di Andrea Tornielli Tratto da Il Giornale dell’8 settembre 2009

«Sono convinto che il dialogo tra la Chiesa e il governo continuerà». Padre Livio Fanzaga, la «voce» di Radio Maria, gettonatissimo network cattolico dell’etere ascoltato quotidianamente dalle Alpi al profondo Sud, invita a guardare avanti.

«Quanto accaduto in questi giorni – confida al Giornale – mi ha profondamente addolorato. E vorrei ricordare che si deve a Dino Boffo l’aver trasformato Avvenire in un quotidiano di qualità e sostanza, autorevole e capace di fare sintesi delle varie anime del cattolicesimo italiano».

Il tema del giorno è il rapporto tra la Chiesa e la politica. Come la pensa? «I cristiani sono nel mondo ma non sono del mondo. La Chiesa ha sempre avuto un rapporto critico verso ciò che appartiene al mondo, verso la politica e l’economia. Non a caso proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) il Papa a Viterbo ha invitato i cristiani a impegnarsi in politica, ma con il Vangelo in mano. Dunque non ci sarà mai un partito che riesca a soddisfare in tutto e per tutto la Chiesa e per questo essa non potrà mai identificarsi con alcun partito. Detto questo c’è potere e potere. Ci sono stati poteri negli ultimi due secoli – penso alla Rivoluzione francese, al comunismo e al nazismo – che sono entrati in conflitto con la Chiesa. Oggi la democrazia è l’ambito nel quale la Chiesa si muove meglio, perché la Chiesa è una realtà di popolo e fa sentire la sua voce, senza imporre nulla, ma proponendosi come luce, sale, lievito, anima della società. Non dobbiamo mai dimenticare che i diritti umani, oggi espressione laica, sono germogliati alla luce del Vangelo».

Come vede il rapporto cattolici-politica oggi in Italia? «Credo che la vicenda di questi giorni sia dolorosa, ma ritengo sia un errore valutarla come uno scontro tra la Chiesa e il governo. Sono convinto che i rapporti tra la Chiesa e l’esecutivo rimangano buoni, pur non mancando punti di attrito, ad esempio sull’immigrazione, tema sul quale sarebbe necessario eliminare certe asprezze dal ddl sulla sicurezza, cercando soluzioni che, pur tenendo conto delle paure dei cittadini, meglio si coniughino con l’accoglienza, la solidarietà e i diritti dei migranti. Il cardinale Bagnasco si è incontrato con Bossi e Calderoli, dunque il dialogo continua. La Chiesa non può fare altro che dialogare, con questo come con qualsiasi altro governo…».

Ha parlato degli attriti. Quali sono, invece, le consonanze con l’attuale maggioranza? «Alla Chiesa stanno indubbiamente a cuore alcune leggi. Penso a quella sul fine vita, che è fondamentale perché riguarda la dignità dell’uomo. Ci sono varie proposte di legge e ce n’è una già approvata dal Senato che, pur non essendo perfetta, corrisponde maggiormente alle nostre attese. Altre proposte, di altre parti politiche, non lo sono. Si tratta solo di un esempio. Vorrei ricordare che con il governo Prodi rischiavano di passare i Dico, vale a dire un riconoscimento delle unioni omosessuali. Mi sembra che sui temi riguardanti la vita e la famiglia con l’attuale governo vi sia molta più sintonia che con il precedente».

In questi ultimi mesi si è discusso molto del rapporto moralità pubblica e moralità privata, in merito alle note vicende del premier. Che cosa ne pensa? «La Chiesa non può non insegnare costantemente la morale naturale e i dieci Comandamenti. Qualche anno fa, al tempo di Mani Pulite, si insisteva molto sul settimo (non rubare), oggi l’attenzione è sul sesto (non commettere atti impuri). La Chiesa li insegna, li propone a tutti, invita tutti alla conversione. E facendolo, invita anche se stessa, i suoi appartenenti, a convertirsi. In Gesù vi sono due aspetti che convivono: la totale intransigenza nei confronti del peccato, la più grande misericordia per i peccatori. È per questo che nel mio quotidiano commento alla stampa non ho mai citato questa o quella persona, specie se certe denunce dei suoi comportamenti venivano fatte a scopo politico».