Tratto da Il Sussidiario.net il 25 agosto 2010

Il tema della vita torna ad essere protagonista indiscusso della rassegna riminese e “fil rouge delle trentuno edizioni del Meeting”- afferma uno dei relatori, Andrea Simoncini docente di diritto costituzionale  all’Università degli Studi di Firenze.

Il pomeriggio di martedì 24 agosto in sala Neri è stato infiammato dagli accesi interventi di John Milbank, docente di Religione, politica ed etica alla Nottingham University e Carter Snead, docente di Diritto alla Notre Dame University. I tre relatori si sono paragonati con il tema della sacralità della vita nel campo del diritto in un dibattito caratterizzato da prese di posizione molto nette e forti.

Milbank inizia mettendo in luce la premessa teoretica sottesa alla crisi culturale in cui ci troviamo. «Il dualismo moderno che separa natura e cultura ha eliminato nella mentalità comune il nesso che lega la vita a una fonte trascendente», è il suo esordio. La vita non può essere concepita separata da ciò che la rende sacra. La vita umana è indistinguibile dal suo essere “capax Dei”. Gli esseri umani non sono animali con un elemento spirituale in più, ma sono costituzionalmente persone, cioè esseri capaci di “espansione all’infinito”. Espansione non fisica, naturalmente, ma dell’anima, del cuore. La capacità di avvertire l’infinito, precisa Milbank, costituisce l’orizzonte di unità dell’individuo, che è insieme natura, spirito e persona. Il diritto dunque deve adottare una politica di difesa degli elementi costitutivi dell’essere umano: unità e sacralità.

«Come e perché la legge deve intervenire per tutelare il rispetto della vita umana?» Con questo interrogativo Snead apre il suo intervento. Il professore indica le ragioni per cui è necessario occuparsi dei “non nati”, appellandosi all’appartenenza degli embrioni alla specie umana e al principio di pari dignità per tutti gli uomini. «I non nati hanno il medesimo status morale degli uomini», ma industrie biotecnologiche e case farmaceutiche minacciano la loro sopravvivenza in nome della ricerca a qualsiasi prezzo. Anche quando in gioco vi sono vere e proprie vite umane.

Fondamentale è il ruolo del governo: «Il presidente è chiamato a usare il suo mandato per tutelare la vita, poiché nessuna figura politica ha una potenza morale tanto grande». Giusto ieri, ricorda Snead, un tribunale distrettuale statunitense ha deciso di bloccare il finanziamento federale alla ricerca sulle staminali, seguendo una linea contraria ai provvedimenti del governo. Il presidente Obama infatti, all’inizio del mandato, aveva ritratto l’emendamento Dickey-Wicker atto a prevenire lo stanziamento di fondi per la distruzione di cellule staminali.

Simoncini chiude l’incontro riportando sotto i riflettori la vicenda Englaro per arrivare al cuore della questione: la libertà. Il tentativo dei magistrati durante il caso Eluana fu quello di «stabilire un diritto alla morte», alla luce di una libertà intesa come autodeterminazione. Chi non può scegliere per sé, quindi autodeterminarsi, subirà la scelta di un altro che decida per il suo bene, secondo il temperamento e lo stile di vita del malato. Si tratta di capire se realmente la consapevolezza di sé come soggetto capace di autodeterminazione sia la condizione essenziale della libertà.

«La sfida della libertà oggi è diventata la libertà dal bisogno», afferma Simoncini riprendendo la famosa formula di Roosevelt nel 1941. E così dove manca la coscienza di sé, intervengono i tutori che in base a criteri piuttosto aleatori sono chiamati a scegliere “come se fossi tu”: «In questo modo virtualmente hai scelto, ti sei autodeterminato». Ma la tua volontà non c’è, così nemmeno la tua libertà. “Il diritto è sempre più utilizzato per liberare l’uomo dai suoi legami, liberarlo dal bisogno e dalla dipendenza ultima e inevitabile che lo caratterizza”. Non siamo liberi perché non abbiamo bisogni, ma siamo liberi perchè possiamo «soddisfare il nostro bisogno, realizzare ciò per cui siamo nati». Il giurista toscano cita Ortodossia di Chesterton: «Il punto decisivo per i moderni non è perché un uomo desideri una cosa, ma il solo fatto che lui la desideri». Torna potentemente l’eco del tema del Meeting: scoprire per cosa siamo fatti è la sfida quotidiana di ognuno.