Benedetto XVI ha inviato un messaggio al nuovo presidente della Repubblica francese Hollande in occasione della sua investitura

ALESSANDRO SPECIALE da Vatican Insider

Il lavoro non dovrebbe “ostacolare” la famiglia ma sostenerla, e la domenica deve rimanere un giorno di riposto, dedicato a “rafforzare i legami familiari”. Papa Benedetto XVI ha scelto l’Udienza Generale in piazza San Pietro, di fronte a circa 11mila pellegrini, per lanciare il suo appello contro il lavoro domenicale, introdotto da poco anche in Italia e contro cui, in Europa, si è formata un’inedita coalizione di sindacati laici e associazioni cattoliche.

L’occasione dell’intervento di papa Ratzinger è stata la Giornata Internazionale delle Famiglie, istituita dall’Onu e che si è celebrata ieri sul tema dell’equilibrio famiglia-lavoro. Quest’ultimo, ha detto il pontefice, “non dovrebbe ostacolare la famiglia, ma piuttosto sostenerla e unirla, aiutarla ad aprirsi alla vita e ad entrare in relazione con la società e con la Chiesa”. Soprattutto, il papa ha auspicato che “la Domenica, giorno del Signore e Pasqua della settimana, sia giorno di riposo e occasione per rafforzare i legami familiari”.

Durante la catechesi, dedicata alla preghiera nelle Lettere di San Paolo, Benedetto XVI ha riflettuto in particolare sulla possibilità, offerta dalla preghiera, di aprirsi, mettendo “il nostro tempo a disposizione di Dio”: “Noi sperimentiamo, più che in altre dimensioni dell’esistenza e della vita cristiana, la nostra debolezza, la nostra povertà, il nostro essere creature, poiché siamo posti di fronte all’onnipotenza e alla trascendenza di Dio”.

Per il papa, “con la preghiera sperimentiamo la libertà donata dallo Spirito: una libertà autentica, che è libertà dal male e dal peccato per il bene e per la vita, per Dio”. Ma questa “libertà dello Spirito” non va mai confusa “né con il libertinaggio, né con la possibilità di fare la scelta del male”. Essa è “frutto dello Spirito”, ovvero “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé. Questa è la vera libertà, poter realmente seguire il desiderio del bene, della vera gioia, della comunione con Dio e non essere oppresso dalle circostanze che ci guidano verso altre direzioni”.

E se a volte nella preghiera “abbiamo l’impressione di non essere ascoltati”, Benedetto XVI ha ricordato che “non c’è grido umano che non sia ascoltato da Dio”: “Proprio nella preghiera costante e fedele – ha aggiunto – comprendiamo con san Paolo che le sofferenze del tempo presente non ostacolano la gloria futura che sarà rivelata in noi”.

Per questo, “la preghiera non ci esenta dalla prova e dalle sofferenze”, ma “ci permette di viverle e affrontarle con una forza nuova, con la stessa fiducia di Gesù”.