto puntare l’osservazione sul PdL, ma non possiamo non fissare lo sguardo anche sul mondo cattolico”. (Stefano Fontana, Sono i cattolici a non credere nei principi non negoziabili, 4.7.2011, Labussolaquotidiana.it).

Effettivamente non si può non riconoscere che l’insistente richiamo di Benedetto XVI ai principi non negoziabili non è (ancora) filtrato alla base del mondo cattolico, e soprattutto non è ancora filtrato nella testa dei vescovi.”Non se ne è pienamente compreso – scrive Fontana – il significato strategico in ordine all’orientamento dei cattolici in politica, lo si intende ancora come un doveroso richiamo ma di uguale valore ad altri richiami su altri temi, come l’ambiente o l’energia. Si è ancora molto lontani dal comprendere che da quei “principi” dipende il legame pubblico del cristianesimo con il mondo, la difesa del creato e della legge naturale. La controffensiva contro l’esclusione del cristianesimo dal mondo passa per di lì”. Basta dare uno sguardo a cosa scrivono i settimanali diocesani, cosa si insegna negli Istituti teologici, nei Seminari, quale formazione viene data in associazioni importanti come l’Azione cattolica, per vedere come siamo lontani da questo orientamento. Certo ci sono i movimenti, ma non tutti hanno compreso qual’è la posta in gioco.

Secondo Fontana, tra i motivi che impediscono al mondo cattolico di accogliere la prospettiva del Papa sui principi non negoziabili, c’è quello che si pensa che le questioni naturali non abbiano bisogno del cristianesimo, e fa l’esempio del matrimonio: “scomparso il matrimonio religioso scompare anche il matrimonio civile. Se le cose potessero reggere sul piano naturale anche senza il soprannaturale, ad una diminuzione dei matrimoni religiosi dovrebbe corrispondere un aumento di quelli civili ed invece diminuiscono anche quelli. Senza il riferimento religioso il matrimonio, e con esso la legge naturale del coniugio, sparisce in quanto tale”.

 Certo Agnoli ha ragione quando sostiene che c’era un’ampia fascia del mondo cattolico, forse c’è ancora, come quella dei movimenti, che aveva compreso l’importanza dei valori che la Chiesa e il Papa predicava. Era una realtà che aveva dato forti segnali di vitalità,“che si sarebbe potuto espandere se solo si fosse voluto curarla, annaffiarla, sostenerla”. E qui Agnoli fa riferimento a quel mondo cattolico impegnato per il referendum del 2005 sulla legge 40, vale la pena soffermarsi sul suo brillante racconto, anche a costo di occupare troppo spazio: “Avevamo contro i giornali, le Tv, tutti i partiti di centro sinistra, alcuni esponenti importanti del centro destra, da Fini a Bocchino sino al ministro Prestigiacomo…Eppure possiamo ben dire che nelle città e nei paesi il monopolio degli incontri pubblici era nelle mani del fronte pro life. Ricordo ancora, per fare un solo esempio, il teatro di Sassuolo colmo, con 1000 persone, e il proprietario che ci diceva di non averlo mai visto così pieno da tanti anni… Quanta gente ho incontrato in quei giorni, carica, fiera, orgogliosa di difendere certi valori…Quanti giovani che parlavano di rispetto della vita, di famiglia, di amore coniugale, con convinzione! E quanti libri, opuscoli, volantini, sono spuntati improvvisamente da mille tipografie, da mille gruppi e gruppuscoli sorti come funghi, quasi dal nulla. Non per caso si vinse quel referendum, Davide contro Golia, ed alla grande!”

“Poi – continua Agnoli – c’è stato il Family Day del 2007: più di un milione di persone sono scese in piazza, contro i Dico del governo Prodi. Un milione di cattolici contro le scelte di un premier “cattolico”, almeno di nome. Una cosa mai vista! E quei manifestanti, ingiuriati sui grandi giornali come “familisti”, “fanatici”, “intolleranti”, erano orgogliosi di proclamare apertamente la bellezza della famiglia naturale, la responsabilità di fonte a Dio e al coniuge come opzione per la vita”.

Un Pdl intelligente avrebbe dovuto far leva sulle forze pro vita esistenti, lanciandole, sostenendole, anche finanziandole, persino appoggiandole nel confronto-scontro interno al mondo cattolico. Non certo illudendole, tradendole ed abbandonandole, come è avvenuto. Penso che anche su questo si possa essere tutti d’accordo.

