Salvatore Izzo

Come vaticanista dell’Agenzia Italia, mio malgrado mi sono  dovuto occupare in modo ricorrente del tema degli abusi sessuali compiuti sui minori, cioe’ di orrendi reati (per di piu’ commessi in ambienti religiosi nati per la proteggere l’infanzia). Preferisco non utilizzare la parola pedofilia – se possibile – nei miei lanci perche’ e’ di per se’ ambigua: la sua radice infatti e’ la stessa di zoofilia o cinefilia, che descrivono invece attitudini positive.
Gli abusi sono invece veri e propri stupri e sarebbe piu’ coerente parlare di pedofobia.
E da questa considerazione vorrei partire per richiamare l’attenzione su un primo aspetto che personalmente considero assai inquietante: la cultura classica e quella moderna hanno in qualche modo giustificato questa perversione sessuale che – se realizzata – sfocia invece necessariamente in comportamenti criminali.
Faccio due esempi addirittura banali: i filosofi greci e il romanzo Lolita. Ma recentemente ha fatto scalpore anche Melissa P, un vero caso ”letterario”. Altre perversioni sessuali non hanno goduto di simili testimonial.
Ancora: potenti ”alleate” di questa perversione sono alcune battaglie politiche considerate di civilta’: leggi e sentenze che dichiarano lecito il fatto che una minorenne possa abortire o utilizzare contraccettivi senza il permesso dei genitori che tipo di messaggio danno?
E i distributori di preservativi nei licei, dove i ragazzi del primo anno spesso non hanno nemmeno compiuto i fatidici 14 anni?
Doloroso – per me – e’ poi il capitolo dei media, dove ci sono altri alleati inconsapevoli della pedofilia: i pubblicitari che utilizzano i bambini per far loro scimmiottare i grandi, ma anche le tv che al posto del pomeridiano Zecchino d’oro e dei suoi proverbiali ”44 gatti” programmano show serali con piccoli divi imbellettati e impegnati in brani seduttivi se non addirittura trasgressivi.
Un capitolo a parte meriterebbero i programmi tv che hanno sostituito nella fascia pomeridiana la benemerita tv dei ragazzi e che sono fatti e pensati per adulti (anagrafici) ma consumati anche dai bambini, che possono cosi’ assorbire messaggi non proprio adatti alla loro eta’ dai ‘naufraghi’ dell’Isola o dai ‘reclusi’ della casa del GF – curiosamente per i reality si utilizzano termini etimologicamente evocatori di disgrazie – commentati da un piccolo esercito di opinionisti al quale non manca mai la foglia di fico di qualche prete un po’ vanesio. E c’e’ internet, dove la pedopornografia e’ solo la punta di un iceberg, perche’ in rete i bambini sono vittime potenziali anche di altri abusi, basta pensare alle chat che li mettono in contatto con chiunque voglia celarsi dietro un accattivante nikname.
Quanti nemici inconsapevoli dei bambini sono nascosti nei media! Il fatto che siano ”inconsapevoli” li scusa? Anche le agenzie viaggi che programmano i viaggi in Thailandia rischiano di essere complici ”inconsapevoli” di crimini gravissimi commessi dai turisti sessuali, e nessuno ovviamente dice niente. Pero’ se quando vado a fare un biglietto aereo mi accorgo che pubblicizzano questa ”merce” magari cambio fornitore.
Tutto questo solo per sottolineare che c’e’ un’ambiguita’ di fondo sul tema della pedofilia e che sarebbe necessario, per combattere piu’ seriamente e radicalmente il fenomeno, prendere coscienza anche di questi altri aspetti.
E veniamo al tema degli abusi nella Chiesa.
