di Benedetta Frigerio da www.tempi.it

Uno studente alle scuole private costa l’11 per cento in meno che alle scuole statali, la concorrenza è virtuosa grazie a un sistema molto simile a quello dei voucher della Lombardia. 

In Svezia il costo di uno studente nel sistema privato è stato nel 2009 dell’11 per cento inferiore rispetto al pubblico. E se le spese dell’istruzione statale sono aumentate del 13 per cento, nel privato sono cresciute solo del 4. Sono alcuni fra i dati appena pubblicati dall’istituto Bruno Leoni in un articolo di Damiana Conti che analizza in cifre la parabola cominciata all’inizio degli anni Novanta in Svezia, quando il governo conservatore di Carl Bildt (1991-1994) attuò una riforma scolastica rivoluzionaria basata sulla libertà di scelta dei genitori. Opponendosi alla tradizione socialdemocratica, che aveva praticamente eliminato le scuole private.

SIMILE AL MODELLO LOMBARDO. Il sistema con cui si è attuata la liberalizzazione è molto simile a quello lombardo del “buono scuola”: una famiglia vuole mandare il figlio in una scuola privata, il Comune versa direttamente all’istituto l’importo medio di una retta statale in quel Comune e la famiglia, se c’è, paga la differenza. Il sistema ha generato una concorrenza così virtuosa da rendere il sistema educativo della Svezia il più efficiente del mondo. Oltre a crescere in numero, da 90 alle attuali 1.230, nel 2011 le scuole private istituite dopo la riforma hanno portato i propri studenti ad essere fra i migliori d’Europa. La media di progressione scolastica, su una scala europea che va dai 475 ai 565 punti, è di 535. La Svezia arriva a 540, la Francia ha un punteggio di 520. In Svezia non esiste differenza tra insegnanti delle scuole statali e private: l’insegnante è costretto a migliorare l’offerta formativa se vuole che i genitori scelgano l’istituto in cui lavora.

COSTI. Il successo delle scuole private dipende anche dalla dimensione ridotta di questi istituti (50 studenti circa rispetto a una media pubblica di 600), dal loro approccio pedagogico e dalla gamma maggiore di corsi offerti. Tanto che le statistiche nazionali registrano un aumento degli studenti delle scuole non statali contro un numero stabile di quelle comunali, anche perché fra il 2005 e il 2009 il numero degli istituti comunali si è ridotto, mentre quello dei privati è cresciuto. Venendo ai costi specifici, fra il 2001 e il 2009 il costo per alunno nei licei municipali è cresciuto del 23 per cento (da 8.650 euro annui a 10.625). Mentre per i privati l’incremento è del 12 (da 8.346 euro annui a 9.400). Nel 2011 il costo medio annuo per studente liceale, secondo l’Agenzia nazionale per l’Istruzione, è stato nel primo caso di 11.340 euro e nel secondo di 10.240 euro. Per le elementari si parla di 10.9 mila contro 9.86 mila. Secondo un sondaggio condotto in Svezia, il 75 per cento dei cittadini è favorevole a questo sistema e alla libertà di scelta. Il 62 per cento di questi ha votato per i socialisti democratici e i verdi.

ESTERO. Un modello simile esiste in America, dove in alcuni Stati le scuole paritarie sono gestite dai genitori (Charter School) che si occupano di migliorare l’istruzione là dove il sistema pubblico è carente. Questi istituti sono autogestiti e finanziati dal governo, con una qualità dei risultati scolastici di gran lunga maggiore rispetto a quella degli istituti pubblici. Questi dati che si sommano a quelli italiani, che oltre alla qualità attestano il risparmio per lo Stato. Come provato dal ministero dell’Istruzione, l’esistenza delle paritarie permette allo Stato di risparmiare ben 6 miliardi di euro l’anno.