di Marco Respinti da La Bussola Quotidiana
Anche se le cronache non ne parlano, magari proprio perché non amano parlarne, il braccio di ferro che da mesi oppone l’Amministrazione guidata dal presidente Barack Obama alle Chiese degli Stati Unite, di fatto capitanate dal presidente della Conferenza episcopale cattolica, l’arcivescovo di New York mons. Timothy M. Dolan, è sempre in corso.

L’argomento è quello del tentativo profuso dalla Casa Biancad’imporre a tutti i cittadini statunitensi – quindi a maggior ragione ai credenti di qualsiasi fede e a chi vi obbietta per ragioni qualsiasi di coscienza – una riforma della Sanità pubblica nella quale viene tra l’altro previsto l’obbligo di sottoscrivere, entro l’anno venturo, polizze che garantiscano anche tecniche di controllo delle nascite: contraccezione, aborto e sterilizzazione. Del resto, l’”Obamacare” – come viene chiamata la riforma sanitaria voluta dal governo federale – è attualmente criticata con toni aspri anche da quanti, conti alla mano, dubitano della sua sostenibilità finanziaria a meno di una pesante aumento delle tasse per tutti (con forte ricaduta negativa pure sull’occupazione) e da quanti, Costituzione federale alla mano, dubitando della liceità di un tale imposizione da parte dello Stato sul piano specifico del diritto commerciale. Alla Corte Suprema pende infatti il giudizio sulla conformità dell’”Omabacare” alla legge fondamentale del Paese.

Ciò che i credenti americani hanno anzitutto a cuore è però la tutela del diritto alla libertà religiosa che, sancito a chiare lettere dalla Costituzione, viene invece palesemente violato dalle polizze assicurative volute dalla Casa Bianca; ed è per questo che i credenti americani riescono, in questa protesta, a portare dalla propria parte non pochi propri concittadini, magari non proprio credenti epperò spaventati da una così aggressiva violazione del fondamento stesso dell’ethos americano.

Chi ha almeno un po’ di familiarità con gli Stati Uniti non viene certo colto impreparato da questi “ecumenismi”, né dalla capacità che agli statunitensi è conferita dal modo in cui sono congegnate le istituzioni del loro Paese (nonché scritti i suoi documenti base e le sue leggi vincolanti) di difendere la fede personale in termini di  diritto pubblico. Fra codesti “ecumenismi”, interessanti e importanti, vi è quello – l’ultimo in ordine di tempo, ma preparato da una nutrita schiera di precedenti illustri – testé siglato in Pennsylvania.

In quello Stato della Costa Orientale, l’organizzazione Christian Associates of Souhwest Pennsylvania (CASP) – una rete a cui fanno capo 2mila congregazioni e 26 denominazioni diffuse in dieci contee – ha reso pubblico, il 20 aprile, un documento che esprime forte e motivate perplessità rispetto a quanto il governo di Washington vorrebbe imporre agli americani, scegliendo di fatto di schierarsi a fianco del movimento di opposizione all’”Obamacare” nato e cresciuto negli scorsi mesi. Il quale movimento, sempre di fatto (ma la cosa non è di poco conto), è appunto guidato dai vescovi cattolici.

Il documento del 20 aprile reca le firme di 18 ben noti ministri di culto, tra i quali figurano il vescovo cattolico di Greenburg mons. Lawrence Brandt, il vescovo della Chiesa episcopaliana Kenneth Price, l’arcivescovo Melchizedek della Chiesa ortodossa degli Stati Uniti, nonché autorità e leader vari della Chiesa metodista episcopaliana africana, dei battisti statunitensi, dei Discepoli di Cristo, dei luterani, dei presbiteriani e della United Church of Christ. Ebbene, il CASP, forte di queste cifre, rappresenta oggi circa un milione circa di fedeli su un totale di poco più di 12 milioni e mezzo di abitanti che attualmente vivono in Pennsylvania. Di questi, poco meno di 8 milioni e mezzo si dichiarano credenti praticanti di questa o di quella denominazione (altre stime però, della Pennsylvania State University, riducono tale numero a poco più di  7 milioni di credenti, suddivisi in 115 fedi diverse). Degli 8 milioni e mezzo di credenti che nella più rosea delle ipotesi vengono stimati esistere oggi in Pennsylvania, quasi 4 milioni (poco meno della metà) sono cattolici (cioè i cattolici sono in Pennsylvania la maggioranza relativa), più di 2 milioni appartengono a una delle Chiese protestanti maggioritarie, poco più 700mila sono protestanti ma di tipo evangelical (e fra i primi e i secondi può anche correre sangue cattivissimo….), altri poco più di 75mila fedeli appartengono alla comunità ortodossa e infine quasi 400mila si dividono tra ebrei, musulmani, mormoni e unitariani universalisti (per diversi queste ultime due denominazioni non sarebbero infatti per nulla cristiane, seppur a diverso titolo, e così a volte, in alcuni conteggi, finiscono per fare capo a sé).

Insomma, in proporzione, quel milione di credenti rappresentato dal CASP in solo un’area ben delimitata della Pennsylvania è una vera enormità, soprattutto per uno Stato del New England come questo dove le tentazioni secolariste – o le derive liberal, se si considera il mondo interno delle Chiese – sono più forti che in altre province statunitensi (basta infatti notare che, tra i protestanti, assai di più sono i fedeli delle Chiese mainline rispetto ai più conservatori esponenti del mondo evengelical). Un rifiuto, cioè, della linea Obama su questioni non negoziabili che veramente è enorme, che davvero è di popolo.

Quest’oggi, 24 aprile, nella Pennsylvania del CASP (nonché in Connecticut, Delaware, New York e Rhode Island) in si vota per le primarie Repubblicane. Gli avversari politici di Obama hanno giocoforza bisogno di sfruttare al meglio anche l’apporto reso disponibile da questo “popolo delle Chiese”. Con la recente uscita di scena dell’ex senatore cattolico proprio della Pennsylvania Rick Santorum, la corsa alla nomination presidenziale Repubblicana andrà senz’altro al mormone Mitt Romney. A lui spetta fare dunque tesoro di questa enorme riserva di consenso più che qualificato, che sta su piazza per farsi rappresentare ai vertici del Paese da chi prometta di liberarla dall’incubo Obama. In Pennsylvania oggi, così come l’8 maggio – quando lì si celebreranno le primarie – in quell’Indiana (altro Stato in cui i cattolici sono la maggioranza relativa dei cittadini) dove il giorno prima della strategica mossa compiuta dal milione di cristiani del CASP in Pennsylvania, vale a dire il 19 aprile, quasi 1400 fedeli della Chiesa Luterana-Sinodo del Missouri hanno preso pubblicamente posizione a fianco del vescovo cattolico di Fort Wayne-South Bend, mons. Kevin Carl Rhoades, contro le imposizioni immorali sognate dalla Casa Bianca.