Passa al vaglio della Camera la proposta di legge coi voti dei democratici e di Scelta civica. Contrari Pdl e Lega. Si astengono Sel e M5S che attaccano il primo firmatario per un subemendamento «salvavescovi».

da www.tempi.it 

La proposta di legge sull’omofobia è passata alla Camera coi voti di Pd e Scelta Civica. Sel e M5S si sono astenuti. Contrari Lega e Pdl (con l’eccezione di Giancarlo Galan, che ha dato voto favorevole). 228 favorevoli, 57 contrari, 108 astenuti. Ora la palla passa al Senato, dove, secondo Enrico Costa (Pdl), «questa legge-manifesto sarà corretta».
La discussione in aula è stata molto confusa e il clima si è scaldato a tal punto che dai banchi dei grillini si è attaccato pesantemente il primo firmatario Ivan Scalfarotto, accusandolo di esibire la sua omosessualità «come un feticcio» e solo a fini elettorali (opinioni omofobe?, ndr). Alcuni grillini, al termine delle dichiarazioni di voto, si sono baciati.
Il voto dei deputati era segreto, ma gli interventi in aula hanno consentito di individuare con precisione i vari orientamenti dei partiti.
Fino a un certo punto della discussione in aula, sembrava essersi formata una maggioranza formata da Pd, Sel e M5S. Contrari Lega e Pdl che, con il capogruppo Renato Brunetta, aveva spiegato che il partito di Silvio Berlusconi non avrebbe votato «un testo del genere» perché un emendamento, a firma Walter Verini (Pd), ha esteso ai reati fondati sull’omofobia o transfobia le aggravanti previste dalla legge Mancino.
Poi, però, è stato approvato (sì 256, no 228) un subemendamento proposto da Gregorio Gitti di Scelta Civica. Subemendamento appoggiato da Scalfarotto, ma fortemente criticato da Sel e M5S, che l’ha definito «subdolo». Fortemente critici anche i pidiellini Alessandro Pagano («creerà solo equivoci») e Eugenia Roccella che l’ha definito «non sufficiente».

IL BARATTO PD-SC. L’emendamento dice che «ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente», «ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei princìpi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni».
L’emendamento Gitti – che segnava il compromesso tra Pd e Sc, e che ha incassato il sì della Lega – era avversato dalla sinistra perché, a loro dire, “svuota la legge”, tanto che lo hanno definito «salvavescovi» e «vergogna».
Dal Pdl l’emendamento è stato osteggiato perché nella sua formulazione ambigua può essere interpretato in vari modi, anche opposti (in altri termini e volgarizzando: si possono esprimere opinioni, ma solo all’interno di singole organizzazioni, scuole e ospedali, non all’esterno).

IL SOSTEGNO DEI GRILLINI. Prima dell’approvazione dell’emendamento il movimento Cinque Stelle di Grillo aveva dato «sostegno incondizionato» alla legge proposta da Scalfarotto (l’altro promotore, Antonio Leone, Pdl, si è dimesso ieri). Nella mattina l’aula aveva bocciato alcuni emendamenti proposti da alcuni deputati del Pdl, dalla Lega Nord e da Fratelli d’Italia in cui si chiedeva l’eliminazione del primo e unico articolo della proposta di legge sull’omofobia. Ma i “no” erano stati 395, i sì 73, gli astenuti 39.

UNA LEGGE IDEOLOGICA. Brunetta aveva cercato una mediazione, ma aveva anche detto che «il Pd che vuole una legge ideologica e di bandiera, identitaria, ideologica, diretta non a tutti i cittadini ma ai propri elettori. Al Pd non importa che agli italiani arrivi un messaggio chiaro e unanime contro gli atteggiamenti omofobi, importa solo rivendicare il proprio ruolo, anche se questo può mettere a rischio la legge». E poi aveva aggiunto di essere consapevole che il suo partito sarebbe stato tacciato di «omofobia latente, che si cercherà di scaricare su di noi la rottura dell’accordo che invece ha voluto e sta volendo, Dio non voglia, il Pd: ma noi non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno, e al paese, ai cittadini abbiamo già dimostrato come, nei fatti, abbiamo contrastato questi atteggiamenti odiosi».