Convegno nazionale promosso dal Centro Nazionale Opere Salesiane

ROMA, martedì, 20 aprile 2010 (ZENIT.org).- Occorre una rinnovata azione pastorale in grado di contrastare la crisi educativa che serpeggia in Europa, combattere i fenomeni di marginalità che riguardano i giovani e dare un forte impulso a una formazione professionale di qualità delle future generazioni.

E’ quanto è emerso questo martedì in occasione del Convegno nazionale “Giovani e Sistema educativo di Istruzione e Formazione in Italia”, svoltosi al Salesianum di Roma e promosso dalla Federazione Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale (CNOS FAP) e dall’Associazione CNOS/Scuola.

Presenti al Convegno circa 300 partecipanti, tra formatori, delegati, insegnanti e rappresentanti di categoria, provenienti da tutta Italia.

“Noi salesiani per natura siamo educatori – ha detto don Pascual Chávez Villanueva, Rettor Maggiore dei Salesiani –. L’Europa ha bisogno di noi, più che mai, perché ha bisogno di educazione e di proposte di alto profilo culturale”.

“Noi siamo chiamati da Dio – ha proseguito don Chávez – ad una missione ecclesiale, che proponga un’antropologia autenticamente cristiana, secondo il carisma salesiano, basato sul sistema oratoriano”.

Il Rettor Maggiore ha richiamato quindi gli elementi fondanti del carisma salesiano: “una casa che accoglie, una parrocchia che evangelizza, una scuola che avvia alla vita, un cortile ove incontrarsi in allegria”.

Dopo aver riaffermato “la scelta prioritaria della presenza salesiana nella scuola e nella formazione professionale”, don Chávez ha sostenuto che oggi, in un tempo nel quale profondamente si avverte una ‘emergenza educativa’, “occorre superare il settorialismo per entrare in una dimensione continentale, facendo valere la presenza salesiana come una presenza organica. Si avverte l’urgenza di un coordinamento, che diventi sinergia per la diffusione del Vangelo”.

Nel contesto attuale, ha concluso don Chávez, i salesiani sono chiamati ad “una rinnovata azione pastorale, che raggiunga i giovani per evitare la loro marginalità. Sempre più pressante diviene quindi l’urgenza dell’evangelizzazione, per proporre loro il Vangelo quale fonte di vita e di felicità, nel tempo e nell’eternità”.

Il Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), mons. Mariano Crociata, ha esordito osservando che “le istituzioni non riescono più a educare e che il parlare tanto di educazione, oggi, sembra il segno di un malessere e di una difficoltà nuova e complessa. La crisi contemporanea vede interrotto, o comunque fortemente compromesso, il processo di trasmissione di cultura e valori alle nuove generazioni, e ci costringe a parlare di ‘emergenza educativa’”.

“L’educazione – ha ricordato mons. Crociata – è un incontro d’anime, una misteriosa trasmissione da anima ad anima”. L’educazione cristiana, in particolare, “tende alla piena umanità dell’uomo, al pieno dispiegamento in lui dell’originaria immagine di Dio, che è il Figlio incarnato”.

“Tutta la potenzialità di unicità ed originalità di ogni essere umano – ha precisato mons. Crociata – è costitutivamente connessa con la comunità. La grandezza unica e irripetibile dell’essere umano trova la sua garanzia nel legame tra persona e comunità”.

“L’educazione – ha proseguito il Segretario generale della Cei – ha a che fare con l’essere, prima che con il sapere o il saper fare. Occorre quindi riflettere su chi è l’uomo e a quale figura di uomo educhiamo le nuove generazioni, ma anche noi stessi”.

“Obiettivo dell’opera educativa è la crescita e la maturazione di una persona autonoma, libera e responsabile – ha osservato ancora il presule –. Spazio e forma fondamentale dell’educazione è la relazione. All’interno della relazione interpersonale, la forma fondamentale della presenza educativa è costituita dalla testimonianza autorevole”.

“Innanzitutto – ha continuato – l’esempio, testimonianza del proprio essere che si imprime nell’educando, ma anche l’autorità, intesa non come imposizione, ma senso benevolo e accettabile del limite e della finitezza umane, indicatore di una regola e di un ordine”.

Al di là del ruolo insostituibile della famiglia e dei genitori nell’opera educativa, mons. Crociata ha posto l’accento sulla “qualità personale della maturità e della testimonianza dell’educatore. Gli educandi, infatti, hanno bisogno di limiti motivati e di incoraggiamenti fondati, di prospettive verso le quali dirigersi”.

“È in gioco la nostra fede – ha concluso mons. Crociata –. Si diventa cristiani a partire da un dono ricevuto, il dono dello Spirito. Tutta l’opera educativa consiste nel cogliere le condizioni e metterle in opera per consentire a questo germe di essere ricevuto”.

Al suo arrivo al Salesianum, prima dell’inizio dei lavori del Convegno, a mons. Crociata è stato mostrato un prototipo sperimentale di autoveicolo, realizzato dagli allievi del Centro di formazione professionale ‘Teresa Gerini’ di Roma, vincitore del concorso nazionale Automeccanica 2008.

Nel corso della mattinata, è stato anche siglato un Protocollo d’intesa con Federmeccanica, nell’ottica di una più stretta collaborazione tra le imprese e i percorsi di formazione.

“È l’ultimo, in ordine di tempo – ha rilevato il presidente della Federazione nazionale CNOS-FAP e dell’Associazione CNOS/Scuola, prof. Mario Tonini – di vari Protocolli firmati in questi anni con aziende di punta nei settori in cui le scuole e i centri di formazione professionale dei salesiani operano particolarmente”.

“È anche grazie a questa collaborazione – ha continuato – che i salesiani riescono ad innovare la formazione nella tecnologia dell’auto (Fiat), dell’automazione industriale (Schneider Electric), della meccanica industriale (DMG, Hede, …), della tecnologia (Siemens), della grafica”.