La cantautrice torna con il disco «Attraversami il cuore»: «Ho scoperto Dio dopo un periodo buio e pieno di sofferenza. Ora canto libera i sentimenti da un orizzonte più grande»
di Andrea Pedrinelli
Tratto da Avvenire del 30 settembre 2009

«Voglio crescere: nelle canzoni, ma soprattutto aggiustando i dolori del vivere. Grazie alla fede, la mia consolazione più grande». Paola Turci racconta così quello che definisce «punto di svolta». Ovvero, vent’anni dopo l’esordio e successi come B ambini, il primo capitolo di una trilogia di cd inediti: che la vede sempre più svincolata dalle major («Ma il mio obiettivo resta comunicare»), con l’esplicita voglia di dire oglio crescere: nelle solo cose che pesano.

L’album Attraversami il cuore (sette pezzi, più la cover di Dio come ti amo di Modugno) esce venerdì: figlio di un’ispirazione altalenante, contiene però un gioiellino (Sono io) e diversi spunti. Il nucleo – per la prima volta nella carriera della cantautrice romana – è l’amore, umano ed Assoluto: come in E intanto mi sorprendo o Piccola canzone d’amore. «È stato il regalo della fede che mi ha cambiata. Sono arrivata a Dio dopo un periodo di totale buio interiore, e solo ora che l’ho capito penso di saper davvero cantare i sentimenti oltre le ovvietà. Ho orizzonti diversi, vedo una logica superiore, e trovo parole nuove pure per dire del rapporto uomo-donna: anche quando fa male».

Molto nasce dal noto incidente d’auto del ’93, che ha portato la Turci a scrivere dell’esperienza d’ospedale in un libro (Con te accanto, a quattro mani con Eugenia Romanelli). «Quel fatto mi ha dato più di quanto mi abbia tolto. Mi ha indicato altri orizzonti, pure creativi. Nel libro racconto una complicità nata in corsia, interrogandosi sul senso della vita». Nel nuovo album della Turci si fa notare anche La mangiatrice di uomini, provocazione sulla donna-oggetto («Temo per le troppe ragazze che credono solo al talento della bellezza»); mentre in Sono io l’artista – che spesso ha cantato denunce – curiosamente definisce «luoghi comuni» i temi sociali. «Oggi sono a disagio con troppi ideali che non vedo vivere, come la democrazia. Ma nel secondo volume della trilogia tornerò a dare uno sguardo al mondo». E nel terzo? «Interpreterò scritture al femminile, dalla Consoli alla Mannoia, cui ho chiesto di fare l’autrice. Intanto continuo in tour: imparando ogni giorno, con una chitarra e un ballerino. Perché vede, quando debuttai a Sanremo feci scalpore: una ragazza con la chitarra! Ma non la suonavo bene. Ora che, libera dall’industria, vivo il mio mestiere come un’operaia ho invece imparato a suonarla. La uso per parlare alla gente, vi mescolo il mio essere autrice e interprete con l’accompagnare la danza. Una dimensione che spinge a guardare più in alto».