di Edoardo Patriarca da PiùVoce.net

Parrà noioso ritornare sul tema. Ma non ci stancheremo di farlo fino a che si discuterà di provvedimenti finanziari di sostegno alla ripresa, di agevolazioni fiscali e di sostegno ai redditi. Parlo della nostra famiglia, della famiglia italiana che in questo momento difficile – lo dicono anche gli ultimi dati Istat sulla vita quotidiana degli italiani – si mantiene salda di fronte all’impatto con la crisi. Intatto quel patrimonio di relazioni di solidarietà, di amicizia e fraternità, di cura e premura che ruotano attorno ad essa.
Si parla di quoziente familiare, tutti d’accordo! Peccato che subito dopo si rammentino i costi, o i suoi limiti segnati più dal pregiudizio che da dati di realtà certi. Si ha l’impressione che la retorica sui costi di applicazione diventi l’alibi per non fare nulla, per rinviare sine die ogni proposta. Si riattivano così i soliti bonus di emergenza, anno dopo anno, che poco incidono sulla struttura di vita della famiglia.  Lo ha ribadito chiaramente Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, sul “Corriere della sera” in risposta al bell’articolo di Maurizio Ferrera.  Ma questo appello non va solo rivolto alle “casse pubbliche” governative, ma anche a Regioni e Comuni, alcuni dei quali hanno avviato politiche davvero coraggiose. Ma non basta. Se crediamo che la famiglia sia la prima struttura che costruisce bene comune, e che quindi serve tutta la comunità civile, sarebbe opportuno che anche le rappresentanze imprenditoriali, oltre che chiedere la riduzione dell’Irap (è poi così urgente e determinante per la ripresa?), si impegnino a richiedere agevolazioni fiscali per le famiglie dei propri dipendenti. E’ bene che gli imprenditori, proprio in virtù di quel policentrismo evocato nell’enciclica “Caritas in veritate” su cui tutti convergono, si facciano promotori attivi della campagna e, laddove possibile, propongano modelli di organizzazione nelle aziende più attente alla dimensione genitoriale dei propri dipendenti, soprattutto a quella materna.
Non è affatto detto che tutto accada perché è necessaria una legge ad hoc o che il contratto nazionale lo preveda. Le buone pratiche orientate al benessere in azienda possono essere sperimentate comunque. La creatività non va investita solo sull’innovazione di prodotto, ma anche nel processo produttivo, nella qualità delle relazioni interne, nella flessibilità degli orari, nel concedere part time e aspettative, già previsti dalla normativa. La famiglia non è un bene a carico solo della pubblica amministrazione, è un bene di tutti. E come l’acqua e l’aria, non va sprecata, inquinata, dilapidata.