Monsignor Shaw rivela: «A Nur Muhammad Goth, vicino a Karachi, il personale di una Ong privata ha lasciato senza viveri tre famiglie. Sono gli estremisti che fomentano l’odio» Un anno fa i primi pogrom contro la comunità di Gogra
di Lucia Capuzzi
Tratto da Avvenire del 15 settembre 2010

Si trova a Roma per qualche settimana, ma il suo pensiero non riesce a staccarsi dal Pakistan. Un Paese in ginocchio, stremato dalle peggiori alluvioni degli ultimi ottant’anni. Il tono calmo di monsignor Sebastian Shaw, vescovo di Lahore, non riesce a nascondere la commozione quando descrive i fiumi di fango che travolgono case e villaggi. E i volti segnati dalla paura e dal dolore dei milioni di profughi, rimasti senza rifugio. La tragedia – che ha colpito 21 milioni di pachistani – si è «accanita con particolare brutalità sulle minoranze religiose». Ovvero cristiani e indù.

In che senso monsignor Shaw?
In Pakistan, le discriminazioni verso le minoranze religiose esistono da sempre. In molti campi e a molti livelli. I cristiani – ma anche gli indù –, ad esempio, hanno difficoltà a ottenere un lavoro, a trovare posto in una scuola, solo per citare i casi più comuni. L’immane catastrofe umanitaria che ha colpito il Pakistan ha toccato tutti. Per i cristiani, però, al dolore generale, si è aggiunto quello di vedersi rifiutare, spesse volte, assistenza e soccorso.

Può raccontarci qualche episodio?
Purtroppo ce ne sono stati tanti. Nella zona di Karachi, a Nur Muhammad Goth, il personale di una Ong locale musulmana ha rifiutato di consegnare il cibo a tre famiglie cristiane. Gli operatori hanno detto loro chiaramente: “Ai cristiani non diamo niente”. Me l’hanno raccontato le suore, il sacerdote e vari volontari che lavorano nell’area. Alla fine, le famiglie disperate sono state assistite dalle religiose che le hanno sfamate. Episodi simili mi sono stati riferiti anche in altri villaggi del Punjab, come Sialkot, Narowal e Kasur. Non è colpa del governo: le autorità cercano di soccorrere tutti. Dipende dall’atteggiamento del personale di molte Ong private islamiche. Non si tratta, poi, di fatti nuovi. I cristiani, ripeto, sono da sempre discriminati. Ad esempio, proprio a Kasur, un anno fa, c’era stato già un pogrom contro alcune famiglie cattoliche. Lo stesso, poco dopo, si verificò anche a Gogra dove due chiese furono date alle fiamme e sette persone uccise, senza alcuna ragione.

Da che cosa pensa che dipenda quest’odio nei confronti dei cristiani che ha radici antiche?
Credo che il fattore religioso spieghi solo in parte le vessazioni a cui sono sottoposti i cristiani. O meglio, la religione viene strumentalizzata da gruppi integralisti islamici per fomentare l’odio contro una comunità che ha la “colpa” di avere acquisito nel tempo una buona posizione economico­sociale. È questa la vera ragione della rabbia anticristiana. Gli estremisti non perdonano alla comunità – che un tempo era molto povera – di essere riuscita  a migliorare la sua posizione. A prezzo, per altro, di un duro lavoro. Dietro la manipolazione della religione, dunque, si nasconde una profonda rivalità – o meglio, direi “invidia” – economica e sociale.

Nelle ultime settimane sono state denunciati anche casi di “inondazioni guidate” verso i villaggi più poveri per proteggere le terre dei latifondisti…
Sono fatti di dominio pubblico in Pakistan. La tv ha dato più volte la notizia.

Lahore è stata colpita dalle inondazioni?
La città è stata risparmiata dalla furia dell’acqua. I villaggi circostanti, però, no. La diocesi e la Caritas stanno inviando aiuti e assistenza per alleviare le sofferenze dei colpiti. Non vedo l’ora di tornare, la settimana prossima, per continuare a dare una mano.