L’Italia un paese intollerante? Dove i gay sono visti con diffidenza e discriminati? Falso. Al netto dell’acida propaganda ideologica, che ci vorrebbe «omofobi», l’Italia appare come un paese sereno e accogliente. Tre italiani su quattro, oggi, non sono ostili nei confronti della persone omosessuali e meno di uno su cinque li ritiene un problema. Siamo dunque in larga misura un paese tollerante, almeno quanto Francia e Gran Bretagna. Anzi, i transalpini dichiaratamente ostili sono in numero maggiore.

A dimostrarlo è un’indagine condotta a livello mondiale, in ben 39 paesi di tutti i continenti, dal Pew Research Center. Una ricerca che riserva alcune conferme e parecchie sorprese, dando un’energica spallata a non pochi luoghi comuni.

L’Italia, per cominciare. Abituati a stazionare nelle retrovie delle claffisiche mondiali d’ogni genere, stavolta occupiano una lusinghiera ottava posizione (in rimonta). Ad accettare serenamente le persone omosessuali è il 74% della popolazione; meno sereno è ancora il 18; il rimanente 8 non ritiene di dover esprimere alcun parere. Tanti, pochi? Osserviamo i paesi che possiamo considerare analoghi al nostro. La Francia, continuamente elevata a modello di tolleranza e laicità, ha il 77% di favorevoli ma il 22 di contrari; l’evoluta Gran Bretagna 76 e 18 (come noi). Tollerantissime sono invece la Germania, 87 e 11, e addirittura al primo posto mondiale troviamo un paese latino, la Spagna, con 88 e 11.

E gli Stati Uniti? Il grande paese dove uno stato dopo l’altro stanno introducendo il matrimonio gay? Dove lo stesso Obama spinge in quella direzione? A quanto pare, gli Usa non sono soltanto San Francisco, Hollywood, le grandi metropoli e le élite intellettuali vicine al presidente. Il dato, all’apparenza sorprendente, è di appena un 60% di cittadini che guardano senza astio all’omosessualità, con un ragguardevole 33 dichiaratamente ostile. Ben diverso quanto accade nel vicinissimo ma diversissimo Canada, al terzo posto mondiale con il suo 80 e 14, posizione (dietro a Spagna e Germania) condivisa con la Repubblica Ceca.
Al quinto posto troviamo l’Australia; l’Argentina è il nostro gemello, con il 74% di cittadini sereni e appena qualche inquieto in più, 21. Ma l’America Latina appare tutt’altro che omogenea, con il 60-36 del Brasile e il precipizio del Salvador, 34-62.

Dove non sembrano emergere sorprese né contraddizioni è in Africa (la società sudafricana è un caso a parte) e nei paesi islamici, con l’abisso di Nigeria (1-98: vita durissima per gli omosessuali) e Pakistan (2-87: idem). Neppure Egitto, Tunisia e Indonesia superano il 5% di cittadini che dichiarano di «accettare» l’omosessualità.

Ma i dati più interessanti, forse, emergono dal confronto con un’analoga indagine del 2007. I non ostili agli omosessuali in Italia sono aumentati del 9%: tantissimo, il quarto maggior incremento a livello mondiale. A dire il vero gli Usa, pur bassini, sei anni fa erano appena al 49%. La maggioranza delle società dei 39 paesi esaminati cresce in tolleranza, com’è prevedibile. La vera sorpresa è trovare all’ultimo posto, con un drastico calo dei favori del 6%, la nostra cugina Francia. Proprio mentre il governo Hollande spinge per far passare il matrimonio gay, tra le resistenze di un’ampia porzione di società, l’accoglienza dell’omosessualità cala dall’83 al 77%. Una coincidenza?

Un altro luogo comune a saltare è che le forti radici religiosi inducano sempre inimicizia nei confronti dei gay. La Spagna, dove la pratica religiosa è ancora molto diffusa e le radici religiose sono comunque salde, è al primo posto della tolleranza. Il “religioso” Israele è di difficile lettura, perché spaccato in due: tolleranti i laici, ostili gli ultra-ortodossi. La Cina non è sicuramente da considerare “religiosa”, eppure gli amichevoli si fermano al 21%. Messico e Brasile sono attestati al 60%. E le indubbiamente cattoliche Filippine sono ai livelli europei, con il 73% di “amicizia”. Forse la religione è meno determinante di quanto spesso voglia farci credere chi ama dipingere la fede come intollerante e liberticida.

Che alcuni paesi stiano cambiando più rapidamente e profondamente di altri è suggerito dai confronti per gruppi di età. In Italia, la differenza tra under 29 e over 50 è marcata (86% di favorevoli i primi, 67 i secondi: ben 19 punti). Pochi paesi hanno una forbice tanto ampia.

di Umberto Folena da www.avvenire.it