Mettendo da parte tutti i personalismi, cambiare si può, ma bisogna fare presto, ha detto monsignor Bagnasco nella prolusione al Consiglio Permanente della Conferenza episcopale italiana, se si ritardano le decisioni vitali, se non si accoglie integralmente la vita, il nostro Paese rischia molto, il cardinale si riferiva alle riforme urgenti del nostro Paese, e tra queste non può mancare una seria politica familiare che aspetta da troppi anni, di partire.

Il tema della famiglia è stato da sempre tra le preoccupazioni della Chiesa, mi ricordo quando negli anni 70, io giovanissimo redattore del giornale parrocchiale “Il Campanile”, insieme ad altri volenterosi giovani con articoli mirati lanciavamo già allora l’allarme di una mancanza di politiche familiari e soprattutto mettevamo in risalto il pericolo della cultura sessantottina che mirava a distruggere e cancellare l’istituzione familiare.

Oggi a distanza di quarant’anni, la famiglia, forse, non viene vista più come un peso, un costo, un rischio, un vincolo, ma una risorsa, e forse, si è finalmente capito che per uscire dalla crisi bisogna rafforzarla, incentivarla e promuoverla, ma bisogna fare in fretta, prima che sia troppo tardi.

Mentre scrivo a Zagabria sono riuniti i presidenti delle conferenze episcopali d’Europa per discute proprio sul tema “Demografia e Famiglia in Europa”, in particolare ci si interroga come contrastare l’inverno demografico che sta colpendo e spaventando l’Europa e soprattutto quali misure e quale cultura sono necessarie per rinnovare la speranza cristiana nel vecchio continente.

Il crollo demografico europeo solleva gravissime preoccupazioni nei diversi ambiti sociali, sanitari, politici ed economici. Il crollo delle nascite sta suscitando problemi seri all’intera organizzazione sociale e civile delle nazioni. La Chiesa non ha la pretesa di proporre soluzioni magiche per risolvere un problema così complesso, ma ha il compito di far risplendere la luce di Dio e suscitare la speranza cristiana tra gli uomini affinché questi riescano ad affrontare seriamente i problemi con fiducia ed entusiasmo.

Interessante l’intervista del 29 settembre di Antonio Gaspari su Zenit.org, quotidiano online, a padre Duarte da Cunha, segretario Generale del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, “la Chiesa cattolica attraverso i suoi Vescovi sta cercando di svegliare le genti scacciando i fantasmi, vincendo le paure, cercando di infondere fiducia e speranza nella crescita delle famiglie e delle nascite. (…) l’evoluzione demografica è una questione che coinvolge direttamente la vita delle persone, che implica la decisione di mettere al mondo dei figli, che determina l’impegno per far nascere e sostenere la famiglia, che determina quindi l’evoluzione sociale della civiltà.

La sfida è grande perché, la cultura e la mentalità dominanti sembrano essere condizionate dal consumismo e da una pratica utilitaristica non favorevole alla famiglia ed alla vita nascente. Nello stesso tempo i timori per il futuro dell’economia non favoriscono la creazione di famiglie con molti figli. La Chiesa è ben consapevole che la famiglia è la cellula fondamentale della società, e per questo motivo vuole affrontare il problema demografico legato alla famiglia. In questo contesto è evidente, e la Chiesa lo sostiene da sempre, che la promozione della natalità deve essere accompagnata dal sostegno alla famiglia. Crescita demografica, difesa della famiglia e difesa della vita, sono intrinsecamente collegate.

Recentemente a Bologna in un seminario promosso dal sociologo professore Pierpaolo Donati, direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, si è messo in risalto la mancanza di efficaci politiche familiari in tutta la comunità europea, si è fatto poco per aiutare veramente la famiglia. Il lungo inverno demografico del vecchio continente e in particolare dell’Italia potrà finire solo se, finalmente, si attiveranno politiche familiari alternative alle attuali forme di welfare, obsolete e ideologiche. Donati auspica per la famiglia quantomeno la stessa dignità che l’Europa ha per il gender delle pari opportunità. Senza questa scelta di campo l’aria nuova che si respira in Europa sulla famiglia rischierebbe di essere velleitaria. In Europa da tempo ormai si registriamo fenomeni di “aumento dei single, delle famiglie senza figli, della monogenitorialità che si accompagna ad un calo dei matrimoni, sono dovuti proprio ad un deficit relazionale”. Esiste un “un progressivo indebolimento delle reti parentali insieme a una perdita del capitale sociale rappresentato dalla famiglia”. “Notiamo – spiega Donati – che nei paesi dell’Ue c’è un bisogno insoddisfatto di famiglia perché i governi continuano a considerarla un costo (e quindi un rischio), un vincolo (e non una risorsa)”. (Stefano Andrini, “Famiglie povere costrette a a pagare più tasse”, 28.9.2010 Avvenire).

Per uscire dalla crisi occorre un radicale cambiamento, un welfare comune per l’unione europea che aumenti i beni relazionali della famiglia. Bisogna sottolineare, l’aspetto generativo della famiglia. Occorre una politica ad hoc  che abbia come mission il ‘fare famiglia’ ovvero «il creare le condizioni perché sia possibile generare e rigenerare i beni relazionali». Una ricetta che riguarda da vicino anche l’Italia dove, secondo il sociologo, «le politiche familiari sono deboli e dove chi si prende la responsabilità di una famiglia rischia l’anticamera della povertà perché, ad esempio, paga più tasse dei single e di chi non ha figli».

E non bastano le iniziative di qualche Paese come quelle del microcredito o del quoziente familiare, per Donati, sono ancora insufficienti e talvolta inefficaci. Per cambiare rotta, ci vuole un Piano nazionale nel segno della sussidiarietà e della solidarietà che restituisca cittadinanza sociale alla famiglia ponendosi come obiettivo, tra gli altri, una valutazione dell’impatto familiare dei provvedimenti legislativi.

DOMENICO BONVEGNA

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