Ieri c’è stato il 9° suicidio del 2010 nella fabbrica, che produce componenti per la Apple. La ditta risponde che rispetta i diritti dei lavoratori e apre le porte alla stampa. Ma operai parlano di lavoro alienante e di una disciplina quasi militare.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – E’ un operaio di 19 anni che si è gettato giù ieri dal 5° piano del dormitorio, l’ultimo suicidio tra i lavoratori della fabbrica Foxconn di Longhua (Shenzhen), il 9° nel 2010. Oggi Terry Gou, fondatore e presidente del Foxconn Technology Group, ha aperto le porte della fabbrica ai giornalisti, per rispondere alle critiche di media e autorità.

Li Hai, giovane diplomato dell’Hunan, lavorava per la Foxconn da appena 42 giorni. Testimoni oculari lo hanno visto saltare giù. Nella camera è stato trovato un suo scritto dove dice che c’è una grande differenza tra le aspirazioni lavorative e la realtà e che era sotto pressione per problemi familiari.

E’ l’11° tentativo di suicidio dell’anno nella Foxconn, con due sopravvissuti; il precedente appena il 22 maggio, un operaio di 21 anni. L’alto numero di morti suscita allarme e dibattito nell’opinione pubblica, ma i dirigenti dell’azienda rispondono che le condizioni lavorative sono come quelle di tutte le fabbriche della zona: lunghi turni di lavoro, straordinario in pratica obbligatorio nei periodi di maggior lavoro, poche occasioni di divertimento, riposando nei dormitori e della ditta e mangiando a mensa per risparmiare. Una vita certo non bella, ma non più alienante che in  tutte le fabbriche cinesi.

Pechino ha espresso “preoccupazione” e ha invitato la ditta di Taiwan a monitorare le condizioni di lavoro.Ma alcuni operai hanno spiegato al quotidiano South China Morning Post che sono sottoposti a lunghi turni di lavoro sotto una disciplina quasi militare. Un’operaia di 21 anni del Guangxi dice che deve lavorare dalle 8 di mattina alle 8 di sera per 6 giorni la settimana, alzandosi alle 6,30 di mattina e camminando per un’ora dal dormitorio alla fabbrica “perché non ci sono autobus-navetta”. “Nel luogo di lavoro – prosegue – l’atmosfera è così rigida e deprimente che per le 12 ore di lavoro non possiamo parlarci, altrimenti i supervisori ci rimproverano. Abbiamo solo 30 minuti per il pranzo e solo 10 minuti per andare al bagno”. “Se non rispetti in modo rigido tutte le regole dell’azienda, i controllori ti richiamano e ti rimproverano anche più volte nel giorno, senza alcun rispetto”.

Un’altra operaia di 22 anni dell’Hunan osserva che la catena di montaggio si muove troppo veloce e lei deve controllare migliaia di schede-madri ogni giorno, per un salario di appena 2mila yuan mensili (circa 220 euro). “La Foxconn –dice- paga sempre con regolarità e ci fornisce pasti e alloggio gratis. Ma sento la vita vuota e lavoro come una macchina”.

La Foxconn è la maggiore azienda mondiale per parti di computer e manifatture elettroniche, la fabbrica di Longhua produce parti per l’iPhone e l’iPod della Apple. L’ondata di suicidi ha persino causato il crollo del valore del titolo, sceso del 50% nell’anno. Le autorità hanno inviato un gruppo di esperti degli uffici per la tutela dei lavoratori e la sanità, per compiere accertamenti. L’azienda ha posto 300 guardie di sicurezza per prevenire altri suicidi e i lavoratori saranno fatti parlare con psichiatri.

Nonostante i suicidi, la Foxconn rimane un lavoro ambito e quando fa assunzioni si presentano  migliaia di candidati.

Esperti osservano che la percentuale di suicidi è persino inferiore alla media nazionale di 16 suicidi per 100mila lavoratori, dato che la fabbrica di Shenzhen ha oltre 400mila dipendenti.

La fabbrica sta adottando contromisure, come mettere reti di sicurezza intorno agli edifici per rendere difficile il suicidio o far sottoscrivere agli operai un impegno formale a non uccidersi.

Intanto la Apple teme la pubblicità negativa sui suoi prodotti e annuncia ispezioni. Anche altri grandi clienti della Foxconn, come la Dell e la Nokia, promettono interventi.