Che fine ha fatto il promesso ministero per le relazioni interreligiose?
di Giacomo Galeazzi
Tratto da Vatican Insideril 27 luglio 2011

«Che fine ha fatto il promesso ministero per le relazioni interreligiose?», chiede Propaganda fide al governo pakistano. Attraverso l’agenzia della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, viene lanciato l’allarme per «la libertà religiosa sotto l’ombra dell’estremismo islamico». Il rapporto pubblicato dall’Organizzazione non governativa «Christian Solidarity Worldwide» (CSW) descrive una «situazione constatata in Pakistan», perciò la Santa Sede, attraverso «Fides», da un lato chiede al governo urgenti interventi per fermare le false accuse di blasfemia, i discorsi che incitano all’odio, e l’impunità per gli atti di violenza sulle minoranze religiose; dall’altro invita l’esecutivo a investire risorse ed energie per migliorare le relazioni interreligiose e promuovere una autentica e globale riforma del sistema educativo nel paese.

La libertà religiosa in Pakistan è condizionata «dalle ombre oscure dell’estremismo islamico», ma anche dall’intolleranza, dall’illegalità e dalle impunità crescenti nel paese.

Un quadro inquietante contenuto nel nuovo rapporto «Pakistan: Religious freedom in the shadow of extremism”» che monitora la condizione dei cristiani nel mondo, con particolare attenzione ai diritti umani e alla libertà religiosa. All’interno della Chiesa pakistana commentano favorevolmente il Rapporto e chiedono: «Che fine ha fatto il nuovo ministero federale per i rapporti interreligiosi, promesso dal Primo Ministro Gilani, dopo aver abolito il ministero federale dedicato alle minoranze religiose». E aggiungono: «E’ l’ennesima promessa non mantenuta? Un Ministero federale è utile a tenere alta l’attenzione sulla discriminazione e sulle limitazioni alla libertà religiosa che ogni giorno subiscono le comunità cristiane e le altre minoranze del Pakistan».

Il rapporto di CSW ricorda gli omicidi motivati dall’odio religioso che hanno colpito nel 2011 Salmaan Taseer, Governatore del Punjab, e il cattolico Shahbaz Bhatti, Ministro Federale per le Minoranze religiose. Ma la violenza religiosa, nota l’Ong, non ha risparmiato santuari islamici sufi e il gruppo degli «ahmadi», considerati una setta islamica: tutte le minoranze stentano ad avere giustizia e il rispetto dei loro diritti fondamentali. «Resta una forte distanza fra la politica del governo verso le minoranze religiose e la realtà di vita di tali gruppi nella società pakistana», si puntualizza ricordando anche il forte impatto negativo della cosiddetta «legge della blasfemia» sulle minoranze.

CSW dichiara che continuerà a sollecitare il governo e la comunità internazionale perché sia presto istituito un nuovo ministero federale che curi e tuteli gli affari delle minoranze religiose, garantendo il reale rispetto della libertà religiosa in Pakistan. Per l’arcivescovo di Lahore, Lawrence Saldanha, dopo la morte quattro mesi fa del ministro Shahbaz Bhatti (ucciso il 2 marzo scorso per la sua opposizione alla legge sulla blasfemia e la difesa di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per questa ragione) le minoranze religiose del Paese, private di un “grande leader”, sono “oppresse, represse e depresse”. Il presule ha affermato che l’omicidio del Ministro Federale per le Minoranze ha mostrato come i partiti religiosi estremisti stiano guadagnando terreno su un Governo “molto debole”.

L’Arcivescovo, presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici del Pakistan, ha confessato che i 2, 5 milioni di cristiani del Paese sono ora sempre più esposti alla violenza e alle intimidazioni da parte di persone “la cui mentalità si sta concentrando progresssivamente su una forma estremista di islam”. “L’omicidio di Shahbaz Bhatti significa che abbiamo perso un grande leader della nostra comunità, che è stato al nostro fianco e ha articolato le preoccupazioni e le paure della nostra gente”, ha detto l’Arcivescovo Saldanha parlando da Lahore all’associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS). “Ora non abbiamo un leader”. “La nostra gente è piuttosto depressa”, ha evdienziato il presule. “Teme per il futuro, più di prima”. “Le persone si percepiscono come cittadini di seconda classe. Non possiamo parlare. Ci sentiamo oppressi, repressi e depressi”. Accusando il Governo di aver fallito nell’opporsi in modo efficace al fondamentalismo, ha affermato che la situazione ora è “precaria”.

“I partiti religiosi hanno esercitato grande pressione sul Governo, che è molto debole e non può opporsi alla minaccia dell’estremismo”. Il presule ha quindi descritto Bhatti come “un uomo di grande integrità che aveva le sue opinioni e vi restava fedele”, e ha aggiunto di dubitare fortemente che chiunque gli succeda avrà lo stesso coraggio e la stessa determinazione nella difesa dei diritti delle minoranze. Bhatti è stato ucciso a Islamabad. Alcuni uomini a volto coperto gli hanno sparato mentre lasciava la casa della madre per recarsi a una riunione di gabinetto.

I leader cattolici hanno sottolineato come la morte di Bhatti sia un duro colpo a meno di due mesi dall’assassinio di Salman Taseer, Governatore dello Stato del Punjab, da parte della sua guardia del corpo.

Entrambi si erano espressi contro le leggi sulla blasfemia, che impongono condanne a morte o pena dell’ergastolo in casi di mancanza di rispetto per il profeta Maometto e il Corano. L’Arcivescovo Saldanha ha anche descritto l’aumento delle misure di sicurezza per gli edifici cristiani, affermando che la sua Cattedrale del Sacro Cuore di Lahore è sotto sorveglianza da parte della polizia con telecamere, barriere di cemento, sacchi di sabbia e mura perimetrali. “Sembra Fort Knox”, ha commentato. Prima del 1986 non vi erano in Pakistan denunce di blasfemia e dopo si sono verificati in 20 anni circa 1. 000 casi, mentre 70 persone, accusate solo di blasfemia, sono state vittime di esecuzioni extragiudiziali.