Benedetta Frigerio da Tempi.it

Durante l’Udienza generale Bendetto XVI ringrazia le famiglie per il messaggio di speranza che diffondono «testimoniando che l’amore tra uomo e donna, “per sempre” e aperto alla vita è ancora vivo e possibile».

Porto ancora negli occhi e nel cuore le immagini e le emozioni di questo indimenticabile e meraviglioso evento, che ha trasformato Milano in una città delle famiglie: nuclei familiari provenienti da tutto il mondo, uniti dalla gioia di credere in Gesù Cristo. Sono profondamente grato a Dio che mi ha concesso di vivere questo appuntamento con le famiglie e per la famiglia». Sono le parole di papa Benedetto XVI dopo il VII Incontro mondiale della famiglia che si è conclusa domenica a Milano. Il Papa ha ripercorso le tappe dell’evento nell’Udienza generale di oggi, facendo trapelare il conforto e la gioia ricevuti. Perché «in quanti mi hanno ascoltato in questi giorni ho trovato una sincera disponibilità ad accogliere e testimoniare il “Vangelo della famiglia”». E questo è fonte di grande speranza «perché non c’è futuro dell’umanità senza la famiglia». Benedetto XVI ha ringraziato nuovamente «il cardinale Angelo Scola, i presbiteri e i fedeli tutti, come pure il sindaco e le altre autorità» senza poter «dimenticare l’abbraccio caloroso della folla dei milanesi e dei partecipanti che mi ha accompagnato poi lungo tutto il percorso della mia visita, con le strade gremite di gente».

Durante la prima tappa in Piazza Duomo il Pontefice ha voluto parlare «specialmente alle famiglie più colpite dalla crisi economica e alle care popolazioni terremotate» e poi «al cuore dei fedeli ambrosiani, esortandoli a vivere la fede nella loro esperienza personale e comunitaria, privata e pubblica, così da favorire un autentico “ben-essere”, a partire dalla famiglia, che va riscoperta quale patrimonio principale dell’umanità». Notando anche che «dall’alto del Duomo, la statua della Madonna con le braccia spalancate sembrava accogliere con tenerezza materna tutte le famiglie di Milano e del mondo intero!». Il Papa si è poi recato al Teatro alla Scala per ascoltare le note della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven che parla di fraternità universale. Ma, ha sottolineato Benedetto XVI, proprio «al contrasto tra questo ideale e i drammi della storia, e all’esigenza di un Dio vicino che condivida le nostre sofferenze ho fatto riferimento alla fine del concerto, dedicandolo ai tanti fratelli e sorelle provati dal terremoto». E sottolineando «che in Gesù di Nazaret Dio si fa vicino e porta con noi la nostra sofferenza». Il giorno dopo, nel Duomo gremito di sacerdoti, religiosi e religiose e seminaristi, il Santo Padre ha voluto «ribadire il valore del celibato e della verginità» come «segno luminoso dell’amore per Dio e per i fratelli, che parte da un rapporto sempre più intimo con Cristo nella preghiera e si esprime nel dono totale di se stessi». All’incontro con i cresimandi il Papa ha detto ai ragazzi che anche loro sono chiamati alla santità e ha «rivolto l’appello a dire un “sì” libero e consapevole al Vangelo di Gesù». Benedetto XVI ha poi ricordato l’incontro con le rappresentanze delle autorità istituzionali, degli imprenditori e dei lavoratori, del mondo della cultura e dell’educazione, voluto per «evidenziare l’importanza che la legislazione e l’opera delle istituzioni statali siano a servizio e a tutela della persona nei suoi molteplici aspetti, a cominciare dal diritto alla vita, di cui non può mai essere consentita la deliberata soppressione, e dal riconoscimento dell’identità propria della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna».

Sabato Sera, nel grande parco di Bresso, Benedetto XVI ha poi preso parte alla festa delle famiglie. Qui, ha detto il Papa, «sono stato molto colpito dalle testimonianze toccanti di coniugi e figli di diversi continenti, sui temi scottanti dei nostri tempi: la crisi economica, la difficoltà di conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia, il diffondersi di separazioni e divorzi, come anche interrogativi esistenziali che toccano adulti, giovani e bambini. Qui vorrei ricordare quanto ho ribadito a difesa del tempo della famiglia, minacciato da una sorta di “prepotenza” degli impegni lavorativi: la domenica è il giorno del Signore e dell’uomo, un giorno in cui tutti devono poter essere liberi, liberi per la famiglia e liberi per Dio. Difendendo la domenica, si difende la libertà dell’uomo». Il Papa ha infine parlato della Santa Messa di domenica 3 giugno, conclusiva del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, in cui ha spiegato che «solo l’unione tra uomo e donna è capace di riflettere e realizzare una comunione d’amore e di vita», perché «è così che Dio li creò». Perciò, «ho lanciato un appello a edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia, capaci di riflettere la bellezza della Santissima Trinità e di evangelizzare non solo con la parola, ma per irradiazione, con la forza dell’amore vissuto, perché l’amore è l’unica forza che può trasformare il mondo». Infine il papa ha concluso ancora con parole di «profonda gratitudine per queste magnifiche giornate milanesi», perché «da Milano è stato lanciato a tutto il mondo un messaggio di speranza, sostanziato di esperienze vissute: è possibile e gioioso, anche se impegnativo, vivere l’amore fedele, “per sempre”, aperto alla vita; è possibile partecipare come famiglie alla missione della Chiesa ed alla costruzione della società. Grazie all’aiuto di Dio e alla speciale protezione di Maria Santissima, Regina della Famiglia, l’esperienza vissuta a Milano sia apportatrice di frutti abbondanti al cammino della Chiesa, e sia auspicio di una accresciuta attenzione alla causa della famiglia, che è la causa stessa dell’uomo e della civiltà».