Fra gli anni Quaranta e Sessanta molte coppie infertili della Londra bene si rivolsero alla clinica del dottor Bertold Wiesner per concepire grazie a una donazione di seme: lui, in segreto, si occupò personalmente della questione e potrebbe aver avuto, si è appena scoperto, oltre 600 figli biologici. Oggi per chi vuole restare incinta la presenza contingente di un maschio, così come quella di una clinica, è invece irrilevante: basta Internet, con soluzioni adatte a tutte le esigenze e a tutte le tasche, anche se spesso illegali.
Il prodotto va davvero fortissimo e il mercato è in crescita: come ha scritto Jay Newton-Small sul settimanale Time la scorsa settimana, gli Stati Uniti sono il maggior esportatore al mondo di seme, grazie alla possibilità di donazioni anonime, alla presenza di esemplari di tutte le razze e alla disponibilità delle cliniche anche nei confronti di donne single e coppie gay. Sul sito della California Cryobank, colosso della procreazione assistita, si può selezionare un donatore che sembra Beckham o Clooney: la clinica ritiene che individuare somiglianze con le celebrità aiuti a «umanizzare il processo», quello non molto romantico che dallo schermo passa per un freezer. Qui fare il donatore è un lavoro: con tre depositi a settimana si guadagnano 1.200 dollari al mese. Banche come questa talvolta accettano pagamenti con carta di credito per la spedizione del prodotto a una clinica in cui la donna possa utilizzarlo oppure – nei Paesi come l’Italia in cui è proibita l’eterologa, ovvero la fecondazione con gameti al di fuori della coppia – a domicilio. Ma passare per un centro costa, la soluzione è il fai da te.

Sul sito di annunci Craigslist un 37enne di Philadelphia che si spaccia per belloccio offre il suo seme: garantisce un buon corredo genetico (è alto, intelligente, giusto un po’ stempiato) e un infallibile risultato, visto che ha messo incinta due donne che prendevano la pillola. Ai barattoli preferisce l’inseminazione “tradizionale” e a questo scopo, prima di procedere, chiede di sapere il contributo economico previsto e vedere le foto dell’aspirante madre.

Utenti di queste offerte, reperibili su forum specifici o persino su eBay, sono le coppie sterili oppure lesbiche. Il libero mercato del seme online è iniziato nel 2003 quando un imprenditore fondò Babydonors, l’azienda che offriva una “dose di prodotto” a 2.500 euro, poi scomparsa dal Web durante le indagini dell’authority americana Fda. Nello stesso periodo la MenNotIncluded («Uomo Non Incluso»), ora irrintracciabile, annunciò la nascita della sua prima creatura per corrispondenza. Nel 2010 in Gran Bretagna due uomini finirono in carcere per aver guadagnato 250mila sterline con una banca del seme online illegale, che da uno scantinato a Reading aveva spillato denaro a 800 donne.

Ma non tutti lo fanno per soldi: sul Web esistono benefattori che offrono gratis il proprio seme, garantendo a seconda dei casi la propria scomparsa (con scrittura privata) o una flebile presenza (impossibile con i donatori anonimi delle cliniche). Il più famoso di loro è un Wiesner in erba dei giorni nostri, Trent Arsenault, 36enne vergine bruttino e 14 volte padre. In casa ha un arsenale di barattoli sterili che riempie e distribuisce – dapprima alle amiche gay, ora a chi lo contatta – tre volte a settimana. La stampa ha creato per lui un nuovo genere, il donorsexual.

La Fda, preoccupata per i mancati controlli medici, sta indagando sulla sua attività ma sono migliaia i siti, come freespermdonorregistry.com, che offrono questi servizi. «Ora sarà difficile regolamentare questo traffico, specialmente viste le dimensioni mondiali del turismo riproduttivo – ci dice Jennifer Lahl, presidente del californiano Center for Bioethics and Culture e autrice del documentario “Anonymous Father’s Day”, un viaggio fra i figli (smarriti) delle provette anonime appena presentato a New York –. Il concepimento si è trasformato in un’industria guidata dal mercato basata sui desideri dei consumatori. Il miglior modo per fare un passo indietro rispetto alla commercializzazione dei figli sarebbe tornare a mettere i loro interessi al centro. È giusto fabbricare intenzionalmente bambini che non sapranno mai da dove vengono?».

Chi regala il proprio seme ritiene di voler dare il proprio contributo all’altrui felicità o a un mondo migliore, colonizzato da una progenie geneticamente perfetta. Non importa poi che le possibilità di concepire un figlio con questa modalità artigianale siano bassissime, perché in fondo è tutto gratis. Le signore interessate prendono contatti con il donatore, lo incontrano e avviene la consegna, in un bar o in un hotel. Poi basta un bagno o ancor meglio un letto, il barattolo e una siringa senz’ago e il gioco è fatto. Uomo (e papà) non incluso.

Valentina Fizzotti da Avvenire