All’udienza generale, Benedetto XVI torna ad illustrare le figure dei grandi autori spirituali del Medio Evo, dopo 20 catechesi dedicate a San Paolo. Giovanni detto Climaco e la “scala per il Paradiso” che indica la “scalata” della vita umana verso Dio.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Fede, speranza e carità sono “l’inizio e la fine del cammino spirituale, la partenza e l’arrivo”, dono di Dio, ma “semplici, non accessibili solo a eroi morali”, sono una vera “scala” per arrivare a Dio. E’ quanto sottolineato oggi da Benedetto XVI che, dopo 20 catechesi dedicate alla figura e all’opera di San Paolo, è tornato a parlare agli ottomila presenti all’udienza generale di oggi di quelli che egli stesso ha definito “i grandi autori spirituali del Medio evo, dell’oriente e dell’occidente” ed in particolare di Giovanni detto Climaco da “climax, la scala, dalla Scala del Paradiso, la sua opera principale, nella quale descrive la scalata della vita umana verso Dio”.
Nato tra le montagne del Sinai, Giovanni visse e raccontò le sue esperienze spirituali. A 16 anni divenuto monaco sul monte Sinai, verso i 20 scelse di vivere da eremita nella localita di Tola, ai piedi del Monte. Ma la sua non era una “fuga dal mondo”, si recò in visita ad alcuni monasteri, fu
nominato superiore del grande monastero del Monte Sinai, che lasciò alcuni anni prima della morte, “nostalgico della vita eremitica”.
La “Scala” è “un trattato completo di vita spirituale, descrive il cammino del monaco, dalla rinuncia al mondo fino alla pefezione dell’amore per Dio”. L’opera è articolata in 30 “gradini”, ognuno dei quali è collegato con il successivo, e può essere divisa in tre parti. Nella prima la “scalata” si esprime nella “rottura col mondo per ritornare alla vera infanzia evangelica, essere come bambini, secono le parole di Gesù”. “Colonne” di questo cammino sono “innocenza, digiuno e castità”. Tutti i “neonati in Cristo” apprendono da queste cose, che permettono all’anima di entrare in comunionecon Dio. Giovanni commenta: “beato colui che ha mortificato la propria volontà fino alla fine, sarà collocato alla destra del Cristo”.
La seconda fase del cammnio è il “combattimento spirituale contro le passioni”. “L’insieme di questi gradini insegna una strategia spirituale”. Giovanni dice che “le passioni non cattive in sé, lo diventono per l’uso cattivo che ne fa la libertà dell’uomo”, “se purificate aprono la via verso Dio”. “La lotta contro le passioni si riveste di positività grazie all’immagine del fuoco dello Spirito Santo, la cui forza assicura la vittoria sulle passioni, per trasformarle alla positività voluta dal Creatore”. “Il fuoco dello Spirito Santo è il fuoco dell’amore e della verità”.
L’ultima parte riguarda “la perfezione cristiana, sono gli strati più alti della vita cristiana, sperimentabile da coloro che sono arrivati alla quiete, alla pace interiore”. Sono sette gradini, dei primi quattro il piu importante è la capacità di discernere, tutto dipende dalle motivazioni profonde, che bisogna vagliare. Si tratta di risvegliare la sensibilità spirituale”. “Dopo Dio dobbiamo seguira la nostra coscienza”.
Ma, a questo punto, ha osservato il Papa, viene “una domanda, l’opera di un monaco eremita di 1500 anni fa può essere di attualità? In un primo momento la risposta sembra no, ma se vediamo più da vicino la sua vita monastica, essa è un segno grande della vita da cristiano, mostra in maiuscolo quanto noi scriviamo giorno per giorno in minuscolo, come vivere da battezzato in comunione con Cristo, con la sua morte e risurrezione”.
Gli ultimi gradini sono dedicati alle virtù. Con la fede in Dio “rinuncio alla mia arroganza, per la quale io stesso devo giudicare e non posso affidarmi agli altri”. Si tratta di “superare l’arroganza di dire io so meglio, qui nel XXI secolo, per entrare con umiltà in questo spazio della fede” e così “entriamo nel mondo di Dio e cresce la nostra anima”.
Le virtù teologali “culminano nella carità, che è l’eros, figura dell’amore matrimoniale dell’anima per Dio. Un’intensa esperienza di questo eros – ha proseguito il Papa, che ha dedicato a questo tema la sua prima enciclica, la ‘Deus caritas est’ – fa avanzare l’anima più della dura lotta con le passioni. Più della lotta, conta questa positività”. E “forza della carità è la speranza”, che è “la porta della carità”, “la sua assenza annienta la carità, grazie ad essa siamo circondati dalla miseriordia di Dio”.
“Solo la speranza – tema della ‘Spe Salvi’, seconda enciclica di Benedetto XVI – ci rende capaci per la carità, con la speranza trascendiamo la realtà di ogni giorno, aspettiamo non il successo di ogni giorno, ma alla fine Dio stesso”, “posssiamo essere buoni con gli altri, senza attendere ricompensa”.
“Nella carita si nasconde il mistero della preghiera, della conoscenza personale di Gesù”, la capacità di “aprire il proprio cuore e imparare da lui la sua bonta e il su amore”. “Adoperiamo – la conclusione di Benedetto XVI – questa scala di fede, speranza e carità, e così arriveremo alla vera vita”.