da Avvenire

«È importante riconoscere che la famiglia, così come Dio l’ha costituita – cioè fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna – è il principale soggetto che può favorire una crescita armoniosa e far maturare persone libere e responsabili, formate ai valori profondi e perenni». Purtroppo, però, nell’attuale contesto sociale, “l’istituzione familiare viene messa in discussione, quasi nel tentativo di
disconoscerne l’irrinunciabile valore”. “A subirne le conseguenze – rileva Benedetto XVI in visita alla Repubblica di San Marino – sono le fasce sociali più deboli, specialmente le giovani generazioni, più vulnerabili e perciò facilmente esposte al disorientamento, a situazioni di auto-emarginazione ed alla schiavitù delle dipendenze. Talvolta le realtà educative faticano a dare ai giovani risposte adeguate e, venendo meno il sostegno familiare, spesso essi si vedono precluso un normale inserimento nel tessuto sociale”.

Questo accade in tutta l’Europa ed anche l’antica Repubblica del Titano è chiamata a “confrontarsi con profonde e rapide trasformazioni culturali, sociali, economiche, politiche, che hanno determinato nuovi orientamenti e modificato mentalità, costumi e sensibilità”. Del resto, “anche qui come altrove, non mancano difficoltà e ostacoli, dovuti soprattutto a modelli edonistici che ottenebrano la mente e rischiano di annullare ogni moralità”, sottolinea Benedetto XVI nell’omelia della messa celebrata questa mattina nello stadio di Serravalle, gremito dalla popolazione del piccolo Stato (sono arrivati in 22mila, cioè i due terzi degli abitanti).

Anche nella Repubblica di San Marino, osserva il Papa tedesco, “l’attuale situazione di crisi spinge a riprogettare il cammino e diventa occasione di discernimento; essa infatti pone l’intero tessuto sociale di fronte all’impellente esigenza di affrontare i problemi con coraggio e senso di responsabilità, con generosità e dedizione, facendo riferimento a quell’amore per la libertà che distingue il vostro popolo”.

È un esplicito incoraggiamento quello che Benedetto XVI indirizza alle autorità e ai cittadini di San Marino, alle prese con il passaggio forse più difficile della storia ultramillenaria del piccolo Stato, come hanno detto oggi i Capitani reggenti. Un momento difficile che Ratzinger paragona a quello già attraversato dalla Repubblica del Titano “negli anni successivi al secondo conflitto mondiale sono stati un tempo di ristrettezze economiche, che hanno costretto migliaia di vostri concittadini ad emigrare”.

“È venuto poi – ricorda – un periodo di prosperità, sulla scia dello sviluppo del commercio e del turismo, specie di quello estivo trainato dalla vicinanza della riviera adriatica”. Ed anche ora, per il Pontefice, “non mancano – a San Marino e non solo qui – le forze positive che permetteranno di affrontare e superare l’attuale situazione di difficoltà”. Ma non bisogna lasciarsi condizionare da “un certo smarrimento del senso cristiano della vita e dei valori fondamentali” che ha in parte accompagnato il periodo di relativo benessere economico, raccomanda Benedetto XVI affidando ai capitani reggenti, ai ministri riuniti nel Palazzo Pubblico e a tutta la comunità “il compito di costruire la città terrena nella dovuta autonomia e nel rispetto di quei principi umani e spirituali a cui ogni singolo cittadino è chiamato ad aderire con tutta la responsabilità della propria coscienza personale; e, allo stesso tempo, il dovere di continuare a operare attivamente per costruire una comunità fondata su valori condivisi”, cioè “nella comunanza dei valori civili e con le sue specifiche peculiarità culturali e religiose”, per “scrivere una nuova e nobile pagina di storia e divenga sempre più una terra in cui prosperino la solidarietà e la pace”.

