di M. Diaferia

Tempi duri, tempi angosciosi, tempi di crisi. Chi è cattolico e ama la Chiesa come madre e sorella, non può che sentirsi disorientato davanti a questa situazione che stiamo vivendo.

Ogni giorno sfogliamo i giornali o apriamo le pagine su internet: non manca mai un aggiornamento che non faccia altro che aggiungere sconforto a sconforto.

Se la Chiesa fosse una società calcistica, dovrebbe ordinare il silenzio stampa.

Avrete tutti notato come da quando Papa Benedetto ha deciso di “scoperchiare il pentolone”, scrivendo quella terribile lettera alla Chiesa di Irlanda, ciò sia stato preso come una sorta di “liberi tutti”, con la conseguenza che dalle bocche e dalle penne di vaticanisti, cardinali, religiosi, intellettuali hanno cominciato a fluire parole in libertà.

La virtù cristiana della prudenza è stata per il momento accantonata e ognuno, sicuramente con le migliori intenzioni, non ha fatto altro che esprimere i suoi sentimenti e il suoi pensieri senza pensare minimamente all’interpretazione che poi ne avrebbero data i mass-media.

Questo bailamme è stato un ottimo servizio ai nemici della Chiesa, che stanno godendo come matti nel presenziare ai carachiri ecclesiastici, tanto che neppure devono faticare per affondare i coltelli nelle nostre piaghe: bastiamo già noi cattolici ampiamente.

Un vero “capolavoro” mass-mediatico, quello combinato nel giro di poche settimane, che ha messo alla sbarra interi episcopati, il voto di castità del sacerdozio, il metodo di elezione dei vescovi, la Curia Romana e, di conseguenza, il Pontefice stesso. Come corollario, pure incidenti diplomatici con Ebrei e Protestanti.

Tutto questo, dati alla mano, per un fenomeno che riguarda una percentuale bassissima del clero. Un problema, quello della sessualità malata (la pedofilia è uno dei suoi tanti aspetti), che sarebbe bello estirpare, ma che è fisiologico, visto che – ed è ridicolo che ci si scandalizzi – anche chi ha espresso voti religiosi o ha ricevuto il sacramento dell’Ordine, commette gli stessi peccati degli altri esseri umani ed è sottoposto alle stesse devianze e malattie.

Il paradosso di questi ultimi giorni è la discesa in campo di nuove “truppe” (ultimo il Card. Sodano) a difesa delle mura vaticane, che sarebbero sotto assedio “dall’esterno”.

Eppure, se mettiamo insieme la lettera del Papa agli irlandesi (solo lui sa perché non abbia scelto la più comoda e consueta via della lettera enciclica, che avrebbe offerto più spazio ad un esame scientifico, morale e giuridico del problema pedofilia, avrebbe coinvolto e costretto ad un esame di coscienza tutti gli episcopati, avrebbe dato l’occasione di spiegare come mai solo nel XXI secolo si è deciso un cambio di stile nell’affrontare un problema che c’è sempre stato, indicando vie per limitarlo, se non per estirparlo del tutto, e avrebbe potuto contemporaneamente annunciare una nuova stagione di redenzione della Chiesa, applicando lo stesso metodo per i peccati commessi contro altri importantissimi comandamenti), i mea culpa “senza se e senza ma” dell’Arcivescovo di Vienna, le rivelazioni di alcuni prelati tedeschi e americani, le difficoltà per la Curia non sono tanto venute dai soliti mezzi di comunicazione anticlericali, ma dall’interno stesso della Chiesa.

Si continua a dare per scontato che Benedetto XVI sia sotto tiro. Apparentemente sembra così, anche se, in verità, nessuno nega, neanche tra i “lontani”, che l’attuale Pontefice sia invece colui che ha fatto di più in questo ambito.

Al massimo, nel mirino sta il Card. Ratzinger, per i tanti anni che è stato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: c’è chi lo accusa di non aver fatto nulla, pur avendo saputo; c’è chi invece lo difende dicendo che non sapeva e se anche sapeva, non ha potuto far nulla, se non una volta diventato Papa nel 2005.

Ecco il nodo della questione, inquietante e paradossale per certi versi, che, stranamente, non trovo molto approfondita sui giornali.

Intanto bisogna stare attenti che, a furia di voler salvaguardare il buon nome della Curia romana, non si dia l’impressione che la Chiesa Cattolica sia acefala almeno quanto quella Ortodossa. Infatti, se continuiamo a insistere sul fatto che gli episcopati nazionali, se decidono di nascondere la sporcizia sotto il tappeto, ce la fanno benissimo ed è pure tutto sommato facile, a questo punto ci si domanda che ci stiano a fare tutti quei monsignori e cardinali a capo di numerosi dicasteri, se non sono in grado di sapere nulla di quello che avviene al di là di Via della Conciliazione. E che servizio possono rendere al Pontefice in questo modo? Ampliando il discorso, qualche fedele potrebbe chiedersi quali altri scheletri sono riposti negli armadi dei palazzi vescovili sparsi nel mondo.

