Strauss-Kahn è accusato di un atto criminale e solo un giusto processo dirà quale sia la verità giudiziaria. Ma c’è un’altra verità, culturale e politica, che abbiamo chiamato “questione genitale
di Giuliano Ferrara
Tratto da Il Foglio del 17 maggio 2011

Ora il quotidiano francese Le Monde protesta, in difesa dell’orgoglio francese, contro il circuito o il circo mediaticogiudiziario che ha distrutto la carriera politica del banchiere di sinistra, il socialdemocratico Dominique Strauss-Kahn. Potevano pensarci prima, quando davano addosso a Berlusconi per squinternate festicciole galanti in stile Drive In che la procedura inquisitoria di rito milanese ha trasformato in un racket di prostituzione, in mezzo ai gridolini puritani di Repubblica e dei suoi anacoreti, gli Eugenio Scalfari assaliti dall’Eros mentre denunciano al Salone del libro di Torino l’amore “malato” del loro nemico assoluto. Questi poco pii bovi che danno di cornuto al simpatico asino.

Noi, che puritani non siamo, e in più siamo garantisti, seguiremo con attenzione il giusto processo americano a DSK, e consideriamo le manette esibite alle telecamere un atto poco dignitoso, il segno di un accanimento e di una prurigine penale che speriamo siano messi sotto ferreo controllo dall’avvocato Ben Brafman e dai giornali americani, che di garantismo, al contrario dei nostri e del Monde, sono maestri. A noi le persecuzioni psico-sessuali, gli origliamenti, i guardonismi, la ricerca ossessiva delle prove prima di una vera notizia di reato, non piacciono: e questo è noto. A New York però è stato denunciato un efferato crimine, data, ora, luogo e circostanze sono in evidenza nella testimonianza della presunta vittima, e fino a giudizio avvenuto sarà presunto anche il colpevole. Ma la storia personale di DSK, e altri elementi del contesto, rilanciano la nostra domanda: perché il sesso è andato fuori controllo?

Quelli che la sanno lunga dicono che è sempre stato così. E siamo tutti informati del comando degli istinti sulla ragione, del corpo sull’anima. Ma se l’istituzione universale della pietà cristiana, la chiesa cattolica, si preoccupa, abbagliata dai casi di peccato carnale del clero come una volpe in autostrada, di accertare la natura di un fenomeno che si presenta come “moderno” (leggere il manifesto-denuncia del cardinale Mauro Piacenza sulla “questione genitale” pubblicato da noi giovedì scorso), un pensierino sulla materia bisognerà farselo.

La tesi che a me sembra convincente è la seguente. Tutto si tiene, e il pansessualismo affermatosi in occidente ha un risvolto politico. Gli uomini hanno sempre peccato. Sempre hanno peccato, spesso con un di più di prepotenza, gli uomini che dispongono di forte autorità sugli altri. Ma hanno sempre avuto una remora che ha consentito di custodire i loro torti in una zona grigia abitata da un qualche ritegno: il senso del peccato, il sentimento di un limite congenito al quale è sottoposta la loro libertà.

La zona grigia è cancellata. Il senso del peccato anche. Resta un libertinismo moralmente autorizzato, il cui risvolto è il puritanesimo selettivo e politicamente corretto, senza bellezza e significato, con esiti atrocemente nichilistici quando la libertà pansessualista si fa violenza. All’origine del tutto c’è la consegna dell’amore al sentimento, la sua scissione dall’eros procreativo, la pillola, la distruzione della famiglia, l’aborto e l’indifferenza di genere e le mille altre chicche dei baby boomer. Che è successo al Sofitel, lo vedremo. Cosa è successo a noi, lo sappiamo.