Benedetto XVI racconta le gesta di Maria della Croce, fatta santa ieri. Ha dedicato se stessa a chi vive la terza età
di Andrea Tornielli
Tratto da Il Giornale del 12 ottobre 2009

Tanti anziani soffrono «di molteplici povertà e di solitudine» e sono talvolta abbandonati «dalle loro famiglie». Lo ha ricordato ieri mattina in San Pietro Benedetto XVI, durante la messa per la canonizzazione di cinque nuovi santi, esortando i fedeli presenti a seguirne l’esempio.

Santa Maria della Croce, al secolo Juanne Jugan, ha dedicato gran parte della sua esistenza ad assistere le persone anziane, un servizio quanto mai attuale nelle nostre società che invecchiano a vista d’occhio. Benedetto XVI, con i suoi 82 anni, eletto Papa quando ormai aveva dinanzi a sé la prospettiva di ritirarsi, parla con particolare tenerezza delle persone anziane. Le nostre società, ha spiegato il Pontefice, «devono riscoprire il posto e l’apporto unico di questo periodo della vita», seguendo il «faro» rappresentato dalla nuova santa, che si prese cura non solo delle piaghe e delle sofferenze degli anziani, ma soprattutto «della dignità dei suoi fratelli e delle sue sorelle in umanità resi vulnerabili dall’età, riconoscendo in loro la persona stessa di Cristo». Un rispetto che sarebbe dovuto da tutti, ma che santa Maria della Croce ha portato con gioia alle estreme conseguenze. «Questo sguardo compassionevole sulle persone anziane, attinto dalla sua profonda comunione con Dio, – ha sottolineato il pontefice – Jeanne Jugan l’ha portato nel suo servizio gioioso e disinteressato, svolto con dolcezza e umiltà di cuore, facendosi povera tra i poveri».

All’inizio dell’omelia, Ratzinger ha spiegato ciò che unifica le figure dei nuovi santi, citando il Vangelo del giovane ricco: «Gesù invita i suoi discepoli al dono totale della loro vita, senza calcolo e tornaconto umano, con una fiducia senza riserve in Dio. I santi accolgono quest’invito esigente, e si mettono con umile docilità alla sequela di Cristo crocifisso e risorto. La loro perfezione, nella logica della fede talora umanamente incomprensibile, consiste nel non mettere più al centro se stessi, ma nello scegliere di andare controcorrente vivendo secondo il Vangelo».

Oltre a Jeanne Jugan, sono stati canonizzati Zygmunt Szczesny Felinski, arcivescovo di Varsavia ed eroe dell’insurrezione del 1863; gli spagnoli Francisco Coll y Guitart e Rafael Arnáiz Barón, e il belga Jozef Damiaan de Veuster, morto di lebbra alle isole Hawaii curando i lebbrosi, al quale ha espresso ammirazione anche il presidente americano Obama.

Ricordando de Veuster, Benedetto XVI ha affermato che il suo esempio «ci invita ad aprire gli occhi sulle lebbre che sfigurano l’umanità dei nostri fratelli, e invita – ha detto parlando in lingua fiamminga e francese – a scegliere le buone battaglie, non quelle che portano alla divisione ma quelle che riuniscono».

Alla cerimonia hanno assistito migliaia di fedeli, molti dei quali non hanno potuto entrare in basilica, e i rappresentanti dei cinque Paesi di  origine dei nuovi beati, tra i quali i reali del Belgio, Alberto II e Paola di Liegi e il presidente polacco Kaczynski.