In Scozia per preservare le coppie gay dalle discriminazione linguistica, si propone di usare il termine neutro “partner” al posto di “papà” o “padre”.

Niente più “father”, “dad” o “daddy”. In Scozia, per preservare le coppie gay da qualunque discriminazione linguistica, meglio adoperare un neutro “partner”. È questo l’indirizzo avanzato dalla guida Ready Steady Baby, un pamphlet di duecento pagine ricco di chicche sanitarie su come curare i propri bebè. Con scadenze annuali dal 1998, si riaggiorna inserendo le ultime novità farmaceutiche e i servizi disposti dal servizio sanitario dell’isola. Ricevuta in redazione una lamentela sul termine “father”, che sminuirebbe le coppie dello stesso sesso, il National Health Service Scozzese avrebbe ristampato circa 90 mila copie, per una cifra complessiva di 100 mila sterline.


Non sono mancate le polemiche
. Norman Wells, del Family Education Trust, sostiene dalle colonne del Telegraph: «Non importa quanti sforzi si facciano per presentare un’immagine positiva delle famiglie costituite da coppie di partner dello stesso sesso. Il punto resta uno solo: ci vogliono un uomo e una donna per concepire un bambino». Robert Oxley, manager della campagna Taxpayer Scotland, domanda con intelligenza venale: «È logico sprecare soldi pubblici per ristampare le guide a causa di una singola lamentela?». Ma rivedere le pubblicazione del Ready Steady Baby su base annuale non è cosa nuova. Ma che la richiesta pecchi di buon senso, è un altro paio di maniche.

Così, mentre la terra del politically correct fa un altro passo per raggiungere la totale parità sessuale, non mancano i plausi delle associazioni gay di tutta Europa. Partner più partner uguale bebè: cambiando l’ordine dei fattori, la somma non cambia. Ciò che mancheranno di più, tuttavia, saranno i teneri nomignoli con il quale si soleva indicare il genitore 1 – o 2? Anche i numeri rischiano di essere discriminatori –. Trasponiamo la drammatica vicenda in Italia: niente più “papà”, “papino”, “papo”, “babbo”. E a rimpiangerli ci sarà solo l’Accademia della Crusca.

di Daniele Ciacci da Tempi.it