Do quindi per poco credibile che in Vaticano negli ultimi decenni ignorassero che alcuni sacerdoti e religiosi tenessero comportamenti diseducativi (non dimentichiamo anche le punizioni corporali e psicologiche, gli insegnamenti dottrinali fuorvianti, il lassismo dilagante, la sciatteria, ecc.) nei confronti dei giovani: sarebbe interessante capire perché si è sempre scelto un altro tipo di intervento rispetto a quello prospettato nella lettera agli Irlandesi, dove, per esempio, si dà una certa disponibilità alla collaborazione con la giustizia umana, cosa che potrebbe avere conseguenze inquietanti, se interpretata troppo alla lettera.

C’è chi chiama “insabbiamento”, “copertura” il metodo usato in passato. Non mi addentro qui a giudicare questo aspetto. Ricordo però a tutti coloro che ora nella Chiesa fanno a gara nel dimostrare che “io l’avevo segnalato, ma in Vaticano…” e che, per non essere fraintesi, aggiungono “il Card. Ratzinger, per carità, non ha colpe, anzi…”, che forse si dimenticano che a quei tempi regnava un pontefice, del quale si sta per chiudere il processo di beatificazione. Dove vogliono arrivare? Che intenzioni hanno?

Un piccolo segnale preoccupante è arrivato l’altra sera, anzi notte, vista l’ora in cui è andato in onda il programma “Porta a Porta” su Giovanni Paolo II, con la presenza, tra gli altri, di Vittorio Messori. Ecco, proprio Messori ha pronunciato alcune frasi che, dette da uno che di certe cose capisce, fanno pensare.

Stimolato dal conduttore a dire chi può voler rallentare l’iter di beatificazione del papa polacco, lo scrittore ha detto senza mezzi termini: “Alcuni esponenti della Curia”. Perché? Per il fatto che come Papa pensava più ad andare in giro per il mondo ad evangelizzare che a governare la Chiesa. Giudizio non certo lusinghiero, se pur ben confezionato come sa fare Messori, per un Papa che ha dimostrato tanta stima nei suoi riguardi (vedi la citazione nel suo libro-testamento).

Non è la prima volta che l’autore di “Ipotesi su Gesù”, dietro ad un apparente desiderio di spiegare il pontificato di Giovanni Paolo II, in realtà lo sminuisce e lo critica, soprattutto confrontandolo con quello attuale, che forse, per motivi suoi, preferisce.

Non vorrei però che Messori avesse ragione e che da questa vicenda degli scandali sessuali ne uscisse offuscata non l’immagine del Papa attuale, ma dei predecessori, in particolare del suo amico Karol Wojtyla, che ha governato la Chiesa per più di 26 anni. In fondo, non sono tutti di sua nomina i vescovi implicati negli scandali? Non fu fermata o frenata la mano del Prefetto Card. Ratzinger durante il suo pontificato? E infine, non fu proprio Ratzinger a dare quello sconfortante quadro della Chiesa del 2005, barca che faceva acqua da tutte le parti e piena di sporcizia, mentre Giovanni Paolo II seguiva da un televisore la Via Crucis abbracciato a Gesù Crocifisso, con i segni della morte e di chissà quale dolore, sul volto a noi nascosto, a sentire quelle parole dopo anni di lavoro al servizio della Chiesa?

Sì, dal modo con cui si sta gestendo questa delicata vicenda, può uscirne solo male proprio Giovanni Paolo II e sarebbe veramente un’ingiustizia nei suoi confronti, nei confronti di un grande uomo, di un grande cristiano che non può più difendersi, visto che la sua inconfondibile voce, ormai, è spenta per sempre.

È compito a questo punto di Papa Benedetto mettere ordine in questa situazione, pronunciando una parola definitiva su tutta questa vicenda, intanto estendendo a tutti i successori degli Apostoli, a partire da Pietro, il cammino penitenziale indicato agli irlandesi, riconoscendo errori da parte di tutti, dove ci sono stati, evitando però di generalizzare e rispondendo con fermezza, colpo su colpo, a chi infanga senza prove provate. Spiegando serenamente il perché una volta si riteneva meglio per la Chiesa e per i fedeli risanare gli scandali in modo silenzioso e discreto, mentre oggi, invece, no. Non preoccupandosi troppo di “far contento” il mondo, dicendo e scrivendo quello che esso vuole sentire e leggere: tanto, come Gesù ci ha insegnato, a questo mondo non apparteniamo e da questo mondo saremo sempre perseguitati.