Il Punjab è la provincia con la più alta concentrazione di istituti cattolici

ROMA, domenica, 15 gennaio 2012 (ZENIT.org) – Non c’è alcun miglioramento nelle relazioni tra l’insegnamento privato e l’amministrazione del Punjab, la provincia del Pakistan con la più alta concentrazione di scuole cattoliche del Paese a stragrande maggioranza musulmano. Lo rivela l’agenzia delle Missioni Estere di Parigi, Eglises d’Asie (12 gennaio).

“Non riusciamo a cavarcela e dobbiamo continuamente chiedere aiuto al governo, da quando le scuole ci sono state restituite, specialmente gli istituti di insegnamento tecnico”, dice padre Paul Joseph Leonard, che si dedica da una vita all’educazione cattolica in Pakistan e ha svolto un ruolo essenziale nella restituzione delle scuole confiscate dallo Stato.

Sono anni ormai che le scuole sono state restituite alla Chiesa ma ciononostante – così rivela Eglises d’Asie – gli effetti della nazionalizzazione continuano a pesare negativamente sulla qualità dell’insegnamento. Ancora più preoccupante è il fatto che gli istituti privati, già costretti a sostenere delle spese considerevoli, devono oggi far fronte alle incessanti procedure e seccature burocratiche da parte del governo.

Nel 1972, l’allora primo ministro Zulfiqar Ali Bhutto ordinò la nazionalizzazione di tutte le scuole e collegi gestiti dalla Chiesa nel Sindh e nel Punjab (l’ultima provincia accoglie circa l’80% della popolazione cristiana del Paese nonché la maggior parte degli istituti privati). A partire dagli anni ’90, le scuole sono state gradualmente restituite, dopo lunghe e costose trattative, senza alcun compenso economico governativo.

Nel 2011, dopo ripetute richieste dei responsabili cristiani al governo del Punjab di compiere la sua promessa e di restituire le scuole, l’amministrazione locale si è impegnata a completare il processo di denazionalizzazione (37 istituti cattolici e 19 protestanti) ma in cambio del pagamento di cauzioni elevate. Nel 2004, i vescovi cattolici e protestanti del Punjab sono stati costretti a fare nuovi passi, questa volta presso il primo ministro pakistano Shaukat Aziz. Infatti, a dispetto dei versamenti cauzionali già versati, molti istituti cristiani erano ancora nelle mani delle autorità provinciali.

All’inizio di questo nuovo anno, la Chiesa non ha potuto ancora recuperare alcune delle sue scuole, come a Lahore, dove il segretario esecutivo dell’Ufficio dell’Educazione Cattolica, Shanti Maxwell, lamenta il degrado di un istituto considerato prestigioso prima prima di essere nazionalizzato. “Oggi, l’intero edificio sta cadendo a pezzi. Cerchiamo di recuperare la struttura, ma il governo sostiene che non abbiamo i documenti necessari. I terreni adiacenti, non mantenuti, sono ugualmente in uno stato disastroso”.

Secondo Eglises d’Asie, il panorama non cambia nella diocesi di Islamabad-Rawalpindi. “La qualità dell’educazione ha molto sofferto durante la nazionalizzazione e oggi in queste scuole che sono state abbandonate a se stesse, c’è anche poco coinvolgimento da parte sia dei docenti che degli studenti”, dice William John, segretario esecutivo.

In fine, le scuole cattoliche restituite soffrono la mancanza di fondi governativi, creando timori di dover chiudere i battenti. Nel 2009, molte scuole hanno avuto grandi difficoltà per conformarsi alle nuove norme rilasciate dalle autorità del Punjab. A causa del deterioramento della sicurezza nel Paese, tutte le scuole – pubbliche e private – dovevano essere circondate da filo spinato, un muro alto due metri con le telecamere di sorveglianza, con guardie armate all’ingresso, detettori di metallo e scanner. Mentre la provincia ha pagato per le scuole pubbliche, quelle private non hanno beneficiato di alcun finanziamento, pur essendo costrette a rispettare le nuove linee guida, pena la chiusura.

Oltre ai problemi finanziari, le scuole cristiane del Punjab devono affrontare delle discriminazioni a causa della progressiva islamizzazione. Nel 2005, il ministro dell’Educazione del Punjab, Imran Masood, aveva tuttavia detto ai responsabili dell’educazione cattolica di Lahore: “Noi non vi consideriamo degli stranieri. Le vostre scuole sono le nostre scuole (…) e noi crediamo che le minoranze debbano partecipare a pieno titolo alla formazione della nostra Nazione (…). Per favore, aprite scuole superiori ed università. Noi vi daremo molto volentieri tutti i permessi necessari e vi restituiremo tutte le scuole che ancora non lo sono ancora state”. Ma nel 2006, nonostante le sue promesse, il governo ha reso obbligatorio per gli istituti secondari del Paese “l’insegnamento dell’islam e dell’arabo (l’islamiyat) come materia principale, e della morale per i non musulmani”. Una misura rapidamente denunciata dalle minoranze come altamente discriminatoria.

Nel 2009, una nuova riforma che mirava ad integrare le madrasa o scuole coraniche ha concluso il processo di islamizzazione del sistema educativo, rendendo obbligatoria l’istruzione dell’islamiyat a tutti i livelli scolastici di tutte le scuole. Da allora, la Chiesa cattolica, le organizzazioni in difesa dei diritti umani ed osservatori internazionali non hanno smesso di denunciare l’incostituzionalità di questi programmi e l’“intolleranza religiosa” promossa nei libri di testo.

A queste discriminazioni si sono aggiunti dei sequestri fuori luogo da parte della Provincia del Punjab di immobili e strutture gestite dalla Chiesa. Martedì scorso, il governo ha fatto radere al suolo un complesso gestito congiuntamente dalla Chiesa cattolica e da Caritas Pakistan a Lahore (cfr. ZENIT, 12 gennaio).

Mercoledì 11 gennaio, migliaia di cristiani hanno protestato a Lahore, bloccando le strade che conducono al complesso, per denunciare le “manovre criminali” da parte delle autorità e le “violazioni dei diritti delle minoranze religiose”.