KÖNIGSTEIN, martedì, 5 maggio 2009 (ZENIT.org).- Non si placano gli attacchi contro i cristiani nel mondo. In Pakistan una bambina cristiana di appena 9 anni, Nisha Javid, è stata rapita, stuprata da più uomini e uccisa per poi essere gettata in un canale. A quasi un mese dall’accaduto, nessuno è ancora stato arrestato.

Nisha Javid, ricorda un comunicato dell’associazione caritativa cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre inviato a ZENIT, stava camminando vicino casa quando è scomparsa. I genitori hanno subito iniziato a cercarla, ma dopo due giorni, mentre anche la polizia stava effettuando le ricerche, il suo cadavere è stato ritrovato in un canale non lontano dalla sua abitazione, nel villaggio di Essangri, fuori Jaranawala, Faisalabad.

L’autopsia ha rivelato che la bambina era stata sottoposta a uno stupro di gruppo ed è morta in seguito a ripetuti colpi alla testa.

La polizia è stata accusata di mancanza di azione e di rifiutarsi di individuare gli aggressori nonostante le prove raccolte.

P. Yaqub Masih, parroco di Jaranwala, ha affermato che la gente del luogo è “molto triste”. La madre di Nisha si sta ammalando per il dolore, il padre non riesce più a lavorare e dedica tutta la giornata a cercare di ottenere giustizia per la morte della figlia collaborando con la polizia e gli avvocati.

Il parroco ha anche sottolineato l’impatto dell’accaduto sui cristiani. “Se non viene fatto niente, dove possono essere sicuri i nostri bambini? Ognuno si sente insicuro e ha paura”, ha dichiarato.

Il crimine è avvenuto il 9 aprile, Giovedì Santo, e i cristiani ritengono che sia stato un insulto alla loro fede.

“La nostra gente è molto povera e non ha status nella società – ha spiegato p. Masih –. Cosa può fare per difendersi?”.

“L’azione di polizia è stata molto lenta”, ha aggiunto, ricordando che le forze dell’ordine sono state accusate pubblicamente di corruzione.

La morte di Nisha è avvenuta dopo un attacco sventato per poco contro i cristiani a Jaranawala, provocato dalle accuse contro un uomo che avrebbe danneggiato uno striscione che conteneva parole del Corano, contravvenendo alle controverse leggi sulla blasfemia in vigore in Pakistan.

Nel frattempo, a Karachi, quattro persone tra cui un bambino di 11 anni sono state ferite in attacchi contro i cristiani che hanno avuto luogo il 22 aprile.