«Paritarie chiuse? Un dramma per lo Stato»


«La scuola paritaria? Un patrimonio culturale e pedagogico da difendere». E non solo. «La sua presenza rappresenta per lo Stato un enorme risparmio economico». E in tempi di «spending review (controllo della spesa) non intervenire a sostegno della loro attività rischia di apparire antieconomico». Parole non nuove, ma a sorprendere è l’interlocutore che pronuncia queste frasi. È il direttore dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia, Giuseppe Colosio, il «rappresentante» del ministero dell’Istruzione in questo territorio da sempre motore del Paese.

«So bene che queste mie parole potranno risultare sgradite a qualcuno – riconosce Colosio –, ma sono fortemente preoccupato per alcuni segnali negativi che arrivano dal mondo della scuola paritaria, in profonda sofferenza. Come direttore scolastico regionale sotto la mia competenza ricade l’intero sistema scolastico pubblico, dunque anche le paritarie». E la preoccupazione del direttore Colosio è davvero grande. Molte le cause.

«Oggi in Lombardia sul milione e mezzo di studenti – spiega il direttore Colosio – oltre 305mila sono iscritti a istituti paritari». Un loro passaggio in blocco a scuole statali «costerebbe allo Stato un miliardo e 400 milioni di euro». Oggi per l’intero sistema paritario lombardo, «lo Stato sborsa 120 milioni di euro». I conti del risparmio statale sono presto fatti: poco meno di un miliardo e 300 milioni. Per non parlare del capitolo relativo alla formazione professionale gestita dalla Regione che con 45mila iscritti, rappresenta per lo Stato un risparmio di 450 milioni di euro.

Cifre pesanti, che il direttore scolastico regionale osserva con grande attenzione, anche perché i segnali sono tutt’altro che incoraggianti con diversi Comuni che «tendono a statalizzare le proprie scuole dell’infanzia». Insomma anche i Comuni gestori di scuole paritarie, «come ho detto al sindaco di Milano Giuliano Pisapia – racconta Colosio –, ricordandogli che lui è uno tra i maggiori gestori di scuole paritarie (oltre 170, ndr), o come dicono alcuni private». Da quando è arrivato negli uffici di via Ripamonti tre anni fa. Colosio ha dovuto affrontare una politica di riduzione delle spese (annualmente questa direzione gestisce circa 7 miliardi di euro), che comporterà anche una nuova collocazione della stessa direzione regionale e dell’ex Provveditorato agli studi di Milano. «Si capisce come quelle cifre debbano far riflettere – aggiunge Colosio – arrivando a comprendere che anche da un punto di vista economico per lo Stato è decisamente più conveniente che la scuola paritaria continui la propria attività».

Ma «la mia preoccupazione – aggiunge il direttore Colosio – non è meramente economica. L’esistenza della scuola paritaria per il sistema scolastico lombardo è preziosa dal punto di vista culturale e pedagogico». Un esempio? «Nella nostra Regione abbiamo praticamente azzerato la dispersione scolastica fino ai 16 anni e fortemente ridotto quella fino al conseguimento di un diploma o una qualifica professionale ai 18 anni».

Un obiettivo, sottolinea Colosio, «raggiunto grazie alla presenza delle paritarie, che con il proprio stile sono state in grado di recuperare ragazzi che sembravano destinati a uscire dal sistema scolastico». Uno stile «presente anche in molti istituti statali, ma dove vi è maggior rigidità strutturale e organizzativa, che a volte non aiuta». E qui si innesta un secondo aspetto importante. «In un’epoca dove il sapere viaggia attraverso molti canali – dice il direttore regionale –, serve una scuola che aiuti i ragazzi a sviluppare una capacità di giudizio sulle informazioni. E su questo punto la scuola paritaria dedica molta attenzione».

Insomma questa «pluralità di soggetti» e questa «articolazione di modelli pedagogici» sono, per Giuseppe Colosio, «armi vincenti» per il sistema scolastico lombardo. Armi che il direttore regionale punta a far «diventare patrimonio di tutti, potenziando le occasioni di incontro e di lavoro comune tra statali e paritarie». Una osmosi da cui tutti i settori «possano trarre elementi positivi». Soprattutto «nel campo delle innovazioni dove le paritarie hanno molto da dire e da offrire». Una osmosi, si augura Colosio, che dovrebbe portare «anche una minor rigidità nel sistema statale».

Qualche esempio? «Pensi al reclutamento. Oggi è un aspetto burocratico che non valorizza affatto competenze e preparazione dei soggetti, che trattiamo come numeri, non come persone». Ma anche «la libertà di scelta delle famiglie, dirimendo la confusione tra chi stabilisce gli obiettivi, che sono gli utenti (famiglie, studenti, mondo del lavoro, Enti locali, per fare qualche esempio), e chi garantisce con la propria professionalità, il conseguimento degli obiettivi». Insomma, conclude il direttore regionale Colosio, «liberare la scuola dalle troppe rigidità strutturali e organizzative».

Enrico Lenzi da Avvenire
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