«Sono sorpreso, amareggiato, frustrato. Dal discorso di Enrico Letta alle Camere, dal suo riferimento al dramma della denatalità, alla famiglia come unico welfare in tempo di crisi, mi aspettavo che il ministro della Famiglia fosse scelto ancora prima di quello dell’Economia. E invece stiamo qui a discutere di deleghe con nomi fantasiosi e scopi molto aleatori, e non si vede l’ombra di un sottosegretario con il quale adesso, e non domani, le associazioni familiari possano andare a parlare dei loro problemi». È un fiume in piena Mario Sberna, deputato bresciano di Scelta civica ed ex presidente dell’associazione Famiglie numerose. Si inalbera mentre la cassiera del supermercato gli presenta un conto salato come al solito: «Con cinque figli che coprono tutte le fasce d’età, dall’università alle elementari, non posso saltare nemmeno una corsia…».

Sberna, si può parlare di gaffe dell’esecutivo?
Non voglio essere così drastico. Ho molta stima del premier. Preferisco pensare ad una disattenzione dovuta alla fretta. Da ovviare subito, però. Se è vero che il primo provvedimento riguarderà l’Imu, allora ci deve essere subito un membro del governo che abbia le competenze per dire come rimodularla in funzione delle famiglie.

Ha in mente un nome?
Il giorno della fiducia ho fermato in Transatlantico il ministro Delrio, che ha nove figli. Gli ho detto «prenditi tu la delega, qui ci vuole uno che vive sulla pelle l’amministrazione della famiglia, non consentire che venga chiamato un professorone che vive sulle nuvole». Spero che Letta si affidi a lui. E che doti la struttura di soldi veri, per una volta…

Perché è importante avere un membro di governo delegato alla Famiglia?
Le rispondo raccontandole la mia esperienza degli ultimi giorni. Ho deciso di tenere per me 2.500 euro al mese, l’equivalente del mio stipendio. Il resto lo darò alle famiglie bisognose. Bene, l’ho scritto sul mio sito internet e sono arrivate 352 richieste in tre giorni. Dovrò creare una lista d’attesa. Questo stato di povertà le sembra sufficiente perché l’esecutivo assegni almeno una persona al dialogo con le famiglie?

Le potrebbero rispondere che tutta l’azione dell’esecutivo sarà centrata sulle famiglie…
L’ho sentita tante volte, questa rassicurazione. Nella mia esperienza quando si dice «tutto è famiglia» poi, stringi stringi, la famiglia scompare come soggetto economico e sociale. E poi c’è il “Piano Famiglia” scritto con l’ex ministro Riccardi che deve essere portato avanti, non può restare lì sulla carta. Qualcuno se ne deve fare carico.

Quanto ai contenuti, quali le prossime priorità per le famiglie?
La rimodulazione delle tariffe, per stabilire il principio per cui il numeretto che esce sul contatore della corrente o del gas ha un valore diverso se in quella casa ci sono due persone o cinque o sette. E poi la riforma fiscale. Perciò ho chiesto di essere inserito nella commissione Finanze e non in quella Affari sociali. In fondo è lì che vorrebbero relegare le famiglie: dove si parla tanto ma non si ha potere di decisione nemmeno su un centesimo.

Marco Iasevoli da Avvenire.it