Le statistiche parlano di una tendenza alla pedofilia diffusa nello 0,3 per cento della popolazione, questo non vuol dire, grazie a Dio, che poi in Italia ci siano 3 pedofili abusatori – cioe’ stupratori e dunque pericolosi criminali – ogni mille abitanti: semplicemente ci da’ le dimensioni potenziali del rischio che corrono i bambini nelle loro case, a scuola, nelle palestre. Nelle parrocchie il rischio e’ inferiore, se ci fermiamo al dato statistico dell’associazione Meter che parla di 80 sacerdoti italiani inquisiti per abusi sessuali su minorenni, per la maggior parte adolescenti, contro (parola finalmente appropriata) circa 40 mila tra secolari e religiosi.
Dato che peraltro e’ abbastanza omogeneo con le statistiche dei vescovi americani. Ma certo l’esiguita’ di queste percentuali non puo’ tranquillizzarci. Ed e’ evidente che il crimine degli abusi risulta ancora piu’ intollerabile se a commetterlo e’ un religioso. Ma dobbiamo anche essere consapvoli del rischio che quegli stessi ”nemici” dei bambini che sono annidati nei nostri media e nel mondo politico possano cadere – diciamo in buona fede – in quella trappola che genericamente e’ chiamata ricerca di un capro espiatorio.
Per questo dobbiamo chiederci cosa ha fatto la Chiesa nel tempo contro questa piaga e cosa sta facendo adesso, sotto l’impulso del Papa.
Mentre nell’antica Grecia e non solo, la pedofilia era più’ che tollerata, Gesu’ Cristo si e’ scagliato con le parole piu’ dure del Vangelo contro chi ”scandalizza” i piccoli. Parole inascoltate, ci dice la storia dello schiavismo che si e’ protratto nel civilissimo Belgio – e non solo – fino agli inizi del secolo scorso, grazie ai possedimenti africani di re Leopoldo (e non possiamo non piangere i bambini seviziati nei campi di concentramento nazisti). Ma chi ricorda queste violenze? La Chiesa ha parlato con voce alta a difesa dei bambini, non da oggi: san Marcellino Champagnat, fondatore dei fratelli maristi, dedico’ tutti i suoi sforzi nella Francia post-napoleonica alla protezione dell’infanzia anche dagli abusi sessuali. Lo stesso ha fatto da noi Don Bosco.
E nel mondo di oggi nessun uomo ha fatto e sta facendo quanto Joseph Ratzinger. La Lettera Pastorale ai cattolici dell’Irlanda – che qualifica come peccati di cui rendere conto a Dio e alla societa’ sia gli abusi che le coperture – e’ stata salutata come un fatto nuovo e certamente lo e’.
Ma e’ anche e soprattutto uno sviluppo conseguente del coraggioso Magistero di Benedetto XVI che gia’ da cardinale era in prima nel denunciare e combattere la ”sporcizia” nella Chiesa.
Ho seguito il Papa negli Stati Uniti nel 2008 e ogni tappa fu una stazione di Via Crucis, di questo Calvario impervio che a 82 anni compiuti il Pontefice sta ancora salendo caricandosi sulle spalle una croce davvero pesante.
E invece e’ proprio su di lui che si materializza nei media la ricerca del capro espiatorio.
E cosi’ mentre veniva presentata la Lettera le agenzie alternavano alle frasi del Papa le anticipazioni di un giornale tedesco che – nonostante l’estraneita’ di Ratzinger alla vicenda sia gia’ stata acclarata – ritirava fuori la vicenda dell’abate H arrivato da Essen a Monaco. E nei servizi sugli abusi sui ragazzi del coro di Ratisbona, casi che risalgono a oltre 50 anni fa, si continua a tirare in ballo l’anziano mons. George Ratzinger che non c’entra per nulla.
Tutto questo segue un copione gia’ sperimentato dopo la lectio di Ratisbona, l’invito alla Sapienza, la rimozione delle scomuniche ai lefebvriani e la risposta in aereo sull’Aids.
Polemiche feroci che hanno in comune il fatto di essere del tutto sganciate dalla realta’, basate cioe’ su speculazioni e non su quello che il Papa ha effettivamene detto o ha fatto.
Il mondo sarebbe un po’ migliore, se noi media provassimo onestamente a diffondere il suo Magistero a difesa dei bambini e degli ultimi della Terra.