La Conferenza episcopale contro la piaga dei “delitti d’onore”
Tratto da L’Osservatore Romano del 5 maggio 2011

New Delhi – Sono centinaia ogni anno, secondo alcune stime, i cosiddetti “delitti d’onore” in India, un’antica e tragica pratica, in uso soprattutto nelle zone meno sviluppate del Paese, che punisce anche con la morte quelle persone che vogliono sposarsi contro il volere delle famiglie, unendosi in particolare con appartenenti a caste o religioni diverse.

Si tratta di una pratica incentivata dai “consigli degli anziani”, i quali stabiliscono le regole sociali nei villaggi degli Stati indiani, come il Punjab, l’Haryana, l’Uttar Pradesh e il Rajasthan e che di fatto istigano gli indù a perseguire coloro che infrangono il rigido sistema delle caste. La Corte Suprema dell’India, con una recente sentenza, ha dichiarato illegale tale pratica, ribadendo indirettamente anche la condanna nei confronti dell’esistenza stessa dei “consigli degli anziani”, ritenuti da sempre organismi giudiziari privi di autorizzazione. La decisione della Corte Suprema è stata accolta in maniera favorevole dalla Conferenza episcopale. Il portavoce dei vescovi, padre Babu Joseph Karakombil, ha sottolineato che “le decisioni adottate dai membri dei “consigli degli anziani” ledono pesantemente la libertà personale, specialmente delle donne”.

Le rigide regole ancestrali in uso nei villaggi più poveri degli Stati indiani più tradizionalisti dove, peraltro, il fondamentalismo indù trova le condizioni più favorevoli per la sua affermazione, negano infatti alle donne la possibilità di scegliere il futuro marito al di fuori delle proprie caste di appartenenza o comunque dei criteri stabiliti dagli usi e costumi locali. I leader anziani dei villaggi, in caso di violazione, sanciscono punizioni variabili che vanno dall’ostracismo sociale nei confronti della famiglia dello sposo, se quest’ultimo è di una casta inferiore rispetto a quella della donna, fino, nei casi più gravi, alla condanna a morte. Secondo uno studio della commissione nazionale indiana per la donna, circa il 72 per cento dei “delitti d’onore” riguardano matrimoni di donne di caste superiori contratti con uomini di quelle inferiori. Nella sentenza della Corte Suprema si legge: “Siamo del parere che è una pratica del tutto illegale che deve essere bandita”. La Corte Suprema ha anche chiesto ai Governi dei vari Stati di sospendere i magistrati e i funzionari di polizia che agiscono in maniera insufficiente per contrastare la pratica dei “delitti d’onore”.

Uno dei leader di un “consiglio degli anziani” dello Stato dell’Uttar Pradesh,  Mahendra Singh Tikait, ha osservato: “Il Governo non può proteggere atteggiamenti immorali. La nostra legge è l’unica valida, non la Costituzione”. Nel solo distretto di Muzzafarpur nell’Uttar Pradesh, si sono registrati nel 2002 dieci casi di “delitti d’onore”, che hanno portato all’uccisione dei presunti colpevoli, mentre altre trentacinque coppie risultano scomparse. Diverse organizzazioni internazionali, che si occupano della tutela dei diritti umani, tra le quali la Human Rights Watch, hanno lanciato appelli alle autorità civili per contrastare il fenomeno che non appare diminuire. “Il Governo indiano – sottolinea un rapporto del 2010 di Human Rights Watch – dovrebbe con urgenza investigare e punire i responsabili della recrudescenza dei cosiddetti “delitti d’onore”. Il Governo dovrebbe rafforzare le leggi che proteggono i cittadini dalla violenza basata sui rapporti familiari, sulla religione e sulle caste e agire in modo concreto contro i leader locali che sostengono e tollerano tali crimini”.

La Chiesa cattolica in India conduce da tempo, con forza e coraggio, nonostante l’avversione dei gruppi fondamentalisti indù, una campagna contro ogni forma di discriminazione sociale, in particolare per promuovere l’emancipazione dei dalit, i cosiddetti “fuori casta”. In una nota dei vescovi si osserva: “Mettere in pratica i principi di uguaglianza e di giustizia abbatterebbe il sistema delle caste, con forti implicazioni politiche. I privilegiati delle caste più alte apprezzano i cristiani finché nutrono i poveri, ma li contrastano se cercano di cambiare la società e l’economia. Ma il messaggio cristiano è chiaro: globalizzazione nella solidarietà per lo sviluppo di tutti gli esseri umani”.