 “Possiamo veramente dimenticare tutto questo?” Si interroga Agnoli. Certamente no. Allora dobbiamo anche chiederci -continua l’editorialista de Il Foglio- chi ha ucciso quell’entusiasmo, quegli instancabili convegnisti ed oratori del 2005, quella folla, festante, allegra, decisa, del Family day? La colpa è di quei politici che non li hanno saputi né voluti interpretare. Ma le colpe non sono solo da attribuire a loro, e qui Agnoli concorda con Fontana, ma a chi più di tutti avevano il dovere di curarlo, annaffiarlo, sostenerlo (l’entusiasmo), cioè i cattolici, i sacerdoti, i vescovi, “che non hanno saputo o non hanno voluto valorizzare e fare crescere, in consapevolezza, organizzazione, maturità, quella vitalità nascente, quell’ancora confuso, ma ampio, sentimento di ribellione contro il nichilismo imperante”.

 In pratica, c’era un mondo cattolico, radunato come un esercito, in modo quasi miracoloso, certo inaspettato, “ma nessuno ha voluto mettersi alla testa; i più, soprattutto nel mondo ecclesiastico, non hanno voluto tenere alta la bandiera; chi invece l’ha presa in mano l’ha subito mollata o se ne è dimostrato indegno”. Così “è finita che il bambino è stato strozzato nella culla”. Gli hanno tolto l’aria, l’entusiasmo, l’ingenuità, la sincerità, la meraviglia: con le manovre di curia e di palazzo, il desiderio del quieto vivere, il conformismo, il ponzio-pilatismo, le strategie politiche adottate da chi dovrebbe pensare soprattutto alle anime, alla loro salvezza eterna, e la mancanza di strategie politiche da parte di chi la politica la fa tutti i giorni

“Stupirsi se poi c’è stato il naufragio, la delusione, lo sconforto? Se quell’esercito che aspettava di essere istruito e guidato, per arruolare nuove forze, si è sciolto? Se nel mondo cattolico, i credenti “adulti”, gli amici di Pisapia, hanno ripreso vigore e sicumera?” Agnoli però non è pessimista, conclude con un auspicio: l’esercito cattolico può ritornare ad essere vigoroso, basta che qualcuno prenda in mano la bandiera. E pare che ci siano segnali incoraggianti, almeno per quanto riguarda i politici, c’è un giovane segretario, Angelino Alfano, che nel suo discorso di insediamento davanti al Consiglio nazionale del Pdl, abbia rilanciato quei valori tanto cari a Benedetto XVI, oltre ad essere tre fondamentali principi della dottrina sociale della Chiesa: il diritto alla vita, la centralità della famiglia e la libertà di educazione. “Bisognerà poi vedere se si riuscirà a passare dalle parole ai fatti”, scrive Marco Invernizzi. Le parole di Alfano, non sono sembrate frasi di circostanza, perché è importante il “modo” con cui ha scelto di presentare l’importanza politica del diritto alla vita. Quest’ultimo, ha detto Alfano, non può dipendere dalle decisioni di un Parlamento perché non sono le maggioranze politiche che danno o tolgono la vita. Parole importanti soprattutto se pronunciate da chi, come Alfano, avendo militato nel movimento giovanile della Dc, potrà farsi ricordare la confusione imperante nella dirigenza di quel partito fra volere della maggioranza e diritti del concepito, quando negli anni Settanta era in corso la grave e grande battaglia attorno alla legge 194 che legalizzava l’aborto”. (Marco Invernizzi, Da Alfano segnali incoraggianti, 4.4.2011, Labussolaquotidiana.it).

Concludo ricordando, che non si può chiedere a un partito di sostituire l’iniziativa dei cattolici. Non si può delegare al PdL, come purtroppo avveniva con la Dc, né a nessun altro partito, presente e futuro, la presenza pubblica dei cattolici, la loro visione e le loro proposte per il paese. Il Pdl,“con i limiti e gli evidenti difetti che ha, rimane – scrive Assuntina Morresi – e deve rimanere – un partito inclusivo, non confessionale, sanamente laico, tollerante in tutte le sue anime diverse”. E su questo penso che sia d’accordo anche Agnoli.