di Francesco Natale
Tratto dal sito Ragionpolitica.it il 21 novembre 2009

Limitarsi a definire Terry Gilliam «visionario» è come voler ridurre il cinema di David Lynch a semplice surrealismo o definire la musica dei Rammstein «New Metal».

Al di là dell’indiscutibile talento immaginifico, Terry Gilliam è uno dei pochi cineasti di fama mondiale ancora capace di raccontare belle storie nelle quali la delicatezza tipica del fiabesco tradizionale si fonde e s’intreccia con gli elementi apparentemente deteriori che caratterizzano la vita moderna: lo squallore delle realtà urbane cementificate, il traffico nevrotico delle strade, la fretta costante che affligge l’uomo moderno anche nei momenti di relax sono alcuni degli elementi che vengono filtrati, rielaborati e riqualificati proprio dall’elemento fiabesco, il quale si insinua, in punta di piedi all’inizio e sempre più prepotentemente col progredire della narrazione, nel vissuto quotidiano dei protagonisti. La distinzione netta tra favola e realtà si stempera in un melange complesso e affascinante nel cinema di Gilliam: egli ci spinge, o, meglio, ci offre la possibilità di guardarci dentro e, quindi, di guardare la realtà esterna con occhi diversi. E’ un cinema che trasmette significati e valori positivi senza melensaggini diabetiche: riempie, in una parola, i tanti vuoti, i tanti buchi che tarlano l’assurda vita dell’uomo moderno, e lo fa giocando sugli archetipi, sull’ironia, sulla trasmissione di emozioni che, proprio perché espresse in maniera paradossale e surreale, risultano terribilmente credibili.

Nella visione di Gilliam, dietro ogni squallido angolo di periferia si può celare un Dottor Parnassus, un irriverente Re Artù (quello de «La ricerca del Graal», storico film dei Monthy Python, gruppo di comici di cui Gilliam fu fondatore e animatore), un Barone di Munchausen, pronti, con la loro apparente pazzia che in realtà è perfetta sanità, a ricolorare le zone grigie, a ricucire gli strappi, le lacerazioni che il feticismo materialista e l’illuminato positivismo hanno creato nel tessuto ove uomo e realtà si fondono, generando quell’aberrante fenomeno caratteristico della modernità che potremmo definire «solitudine nella moltitudine». In una parola, Gilliam tenta (e spesso riesce) di ridare all’uomo qualcosa che egli scioccamente si è fatto strappare via: la dignità del sogno.

Anche questa sua ultima opera è perfetta sintesi della Weltanschauung del regista: il Dottor Parnassus ha stretto un patto diabolico per vincere la morte, promettendo ad uno scapestrato Lucifero (interpretato da un eccezionale Tom Waits) l’anima della propria figlia come contropartita. Ma egli in realtà ha in mente di rinegoziare lo scellerato accordo, garantendo cinque anime malvagie in sostituzione. E così gira per il mondo proponendo agli sparuti passanti il suo spettacolo da Luna Park, attrazione principale del quale è uno specchio che conduce verso altri mondi. In realtà, chi entra nello specchio viene messo di fronte ad una scelta: bene o male, via facile o via difficile, luce od ombra. E in base alla scelta effettuata l’incauto visitatore riscoprirà se stesso o finirà nelle grinfie di Lucifero.

Ma lo spettacolo non riscuote mai adeguato successo, e la scalcinata compagnia teatrale di Parnassus cede sempre più allo sconforto: non basta essere sognatori per vincere la sfida contro il diavolo. Il destino subisce una brusca impennata quando, per caso, i teatranti salvano un uomo impiccato sotto un ponte. L’uomo misterioso (interpretato da più attori per supplire alla intempestiva morte di Heath Ledger, originario protagonista) ha una spiccata ed inusuale attitudine commerciale, e rilancia così in maniera brillante lo show di Parnassus. Sembrerebbe inevitabile il lieto fine e la vittoria del Dottore su Lucifero ma… niente è mai lineare e netto nelle storie di Gilliam, come scoprirete se andrete a vedere il film.

Parnassus è un film che vi divertirà, vi commuoverà, vi farà ridere e, forse, riflettere un poco. Non vi lascerà indifferenti in ogni caso. Anzi, guardare Parnassus è, da un certo punto di vista, proprio come entrare nel magico specchio dell’omonimo Dottore. Siate avvisati…