Il linguaggio “duro” di Gesù spinge molti al rifiuto e all’abbandono, oppure ad adattarlo alle mode dei tempi snaturandone il senso. Ma seguire il Signore riempie di gioia. Benedetto XVI scherza sul suo polso ormai libero dal gesso, reso necessario dopo la sua caduta in Valle d’Aosta. Un saluto ai partecipanti del Meeting di Rimini.

Castel Gandolfo (AsiaNews) – Seguire Gesù “riempie il cuore di gioia e di senso pieno alla nostra esistenza, ma comporta difficoltà e rinunce perché molto spesso si deve andare controcorrente” rispetto alla mentalità presente nel mondo. È la conclusione del commento di Benedetto XVI al vangelo della domenica (la parte conclusiva del 6° capitolo di Giovanni), quando Gesù, dopo il suo discorso sul “pane della vita disceso dal cielo” trova una grande resistenza nei Giudei e nei discepoli.
“Il quarto Evangelista – spiega il papa – riferisce la reazione della gente e degli stessi discepoli, scandalizzati dalle parole del Signore, al punto che tanti, dopo averlo seguito sino ad allora, esclamano: ‘Questa parola dura! Chi può ascoltarla?’ (v. 60). E da quel momento ‘molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con Lui’ (v. 66). Gesù però non attenua le sue affermazioni, anzi si rivolge direttamente ai Dodici dicendo: ‘Volete andarvene anche voi?’ (v. 67)”.
“Questa provocatoria domanda – continua il pontefice – non è diretta soltanto agli ascoltatori di allora, ma raggiunge i credenti e gli uomini di ogni epoca. Anche oggi, non pochi restano ‘scandalizzati’ davanti al paradosso della fede cristiana. L’insegnamento di Gesù sembra ‘duro’, troppo difficile da accogliere e da mettere in pratica. C’è allora chi lo rifiuta e abbandona Cristo; c’è chi cerca di ‘adattarne’ la parola alle mode dei tempi snaturandone il senso e il valore. ‘Volete andarvene anche voi?’. Quest’inquietante provocazione ci risuona nel cuore ed attende da ciascuno una risposta personale. Gesù infatti non si accontenta di un’appartenenza superficiale e formale, non gli è sufficiente una prima ed entusiastica adesione; occorre, al contrario, prendere parte per tutta la vita ‘al suo pensare e al suo volere’. SeguirLo riempie il cuore di gioia e di senso pieno alla nostra esistenza, ma comporta difficoltà e rinunce perché molto spesso si deve andare controcorrente”.
Alla domanda di Gesù (“Volete andarvene anche voi?”), rispende solo san Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Giov. 6, vv. 68-69).
E Benedetto XVI conclude: “Cari fratelli e sorelle, anche noi possiamo ripetere la risposta di Pietro, consapevoli certo della nostra umana fragilità , ma fiduciosi nella potenza dello Spirito Santo, che si esprime e si manifesta nella comunione con Gesù . La fede è dono di Dio all’uomo ed é, al tempo stesso, libero e totale affidamento dell’uomo a Dio; la fede docile ascolto della parola del Signore, che ‘lampada’ per i nostri passi e ‘luce’ sul nostro cammino (cfr Salmo 119, 105). Se apriamo con fiducia il cuore a Cristo, se ci lasciamo conquistare da Lui, possiamo sperimentare anche noi, insieme al santo Curato d’Ars, che ‘la nostra sola felicità su questa terra è amare Dio e sapere che Lui ci ama’. Chiediamo alla Vergine Maria di tenere sempre desta in noi questa fede impregnata di amore, che ha resa Lei, umile fanciulla di Nazaret, Madre di Dio e madre e modello di tutti i credenti”.
In apertura Benedetto XVI aveva scherzato con i pellegrini nel cortile di Castel Gandolfo, mostrando il suo polso senza gesso, dopo la caduta che aveva avuto in Val d’Aosta. “Ma – ha detto – devo ancora stare alla scuola della pazienza”, intendendo forse che deve sottomettersi a qualche fisioterapia per riprendere la piena funzionalità.
Dopo la preghiera mariana e prima dei saluti nelle diverse lingue, il pontefice ha rivolto un saluto ai partecipanti alla 30ma edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, apertosi oggi a Rimini, a cura del movimento di Comunione e Liberazione. Commentando il titolo di questa edizione (“La conoscenza è sempre un avvenimento”), egli ha detto: “auguro che esso [il Meeting] sia occasione propizia per comprendere che ‘Conoscere  non è un atto solo materiale, perché … in ogni conoscenza e in ogni atto d’amore l’anima dell’uomo sperimenta un «di più » che assomiglia molto a un dono ricevuto, ad un’altezza a cui ci sentiamo elevati’ (Enc. Caritas in Veritate, n. 77)”.