Di Giuliano Guzzo

Dispiace contraddire le anime belle, ma forse la sola legittimata a scandalizzarsi per la pedofilia all’interno della Chiesa, oggi, è proprio la Chiesa stessa: i preti, i vescovi, il Santo Padre. A tutto il mondo laico e secolarizzato, invece, conviene di gran lunga tacere. Conviene anzitutto ai moralisti del “New York Times”, che negli ultimi dieci anni hanno pubblicato oltre 150 articoli sulla pedofilia nella Chiesa ignorando quasi sempre studi e notizie sul fenomeno degli abusi nelle scuole pubbliche e dimostrando così che del fenomeno pedofilia in sé, per farla breve, se ne infischiano.

Tacere conviene anche ai giornalisti di “Repubblica“: in un recente editoriale sono arrivati a definire l’arcivescovo di Milwaukee monsignor Weakland, il grande accusatore di Benedetto XVI, “una delle figure più luminose del cattolicesimo degli Stati Uniti d’America […] morto con parole di perdono per coloro che lo avevano ingiustamente coinvolto in accuse infamanti” (Repubblica 26/3/2010); piccola precisazione: monsignor Weakland non è affatto morto anche se non è più l’arcivescovo di Milwaukee dal 2002, quando fu “dimissionato” dopo che un ex studente di teologia l’aveva accusato di violenza carnale, rompendo il segreto che Weakland gli aveva imposto in cambio di 450 mila dollari.

Farebbero bene ad evitare di indignarsi della pedofilia nella Chiesa anche i sostenitori di Michele Santoro, dal momento che il loro idolo ha mandato in onda “Sex and the Vatican” – video della Bbc condannato nel marzo 2008 dal Giudice di pace di Roma che, accogliendo il ricorso di un cittadino indignato e disponendo per lui un risarcimento, lo ha definito una rappresentazione fuorviante del problema della pedofilia – ma non ha fiatato quando, recentemente, un pedofilo siciliano, scarcerato dopo aver violentato ben tre ragazzine, è tornato a stuprare, abusando di una bambina di quattro anni, e nemmeno quando un macellaio veneto, processato per aver fatto sesso con una tredicenne, s’è visto riconoscere dal giudice le attenuanti perché “il sentimento era vero”. Proviamo solo ad immaginare che puntatone avrebbe realizzato la redazione di Annozero se un religioso, dopo aver abusato di tre bambine, fosse stato scarcerato e fosse tornato a violentare una bambina di quattro anni: si sarebbe scatenato l’inferno!

Più in generale, è tutta la galassia culturale contemporanea che farebbe meglio ad ignorare la pedofilia clericale e a pensare ai suoi celebrati intellettuali, primi fra tutti Foucault e Tournier, i magnifici corifei della “pedofilia dolce“, i quali hanno teorizzato un’infanzia totalmente emancipata dai limiti, dagli obblighi e dalle norme, in cui la naturale polimorfia sessuale non venga soffocata dall’ipocrisia sociale, il tutto, si capisce, in nome del libero e imperativo appagamento del desiderio sessuale.

Un’altra buona ragione per tacere, il mondo contemporaneo, ce l’ha nell’aborto: chi tollera in silenzio che ogni anno, nel mondo, non nascano 41.6 milioni di bambini (Cfr. Lancet 10/2007, 370:1338-1345) ha ben poco titolo per spiegare poi che questi vanno rispettati e protetti. A meno che non si voglia sostenere – e in quel caso lo si dica apertamente – che ad sei, sette mesi un bimbo possa essere frullato e a nove diventi repentinamente inviolabile.

Viceversa, se il mondo laico – redazioni del “New York Times”, di “Repubblica” e di “Annozero” comprese – decidesse di continuare ad occuparsi ancora di pedofilia, potrebbe cominciare col dire la propria sulla petizione che Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault e Jack Lang (futuro ministro francese) firmarono, e nella quale si reclamava la legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori. I più fieri avversari della pedofilia nella Chiesa, potrebbero dirci che pensano anche delle trovate di Radio Radicale, che mandò in onda – unica in Italia – il vergognoso programma danese dal titolo “Papà posso toccarti l’uccello?”.

Oppure potrebbero dirci se condividono quanto hanno scritto dei parlamentari radicali – stipendiati dai contribuenti italiani, giova ricordarlo – al quotidiano “Libero” in data 28 aprile 2002:” E’ del tutto inaccettabile la criminalizzazione di un orientamento sessuale in quanto tale, di un modo di ‘essere’, di uno ‘stato’ […] criminalizzare i ‘pedofili’ in quanto tali, al contrario, non serve a tutelare i minori, ma solo a creare un clima incivili“.

Ancora, potrebbero farci sapere se trovano giusto che la venerata cultura laica, ormai diversi anni fa, abbia assegnato nientemeno che il Nobel per la Letteratura ad André Gide, scrittore che nei suoi scritti racconta di quando, nei vicoli di Tangeri e di Casablanca, si divertiva con gli impuberi: se la sentirebbero di assegnare ad un prete pedofilo letterariamente dotato addirittura il Nobel?

Aveva ragione l’attuale Governatore della Puglia, Nichi Vendola, quando, in una intervista del 1985 a “Repubblica”, dichiarava che “non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti”? Oppure ha ragione Daniel Cohen Bendit, capogruppo dei Verdi a Bruxelles, che si è battuto per bocciare la nomina di Rocco Buttiglione alla Commissione Europea dall’alto della sua esperienza di insegnante che, come egli stesso racconta, abbassava i pantaloni ai suoi alunni? In attesa di avere chiarimenti e risposte ci viene un dubbio, che è questo: a tanti laici, quando si parla di pedofilia, forse conviene davvero tacere

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