L’Express Tribune aveva diffuso la notizia secondo cui il ministro per le minoranze religiose Shahbaz Bhatti sarebbe stato ucciso da cristiani per rivalità interne alla famiglia, invece che da fondamentalisti islamici
di Rodolfo Casadei
Tratto da Tempidel 12 agosto 2011

L’Express Tribune si scusa con la famiglia di Shahbaz Bhatti. Il giornale pakistano aveva diffuso la notizia secondo la quale l’omicidio di Shahbaz era da attribuire a rivalità interne alla famiglia e non a fondamentalisti islamici, che hanno rivendicato l’assassinio. Nell’edizione di oggi la direzione del giornale si è scusata pubblicamente con la famiglia Bhatti.

Si è svolta ieri non solo in Pakistan, ma in tutto il mondo, la Giornata nazionale delle minoranze religiose pakistane, istituita un anno fa dal defunto ministro federale per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti [1], assassinato il 2 marzo scorso da estremisti islamici [1] (l’organizzazione Tehrik-i-Taliban rivendicò il delitto) nei pressi della residenza di famiglia a Islamabad. In molte città pakistane si sono celebrate Messe e momenti di preghiera per onorare la memoria del ministro cattolico, che ha dato la vita «per difendere la libertà religiosa, la parità di diritti, la visione laica del Pakistan sancita dal fondatore Ali Jinnah nel 1947», come ha dichiarato il deputato regionale del Punjab nonché membro del Comitato centrale dell’All Pakistan Minorities Alliance (Apma) Tahir Naveed Chaudry, che è anche il responsabile dell’associazione per le indagini sulla morte del ministro. La data dell’11 agosto fu scelta da Shahbaz Bhatti perché essa coincide con quella di un importante discorso di Ali Jinnah all’assemblea costituzionale nel 1947 alla vigilia della dichiarazione d’indipendenza del Pakistan, nel quale sottolineava che il nuovo paese avrebbe dovuto rispettare pienamente i diritti delle sue minoranze religiose non musulmane.

Una delegazione di esponenti delle gerarchie religiose e di uomini politici appartenenti alle minoranze è stata ricevuta dal presidente pakistano Asif Ali Zardari, che ha voluto organizzare un momento istituzionale per celebrare la ricorrenza e per onorare la memoria di Shahbaz Bhatti. Tuttavia a causa dell’assassinio ancora impunito del ministro e dell’abrogazione del ministero federale per le Minoranze religiose avvenuta poche settimane fa, esponenti dei gruppi interessati hanno ribattezzato la giornata di quest’anno “black day”.

Eventi e celebrazioni si sono svolte anche in molte città italiane: l’Associazione dei Pakistani Cristiani in Italia ha organizzato Messe nelle quali si è pregato per il Pakistan a Milano, Palermo, Firenze, Parma, Foggia, Campobasso, Telese e Fidenza. A Roma appuntamento alle ore 18.30 nella basilica di San Bartolomeo, consacrata ai Nuovi Martiri da Giovanni Paolo II. Lì, presso l’altare dei martiri asiatici, è conservata una Bibbia appartenuta a Shahbaz Bhatti, donata a tutto il popolo cristiano, in memoria della ricerca della pace, dalla famiglia del ministro.

A Milano la Messa si è celebrata presso la chiesa di Santa Maria dei Miracoli presso S. Celso, dove sono conservate le spoglie di uno dei primi martiri cristiani in terra ambrosiana: il soldato romano Celso, perito durante le persecuzioni volute da Nerone. Alla celebrazione ha partecipato l’europarlamentare Mario Mauro, capogruppo della delegazione italiana del Partito popolare europeo. «La commemorazione del Black Day» ha dichiarato Mauro, «riveste quest’anno un significato particolare se consideriamo che in questi giorni si sta cercando, addirittura, di mettere in dubbio che i mandanti dell’omicidio di Shahbaz Bhatti possano essere i fondamentalisti. Non solo si nega la persecuzione dei cristiani, ma si cerca di addossare la responsabilità della morte di Bhatti ad altri cristiani. La più grande violenza è la menzogna, la più grande battaglia è l’affermazione della verità».

All’inizio di ogni Messa è stata data lettura integrale del testamento spirituale di Shahbaz Bhatti [2], nel quale il ministro dice di sé: «Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora – in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan – Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire».