Fu il primo prete afro-americano della Chiesa cattolica negli Usa A Chicago verso l’apertura dell’iter per il processo di beatificazione
di Giorgio Bernardelli
Tratto da Avvenire del 17 giugno 2010

I suoi genitori lavoravano come schia­vi in una piantagione del Missouri; così sul registro di battesimo non fi­gura nemmeno il suo nome, ma quello del padrone. E anche quando – anni do­po e a Guerra di secessione ormai finita – maturò la vocazione al sacerdozio, nel suo Paese non trovò un Seminario di­sposto ad accogliere un ragazzo nero. Solo a Roma, a Propaganda Fide, nel 1886 poté diventare padre Augustine Tol­ton, il primo prete afro-americano del­la Chiesa cattolica degli Stati Uniti. Una figura che presto potrebbe anche salire alla gloria degli altari.

L’arcivescovo di Chicago, il cardinale Francis George, ha infatti avviato le pro­cedure per aprire la causa di beatifica­zione per padre Tolton. Una notizia ac­colta con gioia dalla comunità cattolica afro-americana. E che – per una coinci­denza suggestiva – arriva proprio dalla metropoli di Barack Obama, il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti.

È davvero una vicenda singolare quella di padre Augustine. Nacque nel 1854 a Brush Creek, nel Missouri, uno degli Sta­ti schiavisti. Quando scoppiò la guerra di secessione il padre scappò dalla pianta­gione per andare al fronte a combattere (e morire) con le truppe unioniste di A­bramo Lincoln; la madre – insieme ad Augustine e ai due fratelli – attraversò in­vece il Mississippi per raggiungere Quincy, nell’Illinois dove la schiavitù e­ra stata abolita. Eppure non sarebbe sta­ta lo stesso facile la vita per Tolton: gli ri­servò il lavoro fin da piccolo nella fab­brica di sigari, i pregiudizi duri a mori­re. Ma anche l’incontro con un parroco che volle far studiare quel ragazzo. E la scoperta di quella vocazione, ancora «troppo ardita» per gli Stati Uniti del 1870.

Di fronte alle porte chiuse dei Semina­ri, però, i sacerdoti di Quincy non si ar­resero. Fino a ottenere l’ammissione del giovane Tolton al Collegio Urbano, il Se­minario di Propaganda Fide, la congre­gazione missionaria a Roma. Qui il figlio degli ex-schiavi studiò per sei anni, con­vinto che sarebbe stato destinato a par­tire per l’Africa. E invece subito dopo l’ordinazione – avvenuta in San Giovan­ni in Laterano la notte di Pasqua del 1886 – arrivò il colpo di scena: con una scelta straordinariamen­te profetica per quei tempi il cardinale prefetto di Propa­ganda Fide Giovanni Simeo­ni lo rimandò nella sua dio­cesi dicendogli: «Se gli Stati Uniti non hanno ancora vi­sto un prete nero è tempo che ne vedano uno».

Non fu, però, una missione facile per padre Tolton. A Quincy era sta­ta aperta nel frattempo una chiesa per la pastorale dei neri a cui il novello sa­cerdote si dedicò con entusiasmo. Ma presto in città arrivò un nuovo parroco. E ricominciarono le incomprensioni di sempre: gli disse che lui avrebbe dovu­to occuparsi solo dei parrocchiani di co­lore. Alla fine la situazione divenne tal­mente insostenibile da spingere padre Augustine a cambiare diocesi: la sua fa­ma cominciava a diffondersi nella co­munità afro-americana e così l’arcive­scovo di Chicago lo volle nella grande città. Con lui la chiesa di Santa Monica diventò la «parrocchia nazionale dei ne­ri». Si spese senza riserve per i più pove­ri che già allora vivevano nei quartieri dormitorio delle periferie. E tra i suoi be­nefattori c’era anche Katharine Drexel, la figlia di un magnate che più tardi a­vrebbe lasciato le sue ricchezze per fon­dare la congregazione delle Suore del Santissimo Sacramento, al servizio de­gli ultimi. Padre Tolton morì a Chicago nel 1897, consumato dal suo ministero, a soli 43 anni. Volle essere comunque se­polto nel cimitero della parrocchia di Quincy. Là dove nella risposta al Signo­re che chiama, il figlio degli schiavi ave­va trovato la libertà più grande.