Nella festa della Sacra Famiglia, Benedetto XVI riafferma il  valore del matrimonio fra l’uomo e la donna come immagine di Dio e dell’educazione dei figli, non “proprietà” della famiglia”, ma “dono e progetto di Dio”. Un saluto ai partecipanti (un milione) alla messa a Madrid, sul tema “Il futuro dell’Europa passa per la famiglia”, in contrasto con le politiche anti-famiglia del governo spagnolo.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Dio è Trinità, è comunione d’amore, e la famiglia ne è la prima e più immediata espressione. L’uomo e la donna, creati ad immagine di Dio, diventano nel matrimonio ‘un’unica carne’ (Gen 2,24), cioè una comunione di amore che genera nuova vita. La famiglia umana è dunque icona della Trinità sia per l’amore interpersonale, sia per la missione di procreare la vita”. Benedetto XVI ha spiegato così il valore della festa di oggi, la Santa Famiglia, che si celebra nella domenica dopo Natale.

Ai pellegrini radunati in piazza san Pietro per l’Angelus egli ha detto: “I primi testimoni della nascita del Cristo, i pastori, si trovarono di fronte non solo il Bambino Gesù, ma una piccola famiglia: mamma, papà e figlio appena nato. Dio ha voluto rivelarsi nascendo in una famiglia umana, e perciò la famiglia umana è diventata icona di Dio!”.
Il papa ha poi commentato il brano del vangelo della messa di oggi (Lc 2, 41-52) che racconta di Gesù rimasto nel tempio di Gerusalemme e ritrovato dopo tre giorni dai genitori. “Alla madre che gli chiede spiegazioni – dice il pontefice –  Gesù risponde che deve occuparsi delle cose del Padre suo, cioè di Dio (cfr Lc 2,49). In questo episodio il ragazzo Gesù ci appare pieno di zelo per Dio e per il Tempio. Domandiamoci: da chi aveva appreso Gesù l’amore per le “cose” del Padre suo? Certamente dai genitori. E da chi, se non da loro, aveva imparato le preghiere, i comandamenti, il rispetto del sabato e la gioia di praticare i precetti del Signore? E chi, se non suo padre, ‘uomo giusto’ (Mt 1,19), gli aveva insegnato che bisogna obbedire prima a Dio che agli uomini? Dunque, possiamo affermare che la decisione di Gesù di rimanere nel Tempio era anche frutto  dell’educazione ricevuta da Maria e da Giuseppe”.
“Qui – ha aggiunto il papa – possiamo intravedere il senso autentico dell’educazione cristiana: essa è il frutto di una collaborazione sempre da ricercare tra gli educatori e Dio. La famiglia cristiana è consapevole che i figli sono dono e progetto di Dio. Pertanto, non li può considerare come proprio possesso, ma, servendo in essi il disegno di amore del Padre, è chiamata ad educarli alla libertà più grande, che è proprio quella di dire “sì” a Dio per fare la sua volontà. Di questo “sì” la Vergine Maria è l’esempio perfetto. A lei affidiamo tutte le famiglie, pregando in particolare per la loro preziosa missione educativa”.
Benedetto XVI si è poi rivolto ai fedeli e ai vescovi spagnoli che nella Plaza de Lima a Madrid celebrano la messa per la famiglia cristiana, all’insegna del motto “Il futuro dell’Europa passa per la famiglia”. Gli organizzatori confermano che nella capitale spagnola sono radunati almeno un milione di persone. L’incontro stato voluto soprattutto dal vescovo della città, il card. Antonio Maria Rouco Varela  per contrastare le scelte radicaleggianti del governo spagnolo che già da tempo riconosce i matrimoni omosessuali e la possibilità per loro di adottare bambini.
Parlando in spagnolo, il papa ha detto: “una delle maggiori servizi che i cristiani possono dare… è offrire la nostra testimonianza serena e ferma della famiglia fondata nel matrimonio fra un uomo e una donna, salvaguardandola e promuovendola, perché essa è di somma importanza per il presente e il futuro dell’umanità”.
“La famiglia – ha concluso – è la migliore scuola ove si apprende a vivere quei valori che danno dignità alla persona e fanno grandi i popoli. In essa si mettono in comune i dolori e le gioie, sentendosi tutti avvolti dall’amore che regna nella casa per il semplice fatto di essere membri della stessa famiglia”. Foto: CPP