di Domenico Bonvegna

Può sembrare una provocazione ma non lo è, almeno per i cristiani, Benedetto XVI lo ha ribadito tempo fa durante il suo viaggio nella provincia di Arezzo. Seguirò l’ottima sintesi del professore Massimo Introvigne, sulla rivista Cristianità, organo ufficiale di Alleanza Cattolica. (n. 365. Luglio-settembre 2012)

Del viaggio di Arezzo, la stampa italiana ha soltanto sottolineato i riferimenti economici del Papa, mentre in realtà si possono trovare poderosi richiami al tema delle radici cristiane. Benedetto XVI, come altre volte, ha fatto riferimento alla “crisi economica”,identificandone le cause ultime nella “profonda crisi spirituale”, alla cui base si trovano,“logiche puramente materialistiche” “(…) una cultura dell’effimero, che ha illuso molti”.Così secondo il Papa, l’uomo di oggi“chiuso nell’individualismo”, ha prodotto una carenza etica, da cui è nata anche la crisi dell’economia. Pertanto, qual’è la soluzione indicata dal Pontefice alla crisi odierna? Secondo la lettura di Introvigne si può riassumere in un’espressione che il Papa ha usato ad Arezzo: “La fierezza di un’identità cristiana”. Proprio così, occorre ricuperare, la consapevolezza delle radici cristiane dell’Europa, dell’Italia, di ogni nostra città e regione. E’ qui che troveremo le soluzioni ai nostri problemi. Il Papa, ha ricordato che essendo l’uomo immagine di Dio, questo “ci obbliga ma anche ci consola e ci incoraggia: se siamo realmente immagine di Dio, siamo anche capaci di andare avanti e di superare i problemi del presente e di aprire cammini al nuovo futuro”. Il Papa ha insistito nei suoi discorsi sul rapporto tra crisi contemporanea e radici, ha ricordato come l’Italia ha grandi radici culturali e spirituali. Facendo riferimento a San Donato, ha raccontato il suo contributo alla liberazione dal paganesimo: “la sua testimonianza di vita, che affascinò la cristianità del Medioevo, è ancora attuale. Egli fu evangelizzatore intrepido, perché tutti si liberassero dagli usi pagani e ritrovassero nella Parola di Dio la forza di affermare la dignità di ogni persona e il vero senso della libertà”.

In questo viaggio il Papa doveva tenere un discorso a La Verna, dove San Francesco ricevette le stimmate, causa maltempo non l’ha potuto fare, Introvigne commenta il testo, sottolineando che Benedetto XVI da anni è interessato alla figura del santo di Assisi e alle radici dell’Italia che non sono solo cristiane ma francescane. Tuttavia il Papa, da anni ci mette in guardia da interpretazioni errate, sentimentali, buoniste o meramente umanitarie del messaggio di San Francesco, in particolare quell’interpretazione che fanno di san Francesco una specie di ecologista del New Age.

Invece per il Pontefice, San Francesco continua a parlare “anche a noi”. E ci ricorda che,“(…) non basta dichiararsi cristiani per essere cristiani, e neppure cercare di compiere opere del bene”, così si rischia di incappare nell’umanitarismo. “Occorre conformarsi a Gesù, con un lento, progressivo impegno di trasformazione del proprio essere a immagine del Signore”.

