Per la Congregazione per la Dottrina della Fede, la chiesa cattolica nel continente trova difficoltà a combattere gli abusi sessuali “a causa delle differenze culturali” e della “diversa interpretazione su cosa costituisca abuso di minore”

Giacomo Galeazzi da Vatican Insider

A giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede, la Chiesa cattolica in Asia trova difficoltà a combattere la pedofilia «a causa delle differenze culturali» e della «diversa interpretazione su cosa costituisca abuso di minori». Il problema è molto accentuato in Asia, ha riferito monsignor Charles Scicluna, promotore di giustizia presso la Congregazione per la dottrina della fede, a margine del simposio internazionale contro gli abusi sessuali del clero organizzato all’Università Gregoriana di Roma. Per fronteggiare l’«emergenza Asia», nelle scorse settimane monsignor Scicluna ha riunito a Bangkok i leader delle conferenze episcopali asiatiche per un incontro senza precedenti a porte chiuse.

«Sta gradualmente maturando nelle Chiese asiatiche la consapevolezza che esistono abusi e che occorre fare qualcosa». Però, con l’eccezione di quello delle Filippine, gli episcopati asiatici sono in ritardo nell’adeguarsi alle linee-guida contro la pedofilia richieste dalla Santa Sede. «In alcune culture è particolarmente difficile per le vittime uscire allo scoperto e denunciare gli abusi. Stiamo dibattendo con i vescovi asiatici come cambiare una cultura che favorisce il silenzio», evidenzia Scicluna. Per questo sono ancora pochi i casi di abusi denunciati in Asia rispetto alle migliaia di segnalazioni in Europa e negli Stati Uniti. Attenzione alle vittime, capire bene il problema per poter agire bene e con determinazione. Aiutare le chiese di tutto il mondo a formulare piani pastorali efficaci. Prevenzione e formazione. Ai microfoni di Radio vaticana Scicluna riferisce inoltre di missioni sue e del cardinale Levada in diverse parti del mondo, tra cui America Latina e Asia, per sostenere il cammino delle chiese locali nell’intervenire contro questi crimini. Monsignor Scicluna spiega all’emittente pontificia che il simposio, intitolato «Verso la Guarigione e il Rinnovamento», si prefigge di permettere alla Chiesa di dare una risposta globale agli abusi sessuali su minori commessi da membri del clero, e assicurare loro la migliore protezione e tutela. Parteciperanno delegati provenienti da 110 Conferenze episcopali e superiori generali di oltre 30 ordini religiosi.

Primo scopo, spiega il promotore di giustizia vaticano, è la «coscientizzazione: capire bene il problema, il fenomeno triste degli abusi sessuali su minori da parte dei chierici; ma anche poi la determinazione di agire bene perché noi, come Chiesa cattolica, possiamo anche in questa materia così pesante, dare l’ottimo esempio che spetta anche alla nostra missione evangelica». L’attenzione principale, assicura il presule, è alle vittime, sarà di una di loro il primo intervento, ma la Chiesa deve occuparsi anche dei «chierici che hanno fatto del male».

«I diversi esperti che sono stati invitati a parlare, – sottolinea monsignor Scicluna ricordando che la Congregazione ha chiesto alle conferenze episcopali di stilare linee-guida per la lotta agli abusi del clero – sarà quello di offrire spunti per la riflessione ma anche aiuto, perché nelle Chiese locali e negli Ordini religiosi ci sia una politica chiara ed efficace come risposta al fenomeno degli abusi sessuali sui minori». Circa la prevenzione, monsignor Scicluna segnala che «deve nascere dalla base: non solo dall’alto, ma dalla base e dev’essere anche nelle famiglie, nelle scuole, nelle parrocchie: come individuare comportamenti a rischio? Come aiutare i ragazzi e le ragazze, i giovani, a difendersi dall’interferenza maliziosa altrui».

Resta la necessità di collaborare con le autorità civili:  «Parliamo – ricorda il promotore di giustizia – di un fenomeno molto triste che non solo è peccato, ma anche delitto. In quanto delitto, c’è la giusta giurisdizione dello Stato e c’è il dovere di collaborare con questa giurisdizione penale statale». La tolleranza zero è frutto della determinazione mostrata negli anni» dalla Chiesa contro gli abusi del clero. «Prima dal beato Giovanni Paolo II, che ai cardinali americani nel 2002 aveva detto: ’Non c’è posto nel ministero ecclesiale per persone che possono danneggiare, dare scandalo ai giovani. E poi anche la leadership molto forte de Benedetto XVI, che è di grande ispirazione per tutti perché si faccia bene e si faccia prima di tutto quello che possiamo per prevenire e, dove c’è la ferita, per curarla con attenzione e con amore».