Il responsabile per le Minoranze Bhatti fa suo l’appello del Papa. Ergastolo a due musulmani

Tratto da Avvenire del 12 gennaio 2011

Islamabad. La controversa legge sulla blasfemia in vigore in Pakistan «deve essere emendata» per evitare il massacro della minoranza cristiana nel Paese. È quanto ribadisce, in un’intervista ad Aki­Adnkronos International, il ministro delle Minoranze pachistano, Shahbaz Bhatti, in riferimento all’appello lanciato lunedì da Benedetto XVI che ha chiesto l’abrogazione della legge. «Non possiamo permettere l’oltraggio di religioni o personalità religiose – sottolinea il ministro, di fede cattolica – ma gli estremisti islamici hanno abusato di questa legge per colpire le minoranze». Bhatti sottolinea, quindi, che la legge sulle minoranze «serve come pretesto per atti di ingiustizia e violenza». Il ministro parla quindi del caso Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte sulla base della controversa legge sulla blasfemia perché sospettata di avere insultato il profeta Maometto. «Vogliamo continuare a tutelare gli interessi dei cristiani – precisa Bhatti – e vorremmo permettere ad Asia Bibi di uscire di carcere». Secondo Bhatti, inoltre, le recenti manifestazioni di massa dei partiti islamici in Pakistan non mettono in discussione la volontà del Partito del Popolo Pakistano (Ppp), del presidente Asif Ali Zardari, di emendare la legge sulla blasfemia e salvare la vita di persone come Asia Bibi. Le dichiarazioni di Bhatti giungono nello stesso giorno in cui un tribunale anti-terrorismo di Muzaffargarh, nel Pakistan centrale, ha condannato due musulmani all’ergastolo per blasfemia. I due sono stati riconosciuti colpevoli di avere calpestato dei manifesti che pubblicizzavano un evento islamico e contenevano versetti islamici. In Pakistan non è ancora stata eseguita alcuna sentenza capitale in relazione alla legge sulla blasfemia, nonostante sia prevista. la scorsa settimana, però, un estremista musulmano ha ucciso il governatore del Punjab, Salman Taseer, per le critiche che egli aveva rivolto alla controversa legge.