Sempre in questo viaggio il Papa visita la cittadina di San Sepolcro, definita laGerusalemme dell’Alta Valle del Tevere. Interessante la sua storia, iniziata con due santi vissuti intorno all’anno mille, sant’Arcano e sant’Egidio. I due santi ebbero un’idea geniale, costruire nell’Alta Valle del Tevere, una città ad immagine di Gerusalemme, per questo si recarono in Palestina, per raccogliere delle pietre nei luoghi del Vangelo e quindi realizzare la città del Santo Sepolcro. Il Papa stesso descrive l’opera di costruzione della città: “un progetto che segna l’urbanistica del Borgo di Sansepolcro, perché la stessa collocazione del Duomo ha una forte valenza simbolica: è il punto di riferimento, a partire dal quale ciascuno può orientarsi nel cammino, ma soprattutto nella vita; costituisce un forte richiamo a guardare in alto, a sollevarsi dalla quotidianità, per dirigere gli occhi al Cielo, in una continua tensione verso i valori spirituali e verso la comunione con Dio, che non aliena dal quotidiano, ma lo orienta e lo fa vivere in modo ancora più intenso. Questa prospettiva – afferma il Papa – è valida anche oggi, per recuperare il gusto della ricerca del ‘vero’, per percepire la vita come un cammino che avvicina al ‘vero’ e al ‘giusto’”.

Tuttavia i santi fondatori di Sansepolcro non pretendevano edificare in Terra la civitas Dei, questo lo fanno gli utopisti e quelli che seguono le ideologie, ma volevano costruire una civitas hominis che tendesse verso la città di Dio, per non sprofondare nella civitas diaboli, che ama troppo se stessi e disprezza Dio.

Il messaggio che viene dalla città di Sansepolcro è anche politico secondo Introvigne. I fondatori “(…) idearono un modello di città articolato e carico di speranza per il futuro, nel quale i discepoli di Cristo erano chiamati ad essere il motore della società nella promozione della pace, attraverso la pratica della giustizia”. In Sansepolcro si può vedere come “il bene comune conta più del ben del singolo”. E questo non è poco in tempi di antipolitica, dominati dalla tentazione della “sfiducia verso l’impegno nel politico e nel sociale”. Il messaggio di Benedetto XVI durante questo suo viaggio toscano è rivolto specialmente ai giovani cristiani che “sono chiamati a contrapporre l’impegno e l’amore per la responsabilità, e soprattutto a loro, il Papa, si rivolge, invitandoli a “saper pensare in grande: abbiate il coraggio di osare!”, ma per osare occorre un “impegno a riscoprire le radici cristiane, affinché i valori evangelici continuano a fecondare le coscienze”.

Nella seconda parte il professore Introvigne si occupa del viaggio del Papa a Milano dal 1 al 3 giugno 2012. Qui Benedetto XVI tratta della bellezza del’arte, attraverso la musica, della santità: ai giovani cresimandi nello stadio S. Siro, nonostante l’età, il Papa ha chiesto di essere santi, lo aveva detto S. Ambrogio: “ogni età è matura per Cristo”. Ai sacerdoti ha ricordato la bellezza del dono di sé nel sacerdozio e nella vita religiosa. E infine la bellezza del dono di sé nella famiglia, testimoniare questa bellezza oggi non è facile, soprattutto in un mondo dominato dalla tecnocrazia, ma la famiglia testimonia la verità che l’amore “(…) è l’unica forza che può veramente trasformare il cosmo, il mondo”. Infine il Papa si sofferma sulla bellezza delle istituzioni, soprattutto quando si pratica “(…) la giustizia, virtù pubblica per eccellenza, perché riguarda il bene della comunità intera”. In questo contesto Benedetto XVI fa esplicito riferimento alla leggi di uno Stato moderno che devono appoggiarsi al Diritto naturale, con precisi esempi riconducibili ai tre valori non negoziabili: il diritto alla vita, il servizio della famiglia, fondata sul matrimonio, al diritto primario dei genitori alla libera educazione e formazione dei figli. Il Papa ai politici, agli amministratori, chiede oltre alla competenza tecnica, “che si facciano amare”, e di fronte alla crisi economica auspica“il senso di responsabilità in tutti i partiti, che non promettano cose che non possono realizzare, che non cerchino solo voti per sé, ma siano responsabili per il bene di tutti e che si capisca che politica è sempre anche responsabilità umana, morale davanti a Dio e agli uomini”. Un monito molto attuale in queste settimane di campagna elettorale.