di Andrea Sartori (Insegnante) da Protagonosti Per L’Europa Cristiana

Un articolo di Andrea Morigi su “Libero” porta alla luce diversi aspetti di quella che potrebbe essere l’ora alternativa di religione musulmana: ora che farebbe comunque un torto alle altre minoranze religiose.

Cosa insegnerebbe un professore di religione musulmano in un’ora di islam? E perché poi allora un’ora di islam e non una di buddhismo, induismo, ebraismo o cristianesimo ortodosso? Queste sono le domande che dovrebbe porsi il viceministro Urso.
Andrea Morigi, su “Libero”, sviscera quello che potrebbe essere una possibile ora di religione islamica. Va detto innanzitutto che uno dei problemi starebbe nel trovare un interlocutore all’interno del mondo musulmano: anche solo prendendo in esaame l’islam sunnita, maggioritario (lo sciismo, per certi versi più simile al cattolicesimo per la presenza di una sorta di clero, è alquanto minoritario, essendo la comunità iraniana in Italia molto ridotta) ci troviamo dinanzi ad una frammentarietà di scuole, interpretazioni che vanno dal jiahdismo al sufismo. Morigi prende in esame il “catechismo” dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii), legata alla corrente fortemente politica dei Fratelli Musulmani e che da anni cerca di accreditarsi come un ico interlocutore con lo Stato. L’opera adottata dall’Ucoii è un manualetto intitolato: “Il cammino verso l’islam” di Muhammad Sulaiman al-Ashqar, nella traduzione di Abduljalil Randellini. Morigi prende in esame alcune parti. Ad esempio, quando si parla di uno dei cinque pilastri dell’islam, la cosiddetta “zakat” o elemosina legale, il manulaetto scrive: “La zakat viene pagata per i poveri e i bisognosi, i pellegrini, la propagazione dell’Islàm o per i preparativi di guerra”. Morigi si sofferma in particolare sui “preparativi di guerra” che ci devono certo preoccupare, ma che riprenderemo dopo. C’è invece un altro particolare, a nostro avviso non meno importante, che va sottolineato: l’elemosina deve andare a beneficio solo dei musulmani.
Per noi, cresciuti in una cultura cristiana, è ovvio che l’elemosina vada a chiunque. Gesù Cristo, quando ha comandato di fare del bene, non ha imposto di controllare il certificato di battesimo: e se in passato anche nel cristianesimo vi sono stati esempi di “razzismo religioso” (come nell’aberrante dottrina del “malicidium”) esse sono da considerare deviazioni da un Vangelo che comanda di amare ogni uomo indistintamente: Madre Teresa di Calcutta o i missionari comboniani non fanno distinzioni di fede. Uomini e donne come don Andrea Santoro, ucciso da un fanatici turco, o Annalena Tonelli, uccisa in Somalia, beneficarono, in nome di Cristo, quasi esclusivamente dei musulmani. E andando indietro abbiamo anche l’esempio del vescovo spagnolo Bartolomé De Las Casas, il quale difese gl indios “pagani” dalle angherie deo conquistadores “cristiani”, così come quei padri gesuiti immortalati da Roland Joffé nello splendido film “Mission” con Robert De Niro e Jeremy Irons. Anche in altre religioni, e segnatamente nel buddhismo, è presente il concetto di compassione verso ogni uomo, o addirittura verso ogni essere vivente: il sovrano buddhista Asoka arrivò addirittura ad estendere la pietà verso ogni forma di vita.
Invece il catechismo islamico prevede che l’elemosina vada solo a favore dei musulmani. I poveri di altre religioni sono “uomini di serie B”. Questo è nella mentalità islamica per cui il solo musulmano è l’uomo “perfetto”, i cristiani, gli ebrei e gli zoroastriani sono monosteisti “imperfetti”, che possono continuare a praticare il loro culto dopo aver pagato un’apposita tassa e essersi sottomessi a diverse restrizioni, gli atei e gli apparttenenti a religioni non monoteiste perdono il loro diritto alla vita se non si convertono. E questo è razzismo religioso, meno appariscente riguardo tutti i capitoli sulla guerra, è sottinteso in questa frase. Certo, la frase sulle spese per i “preparativi di guerra” deve preoccupare, visto che l’islam divide il mondo in “Dar al islam”, vale a dire casa dell’islam, e “Dar al harb”, cioè casa della guerra, ovvero tutti i territori dei non musulmani in cui è lecito portare l’islam anche tramite la spada. Esiste anche una casa della tregua (Dar al hudna) con la quale si è stabilito un trattato temporaneo. Ma è ovviamente solo temporaneo, in quanto tutto il mondo andrà, con la spada o con la predicazione, convertito.
Andrea Morigi cita a questo proposito anche il sito islam.huda.it, dove si trova la seguente affermazione: “L’espressione ‘sul sentiero di Dio’ include ogni sorta di carità e i giuristi non hanno esitato a cominciare dall’equipaggiamento militare per la difesa dell’Islam, poiché lotta unicamente per stabilire il Regno di Dio su questa terra”. Il contrasto con la risposta di Cristo a Pilato “Il mio Regno non è di questo mondo” non potrebbe essere più eloquente.
Bertrand Russell scriveva correttamente a questo proposito: “Tra le religioni, il bolscevismo deve essere considerato insieme al maomettanismo, piuttosto che insieme al cristianesimo e al buddhismo. Il cristianesimo e il buddhismo sono principlamente religioni personali, caratterizzate da dottrine mistiche e amore per la contemplazione. Il maomettanismo e il bolscevismo sono pratici, sociali, non spirituali, impegnati a conquistare l’impero di questo mondo”.
E anche il comando di non uccidere non è assoluto, come nei Vangeli e nei Sutra: non si deve uccidere “a meno che non ricorrano motivi legali”. Uno dei peccati da non commettere è “disertare il campo di battaglia nella lotta sulla via di Allah”.
Ora, è evidente che tali insegnamenti siano un’istigazione all’odio religioso e un’esaltazione della guerra. Cioè tutto ciò che si sta cercando di evitare nell’insegnamento nelle scuole di Stato.
Poi l’ora di islam pone un altro problema: i musulmani non solo gli unici non cattolici in Italia. Lo nota Massimo Introvigne sempre su “Libero” e lo ha fatto notare per radio il docente di islamistica Khaled Fouad Allam. Dare una preminenza, tra i non cattolici, ai musulmani, significa discriminare tutti gli altri, considerati come poco significativi, proprio mentre cresce l’immigrazione da Paesi di cultura cristiano-ortodossa, buddhista, induista o sikh. Per non parlare delle comunità ebraiche, presenti da due millenni sul nostro territorio. Anche per tali motivazioni un’ora di islam resta un’ipotesi non accettabile.