“Si è insinuata – osserva il Papa – la tentazione di ritenere che la ricchezza dell’uomo non sia la fede, ma il suo potere personale e sociale, la sua intelligenza, la sua cultura e la sua capacità di
manipolazione scientifica, tecnologica e sociale della realtà. Così, anche in queste terre, si è iniziato a sostituire la fede e i valori cristiani con presunte ricchezze, che si rivelano, alla fine, inconsistenti e incapaci di reggere la grande promessa del vero, del bene, del bello e del giusto che per secoli i vostri avi hanno identificato con l’esperienza della fede”.

E tra le ombre della società attuale, preoccupa soprattutto proprio “la crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilità psicologica e spirituale dei coniugi, come pure la fatica sperimentata da molti educatori nell’ottenere continuità formativa nei giovani, condizionati da molteplici precarietà, prima fra tutte quella del ruolo sociale e della possibilità lavorativa”. “Solo restando fedeli ai propri valori, invece, “si può costruire una società attenta al vero bene della persona umana, alla sua dignità e libertà, e capace di salvaguardare il diritto di ogni popolo a vivere nella pace”. Per Papa Ratzinger, che lo riafferma nella visita ufficiale alle istituzioni del piccolo stato, “sono questi i capisaldi della sana laicità, all’interno della quale devono agire le istituzioni civili, nel loro costante impegno a difesa del bene comune” così come testimonia la fedeltà di San Marino alle “radici cristiane” che nei secoli “hanno saputo mettere a frutto il grande patrimonio morale e culturale” che caratterizza ancora oggi questa singolare entità statuale.

Da parte sua, ha scandito il Pontefice, “rispettosa della legittima autonomia di cui il potere civile deve godere, la Chiesa collabora con esso al servizio dell’uomo, nella difesa dei suoi diritti fondamentali, di quelle istanze etiche che sono iscritte nella sua stessa natura. Per questo si impegna affinchè le legislazioni civili promuovano e tutelino sempre la vita umana, dal concepimento fino al suo spegnersi naturale. Inoltre, chiede per la famiglia il dovuto riconoscimento e un sostegno fattivo”.

“Impegnatevi per il bene comune”, chiede poi ai 4mila giovani della diocesi di San Marino-Montefeltro riuniti a Pennabilli, sede italiana della chiesa locale. “Lasciatevi illuminare da Cristo e – spiega ai
ragazzi – potrete portare nei diversi ambienti quella novità che può cambiare le relazioni, le istituzioni, le strutture, per costruire un mondo più giusto e solidale, animato dalla ricerca del bene comune. Non cedete – insiste il Papa – a logiche individualistiche ed egoistiche”.

Il discorso – coinvolgente – tocca poi il tema del tramonto di “una delle illusioni prodotte nel corso della storia, quella di pensare che il progresso tecnicoscientifico, in modo assoluto, avrebbe dato risposte e soluzioni a tutti i problemi dell’umanità”.

Benedetto XVI fotografa con parole efficaci la ricerca di senso che accomuna in ogni tempo tutte le generazioni ma che i ragazzi avvertono forse con più urgenza, come testimonia l’episodio evangelico del “giovane ricco” nel quale “possiamo vedere racchiusa l’ampia e variegata esperienza umana che si
apre alla ricerca del significato, del senso profondo della vita”. “La ‘vita eternà alla quale fa riferimento quel giovane del Vangelo non indica solamente la vita dopo la morte, ma manifesta l’esigenza che l’esistenza quotidiana trovi la sua pienezza: l’uomo – infatti – non può vivere senza questa ricerca della verità su se stesso; verità che spinga ad aprire l’orizzonte e ad andare al di là di ciò che è
materiale, non per fuggire dalla realtà, ma per viverla in modo ancora più vero, più ricco di senso e di speranza”.

“Cari amici – conclude infine rivolto ai 4mila ragazzi ma rispondendo così anche al vescovo Luigi Negri che aveva lamentato l’opera devastante dei ‘cattivi maestrì – vi invito a prendere coscienza di questa sana e positiva inquietudine, a non aver paura di porvi le domande fondamentali sul senso e sul
valore della vita”.