Di Benedetta Sangirardi

Che cosa sta succedendo? C’è un complotto contro la Chiesa? I casi di pedofilia si susseguono sulle pagine dei giornali. Quasi uno al giorno. Che cosa c’è di vero e di non vero in questa vicenda? E perché stanno venendo fuori tutti ora i casi di pedofilia (gravissimi) all’interno della Chiesa? Qualcuno vuole “fare fuori” Benedetto XVI? Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it da fonti accreditate vicine al Vaticano, la volontà è proprio quella di infangare la Chiesa. Si tratta, insomma, di una vera e propria campagna mediatica contro il Papa.

Un complotto, una deriva anticattolica di una certa cultura presente in Occidente. La voce della Chiesa, agli occhi di questa cultura, essendo libera e non manipolabile, crea non pochi problemi (si pensi alla costante difesa della vita e della dignità della persona contro gli interessi di parte). Non è un caso che molti di questi “episodi” e accuse di pedofilia vengano dall’estero. E non è un caso che la parola “lobby” sia stata coniata proprio nei paesi in cui è più presente questa matrice culturale. Ma andiamo con ordine.

Stiamo assistendo è un vero e proprio attacco che mira a screditare la Chiesa e il Pontefice attraverso armi principalmente mediatiche. Basta prendere in rassegna i casi che stanno riempiendo le pagine dei giornali.
Hanno tutti la caratteristica di essere episodi del passato, già chiusi e noti, in gran parte già ripresi a suo tempo dai media. Che ora vengono ritirati fuori uno a uno, con una certa cadenza per massimizzare l’effetto.

Fin dall’inizio la manovra è stata chiara: arrivare al Pontefice. Si è partiti dal tentativo di coinvolgimento del fratello del Papa, riportando i due casi di abuso nel coro di Ratisbona che in realtà erano avvenuti anni prima dell’incarico di Georg Ratzinger e soprattutto erano già noti e chiusi giuridicamente. Ma il nome “Ratzinger” è comunque rimasto nei titoli. Poi è stato tirato fuori un altro caso noto e chiuso, quello del cosiddetto “padre H” nella arcidiocesi di Monaco all’inizio degli anni ’80. Anche questo un caso trattato già a suo tempo, in cui l’estraneità dell’allora arcivescovo Ratzinger era stata chiaramente accertata, persino dal tribunale che giudicò l’accusato. L’ultimo caso uscito sul New York Times è un ulteriore tentativo: anche qui le carte dicono che la Congregazione per la Dottrina della Fede, consultata 20 anni dopo i fatti (gli abusi erano avvenuti negli anni ’70), invitò a tenere il sacerdote in questione comunque alla larga dalle attività pastorali nonostante fossero passati così tanti anni senza evidenze di altri crimini e nonostante la stessa giustizia civile aveva archiviato il caso.

I NUMERI – Allo stillicidio dei casi singoli (sempre gli stessi da decenni rispolverati ad hoc) si unisce il gonfiamento delle cifre per dare l’idea di un fenomeno esteso e incontrollabile. Un esempio lampante è la cifra di 4000 casi di abuso negli Stati Uniti che continuamente viene ripetuta. Quello che si omette di dire è che su quelle 4000 accuse (non sentenze), quelle riguardanti casi di pedofilia sono state 950, che hanno portato a 54 condanne, in un periodo di quarant’anni. I sacerdoti negli Stati Uniti sono 109.000.

I DOCUMENTI .- Un altro elemento è la citazione impropria dei documenti come se ne esistessero di segreti redatti per coprire i crimini dei pedofili. La realtà è che nei due documenti più importanti (pubblici e consultabili anche online) il “Crimen sollicitationis” del 1922 riedito nel 1962 da Giovanni XXIII e nel “De delictis gravioribus” del 2001 firmato dall’allora Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede il Cardinal Ratinger c’è scritto chiaro e tondo che i crimini vanno puntualmente denunciati e perseguiti canonicamente.
Il problema è che i documenti sono redatti in latino ed alcune cattiva traduzioni, unite a malafede, hanno portato a confondere frasi per il loro contrario. Ma anche qui nei titoli è rimasta la sensazione di disposizioni di occultamento dei casi dall’alto.

La realtà è che un sacerdote che si macchia del reato di pedofilia è una cosa ripugnante anche se è uno solo. Così come è terribile il fatto che qualche esponente della Chiesa abbia insabbiato e nascosto i casi. Ma dipingere la Chiesa come un covo di pedofili e il Papa e le gerarchie impegnate a nascondere non solo è falso, è esattamente il contrario della realtà.

IL RUOLO DEL PAPA E I CASI DI PEDOFILIA

Papa Benedetto XVI tra i papi contemporanei è senza dubbio quello che più si è speso per correggere questa piaga della Chiesa.
Per farsi un’idea del suo atteggiamento nei confronti dei casi di abuso è da leggere la recente Lettera ai cattolici irlandesi dove il Pontefice stigmatizza con determinazione il fenomeno, ne indica la radice nell’allontanamento dalla vita di fede da parte di alcuni membri della Chiesa e più in generale in certe confusioni dovute alla secolarizzazione e alla cattiva interpretazione del Concilio Vaticano II; e invita con forza i vescovi che hanno coperto o non reagito adeguatamente a prendersi le responsabilità dei propri atti per far sì che non accada in futuro. Stessa chiarezza e determinazione che il Papa ha mostrato durante il suo viaggio negli USA quando ha incontrato le vittime degli abusi, così come ha fatto in Australia.

CASI IN DIMINUZIONE – Nel frattempo un recente rapporto della Conferenza Episcopale USA (http://www.usccb.org/comm/archives/2010/10-052.shtml) rileva che il numero delle denunce di presunti casi di pedofilia da parte di ecclesiastici ha raggiunto il minimo storico dal 2004 (da quando si sono iniziati a registrare). Un segnale in più che la “politica” di Benedetto XVI sta portando i suoi effetti. Come si è visto più che di un’emergenza incontrollata, qui si tratta di una piaga riguardante soprattutto il passato, a cui si sta mettendo mano con efficacia per raddrizzare le cose.

La realtà, dunque, sembra diversa. Mentre più di 400.000 sacerdoti e un  miliardo di fedeli nel mondo si danno costantemente da fare, qualcuno sta puntando i riflettori su qualche decina di poveri malati per screditare l’intera Chiesa, Benedetto XVI in testa.

© Copyright Affari Italiani