di Nirmala Carvalho
Il presidente del Consiglio globale dei cristiani indiani, Sajan K George, denuncia: “Niente aiuto legale, niente fondi, neanche una casa per le vittime delle violenze religiose. Il governo intervenga, prima che sia troppo tardi”.

Udaigiri (AsiaNews) – I cristiani del distretto di Kandhamal “sono ancora vittime innocenti di intimidazioni e violenze. Il governo non fa nulla per aiutare la loro riabilitazione, dopo le violenze religiose del 2008, e continuano a vivere nella paura. D’altra parte, le migliaia di denunce che hanno sporto contro i loro assalitori non sono servite a nulla: i colpevoli di quel massacro sono ancora in circolazione per lo Stato dell’Orissa”.

È la denuncia del presidente del Consiglio globale dei cristiani indiani, Sajan K George, che segue da anni la situazione dei cristiani perseguitati in India. Il Consiglio, che unisce cattolici e protestanti, fornisce aiuto legale e materiale alla popolazione colpita dalla persecuzione.

Parlando ieri davanti ai media locali, George ha aggiunto: “C’è bisogno di un sistema che aiuti i  fedeli a tornare alla vita normale. Hanno bisogno di un lavoro e di una casa, dato che per evitare la morte i cittadini di 14 villaggi sono scappati e ora vivono nelle tende. Deve intervenire il governo, anche per fare giustizia”.

Le violenze, esplose nel distretto di Kandhamal nell’estate del 2008, hanno provocato vittime sia nel clero che fra i fedeli. Sono state distrutte, con false accuse di proselitismo, chiese e scuole gestite dai cristiani locali, che sono poi stati costretti dalla comunità indù ad abbandonare le proprie terre per cercare rifugio altrove.

Nel corso degli scontri sono state distrutte 5.347 case e 75 persone hanno perso la vita in nome della loro religione o etnia. Oltre 50mila persone sono state costrette a emigrare, diventando rifugiati in patria. Subito dopo gli scontri, le vittime hanno presentato 3.232 denunce in diverse stazioni di polizia del distretto. Di queste soltanto 832 sono state accettate: 89 persone sono state condannate a pene lievi, mentre altre 251 sono state rilasciate immediatamente.