Metà della popolazione «over 60» vive da sola Gli analisti: è colpa della legge sul figlio unico
di Luca Miele
Tratto da Avvenire del 7 gennaio 2011

Una legge per “obbligare” i fi­gli adulti a visitare regolar­mente i propri genitori an­ziani, a occuparsi dei loro bisogni psicologici e a non abbandonarli alla solitudine. È quanto prescrive­re una bozza di emendamento del­la legge cinese sulla protezione e la tutela dei diritti degli anziani, risa­lente al 1996. Lo ha riferito ieri il China Daily. Non solo: un funzio­nario del ministero degli Affari ci­vili ha dichiarato che, in base alla nuova normativa, sarà esteso an­che ai cittadini sopra gli 80 anni il sussidio di anzianità e saranno lo­ro garantite assistenza medica gra­tuita ed altri benefici. Le associa­zioni di volontariato e gli operato­ri sociali saranno poi incoraggiati a offrire servizi a domicilio per colo­ro che hanno difficoltà di movi­mento.

La vecchiaia in Cina si sta trasfo­r­mando da età particolarmente ve­nerata a una vera e propria emer­genza sociale. Secondo le stime, metà dei quasi 167 milioni di per­sone appartenenti alla fascia della popolazione anziana cinese vivo­no da soli, spesso senza che nessu­no si occupi di loro sia dal punto di vista materiale che morale. È que­sta emergenza ha un nome: la leg­ge del figlio unico che ha immobi­­lizzato la crescita della popolazio­ne cinese, “bloccando” dalla sua entrata in vigore alla fine degli an­ni Settanta, la nascita a 400 milio­ni di bambini. Ma quali sono i “risultati” di trent’anni e più di pesanti restri­zioni sulle nascite? Il più vistoso è la sperequazione tra maschi e fem­mine, più spesso vittime degli a­borti selettivi. In Cina nascono cir­ca 119 maschi per 100 femmine. Se­condo un rapporto ufficiale, nel 2020 più di 24 milioni di uomini ci­nesi non potranno sposarsi per mancanza di donne. Non basta. La  Cina invecchia. Secondo le Nazio­ni Unite nel 2050 il 30 per cento del­la popolazione avrà 60 anni e gli “o­ver 80” saranno circa 100 milioni. La popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni diminuirà del 10 per cento. Un documento pubblicato sul China Daily ha ammesso che gli aborti nel Paese ammontano a 13 milioni. Ogni anno. Una gigan­tesca macchina burocratica vigila sulla sua applicazione. Secondo di Harry Wu, fondatore della Laogai Research Foundation, la Commis­sione statale per la popolazione na­zionale e la pianificazione familia­re impiega 520mila dipendenti a tempo pieno e oltre 82 milioni a tempo parziale.

Il consenso sociale attorno alla leg­ge è ormai polverizzato. E trova sempre meno riscontri anche nel­le voce “ufficiali”. Zuo Xuejin, vice presidente alla Shanghai Academy of Social Sciences, ha tagliato di netto il nodo: «La maggior parte dei motivi che hanno condotto ad a­dottare questa politica non sono più validi». Mentre Li Jianxin, pro­fessore associato di studi di demo­grafia dell’Università di Pechino, è arrivato a proporre la sua ricetta: «Famiglie con almeno due figli».